Settimana della 1 domenica di Avvento – Mercoledì
Vangelo
Mt 9, 9-13
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Andando via di là, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
La sapienza della misericordia.
Non tutti, non sempre, non abbastanza, siamo disposti ad entrare nella logica della sapienza della misericordia e delle sue conseguenze. Come quel giorno. Quel giorno in cui il Signore, con sapienza, chiama Matteo. Quel giorno che diventa anche il tempo in cui San Matteo, con sapienza, risponde. Quel giorno in cui il Maestro, con sapienza, accetta di pranzare nella casa di un peccatore convertito, perché altri vedano, ascoltino, capiscano, si convertano, imitino Matteo nella nuova via intrapresa. Quel giorno in cui l’insipienza di altri diventa critica, mormorazione, accusa. Come si fa ad accettare che un maestro frequenti la casa dei peccatori? Come si fa ad ammettere che vi sia sapienza in uno che condivide il pasto con loro? Condividere il pasto, per la cultura ebraica, significa approvare la vita dei commensali. Che sapienza è questa? Risponde il Signore per sempre e per tutti: “misericordia io voglio, e non sacrificio”. Sapienza rivelata che insegna che la misericordia di Dio ha sempre la meglio sul giudizio, sulla parola, sul pettegolezzo… Sapienza rivelata che insegna che occorre forza per convertirsi, passione per la verità, capacità di rendere omaggio al Signore. Sapienza rivelata che insegna che chi segue il Signore non ha nulla da temere. Sono le persone chiuse in sé stesse, sono i criticoni, sono i pettegoli che non comprendono questa logica e che nemmeno potranno avere parte a quella misericordia di cui pure avrebbero bisogno e che rifiutano con le loro scelte. Ecco la sapienza della misericordia. La sapienza che rivela che il Signore chiede questo, vuole questo. All’uomo è chiesto di riconoscere questa misericordia donata per potervi accedere.
Geremia
2, 1-9
Lettura del profeta Geremia
In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Va’ e grida agli orecchi di Gerusalemme: Così dice il Signore: Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto, in terra non seminata. Israele era sacro al Signore, la primizia del suo raccolto; quanti osavano mangiarne, si rendevano colpevoli, la sventura si abbatteva su di loro. Oracolo del Signore. Udite la parola del Signore, casa di Giacobbe, voi, famiglie tutte d’Israele! Così dice il Signore: Quale ingiustizia trovarono in me i vostri padri per allontanarsi da me e correre dietro al nulla, diventando loro stessi nullità? E non si domandarono: “Dov’è il Signore che ci fece uscire dall’Egitto, e ci guidò nel deserto, terra di steppe e di frane, terra arida e tenebrosa, terra che nessuno attraversa e dove nessuno dimora?”. Io vi ho condotti in una terra che è un giardino, perché ne mangiaste i frutti e i prodotti, ma voi, appena entrati, avete contaminato la mia terra e avete reso una vergogna la mia eredità. Neppure i sacerdoti si domandarono: “Dov’è il Signore?”. Gli esperti nella Legge non mi hanno conosciuto, i pastori si sono ribellati contro di me, i profeti hanno profetato in nome di Baal e hanno seguito idoli che non aiutano. Per questo intenterò ancora un processo contro di voi – oracolo del Signore – e farò causa ai figli dei vostri figli».
La sapienza della misericordia è anche quella che viene citata da Geremia. “Dove c’è il Signore” c’è misericordia. Lo dice con chiarezza grande, il testo che abbiamo ascoltato. Dove si pensa di essere già al sicuro, dove l’invocazione del nome del Signore è una tradizione, dove c’è formalismo e ritualità, lì non ci può essere incontro con la misericordia di Dio. La misericordia suppone un cammino e un incontro personali, non automatismi o appartenenze formali. Geremia comprende bene che molti, in Israele, si lamentano perché Dio non compie più i grandi segni di un tempo e dà la ragione di tutto questo: “manca la fede!” Non si crede più al Dio dei padri, non si crede più alla sua grande misericordia, non si crede più alla sua opera. Come potrebbe Dio riproporre i grandi prodigi del passato in un clima di questo genere? L’accusa è durissima: “i dottori della legge non mi hanno conosciuto, i pastori si sono ribellati a me, i profeti hanno profetato in nome di Baal…”. Come dire: poiché non si crede più alla logica della misericordia, ecco Dio non la può manifestare. È una contro sapienza dell’uomo quella che vorrebbe già sapere tutto e che vorrebbe spiegare tutto. È sapienza di Dio rivelare ad un mondo peccatore la sua misericordia per richiamare l’uomo alla verità dell’esistenza nella fede.
Amos
Am 5, 10-15
Lettura del profeta Amos
Così dice il Signore Dio: «Essi odiano chi fa giuste accuse in tribunale e detestano chi testimonia secondo verità. Poiché voi schiacciate l’indigente e gli estorcete una parte del grano, voi che avete costruito case in pietra squadrata, non le abiterete; voi che avete innalzato vigne deliziose, non ne berrete il vino. So infatti quanto numerosi sono i vostri misfatti, quanto enormi i vostri peccati. Essi sono ostili verso il giusto, prendono compensi illeciti e respingono i poveri nel tribunale. Perciò il prudente in questo tempo tacerà, perché sarà un tempo di calamità. Cercate il bene e non il male, se volete vivere, e solo così il Signore, Dio degli eserciti, sarà con voi, come voi dite. Odiate il male e amate il bene e ristabilite nei tribunali il diritto; forse il Signore, Dio degli eserciti, avrà pietà del resto di Giuseppe».
Così si esprime anche la sapienza del profeta Amos. Il profeta invoca come la giustizia sociale sia un criterio per dire quanto si crede alla misericordia di Dio e quanto ci si affida ad essa. Purtroppo il profeta vede attorno a sé un popolo che non ama più il Signore, che non si lascia più richiamare dalla sua Parola, né, tantomeno, dalla sua grande misericordia. Vede un popolo che ha perso la sua sapienza, ha perso il contatto con la Parola di Dio che lo richiamava ai valori, ed ecco l’ingiustizia dilaga, perché ciascuno pensa al suo interesse, chiama male il bene e bene il male. Ecco il senso dell’invito del profeta: se si ricomincerà a tornare ad un atteggiamento sapiente, se il male comincerà ad essere indicato come male, e il bene ricercato come bene, la sapienza di Dio brillerà di nuovo tra gli uomini e sarà portatrice di vera giustizia nel mondo. Viceversa la sapienza non potrà rivelarsi e l’uomo sarà perennemente nella condizione di chi è lontano da Dio, sperimentandone tutte le conseguenze.
La Sapienza ci invita a:
- Entrare nella logica di chi chiede misericordia e non sacrificio;
- Ricercare la misericordia di Dio lì dove essa si mostra;
- Cercare nella giustizia sociale uno dei segni che indicano il cammino dell’anima che si lascia coinvolgere da Dio nella sua rivelazione.
Provocazioni di sapienza
- Quale segno di misericordia vorrò dare oggi? A chi? Che segno vorrei ottenere, per me?
- Dove c’è il Signore, lì c’è la misericordia. Dove vedo la presenza di segni di misericordia che mi dicono che lì c’è Dio?
- Che concetto ho della giustizia sociale e come cerco di viverla?
Preghiera alla Sapienza
Dio, Padre di misericordi infinita, donaci di aderire alla logica della misericordia, senza compromessi e senza esitazioni. Per Cristo nostro Signore. Amen