Sabato 19 settembre

Settimana della 3 domenica dopo il martirio – Sabato

Questo Sabato ha un tema molto riconoscibile e al quale tengo molto, perché mi sembra educhi ciascuno di noi: il tema della decima. Lo riprendo sinteticamente senza commentare le singole scritture.

Vangelo

Lc 12, 32-34
 Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore».

Deuteronomio

Dt 14, 22-29
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse: «Dovrai prelevare la decima da tutto il frutto della tua semente, che il campo produce ogni anno. Mangerai davanti al Signore, tuo Dio, nel luogo dove avrà scelto di stabilire il suo nome, la decima del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio e i primi parti del tuo bestiame grosso e minuto, perché tu impari a temere sempre il Signore, tuo Dio. Ma se il cammino è troppo lungo per te e tu non puoi trasportare quelle decime, perché è troppo lontano da te il luogo dove il Signore, tuo Dio, avrà scelto di stabilire il suo nome – perché il Signore, tuo Dio, ti avrà benedetto –, allora le convertirai in denaro e, tenendolo in mano, andrai al luogo che il Signore, tuo Dio, avrà scelto e lo impiegherai per comprarti quanto tu desideri: bestiame grosso o minuto, vino, bevande inebrianti o qualunque cosa di tuo gusto e mangerai davanti al Signore, tuo Dio, e gioirai tu e la tua famiglia. Il levita che abita le tue città, non lo abbandonerai, perché non ha parte né eredità con te. Alla fine di ogni triennio metterai da parte tutte le decime del tuo provento in quell’anno e le deporrai entro le tue porte. Il levita, che non ha parte né eredità con te, il forestiero, l’orfano e la vedova che abiteranno le tue città, mangeranno e si sazieranno, perché il Signore, tuo Dio, ti benedica in ogni lavoro a cui avrai messo mano».

1 Corinzi

1Cor 9, 13-18
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, non sapete che quelli che celebrano il culto, dal culto traggono il vitto, e quelli che servono all’altare, dall’altare ricevono la loro parte? Così anche il Signore ha disposto che quelli che annunciano il vangelo vivano del vangelo. Io invece non mi sono avvalso di alcuno di questi diritti, né ve ne scrivo perché si faccia in tal modo con me; preferirei piuttosto morire. Nessuno mi toglierà questo vanto! Infatti annunciare il vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il vangelo senza usare il diritto conferitomi dal vangelo.

La decima, come ben ci insegnava la lettura veterotestamentaria, è stato introdotta per sostenere le esigenze del culto e le esigenze della carità. Da un lato dovevano essere “retribuiti” i leviti che, non avendo parte all’eredità come le altre tribù di Israele, dovevano avere una fonte di sostentamento; dall’altra si doveva provvedere ai poveri, secondo un istituto preciso che potremmo dire assomiglia molto al lavoro della Caritas odierna.

Fermiamoci sul tema del culto. È chiaro che il culto ha le sue esigenze: luoghi, suppellettili, paramenti, necessità pratiche, hanno il loro costo. Non è possibile pensare che il culto sia senza costi! È compito, è dovere del credente, sostenere il suo luogo di culto! Questa è la consapevolezza del credente antico. Questa consapevolezza è molto meno presente nel credente moderno e specialmente nei giovani.

Rimango sempre molto perplesso quando si hanno delle pretese nei confronti della Chiesa, che, pure e nonostante tutto, viene sempre in aiuto a coloro che chiedono realtà spirituali, sacramenti ed anche cose materiali. Rimango perplesso perché mi pare che ci sia una vera e propria “pretesa” e non il gusto di una “richiesta” che sa di rispetto, che profuma di umiltà, che è intrisa di attenzione per il mistero di Dio. Queste sono le cose che vorrei vedere! Cose che si percepiscono da come uno chiede, ma anche dal senso di vicinanza che uno è disposto a dare.

Da un’offerta dovrebbe poter essere percepito il senso di partecipazione che uno ha nella sua comunità. Se io amo la comunità che mi ha generato alla fede, se io frequento la casa di Dio che è la mia parrocchia, nella quale chiedo ricordi per i vivi e i defunti, o i sacramenti, o qualche altra realtà materiale o spirituale che sia, io devo poi mettermi a servizio di questa comunità, a disposizione di questa comunità, a sostenere questa comunità alla quale mi rivolgo per i miei bisogni. Molto bene e molto opportunamente papa Francesco ha più volte detto che ogni realtà che si chiede alla chiesa, specialmente se di natura spirituale, non può e non deve avere una tassa. Credo che tutti siamo d’accordo. Non c’è molto da discutere su questo principio intelligente, vero, inattaccabile. Vorrei però che ciascuno si rendesse conto che le esigenze del culto hanno una loro richiesta. Una chiesa bella, calda, accogliente, pulita, illuminata e nella quale magari c’è anche sempre qualcuno a cui rivolgersi in un momento in cui i sacerdoti sono pochi e non sempre presenti in chiesa, fa piacere a tutti, ma è un ambiente che va costruito insieme così e va mantenuto così nella corresponsabilità di tutti.

Per noi

Viene spontaneo che tutti ci chiediamo:

  • Come manteniamo la nostra chiesa?
  • Che sostegno economico diamo ai nostri sacerdoti?

Anche si questa seconda domanda vorrei che riflettessimo. Tutti noi, come sapete bene, siamo sostenuti dal “ufficio per il sostentamento del clero”, che ottiene fondi per finanziarsi dall’ 8 per mille. Se ci fossero più offerte per il sostegno dei sacerdoti, viene da sé che sarebbe di molto ridotta la quota di questo 8 per mille da destinare al sostegno dei sacerdoti. Pare che, in Italia, si faccia un po’ fatica a capire questa semplice verità e che tutti, con la scusa che “tanto c’è l’8 per mille”, lasciamo un po’ perdere il tema del sostentamento del clero e della vicinanza economica alla Chiesa.

Sarà un’espressione di immaturità o una giustificazione per il generale disinteresse per questi temi?

2020-09-11T14:57:24+02:00