Martedì 19 maggio

Settimana della sesta domenica di Pasqua – Martedì

Vangelo

Gv 14, 1-6
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

Il vangelo di oggi, che è la continuazione di quello di ieri, ci permette non solo di comprendere l’evento della vita di Cristo al quale ci stiamo preparando, l’Ascensione, ma anche cosa questo mistero ricorda alla nostra vita. L’Ascensione al cielo di Cristo ricorda che anche la nostra vita è pellegrinaggio verso la medesima meta e che anche noi siamo figli attesi in quella “casa del Padre” nella quale un posto è preparato anche per noi. Il Vangelo è del tutto consolatorio, perché, come vedete Gesù non fa altro che continuare a ripetere che è “Lui che ci prepara un posto”. Noi dobbiamo avere sempre in mente il contrario, ovvero che siamo noi che ci dobbiamo sforzare di fare qualcosa per “andare in paradiso”. La cosa è vera, perché anche le nostre opere buone hanno un senso e anche un merito. La vita eterna, però rimane dono di Dio, rimane dono che riceviamo per i meriti di Cristo e non solamente per i nostri meriti, la nostra bravura, quello che sappiamo fare. Il Vangelo, dunque, ci rimanda a vivere con responsabilità di doni che abbiamo ricevuto nella vita, ma, ancor più, a confidare nella potenza di Dio e nel suo gratuito amore. È con quest’ottica e con questo sguardo che noi tutti dovremmo guardare alla vita eterna: non nella logica di una conquista, ma nella logica del dono. Dono che acquisiamo da Dio stesso.

Atti

At 28, 11-16
Lettura degli Atti degli Apostoli

Dopo tre mesi salpammo con una nave di Alessandria, recante l’insegna dei Diòscuri, che aveva svernato nell’isola. Approdammo a Siracusa, dove rimanemmo tre giorni. Salpati di qui, giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò lo scirocco e così l’indomani arrivammo a Pozzuoli. Qui trovammo alcuni fratelli, i quali ci invitarono a restare con loro una settimana. Quindi arrivammo a Roma. I fratelli di là, avendo avuto notizie di noi, ci vennero incontro fino al Foro di Appio e alle Tre Taverne. Paolo, al vederli, rese grazie a Dio e prese coraggio. Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per conto suo con un soldato di guardia.

Così possiamo rileggere anche la pagina degli Atti che ci ha mostrato le ulteriori tappe del viaggio di Paolo verso Roma. Viaggio che incomincia a far incontrare dei “fratelli”, ovvero dei cristiani, persone a cui è già giunta la buona notizia del Vangelo e che già, come Paolo, credono in Cristo e nella vita eterna. Proprio per questo l’accoglienza è più che cordiale: Paolo si sente rinfrancato non solamente perché questi “fratelli” offrono aiuti e sostegno concreto, ma, ancor più, perché sente che questi uomini hanno la medesima speranza di vita eterna, sanno di essere in cammino verso la medesima meta. Paolo, dopo le vicissitudini e le fatiche del viaggio, finalmente riesce a “prendere coraggio”, a rinfrancarsi e ad attendere quel destino che egli conosce già dentro di sé, ma per il quale continua ad affidarsi a Dio, autore di ogni bene, fortezza da invocare in ogni testimonianza da rendere, principio di vita eterna. È proprio da questa comunità semplice che ve lo accoglie che Paolo si sentirà sostenuto, come in parte sentiremo, mentre è nella consapevolezza di vivere i suoi ultimi giorni prima di entrare nel mistero di Dio, quel mistero che lo aveva attratto a sé, quel mistero che lo aveva sostenuto in tutte le cose della sua esistenza.

Ad Jesum per Mariam:

Anche oggi vogliamo concludere la nostra riflessione pensando a Maria e citerei questa litania:

  • Regina Ecclesiae: noi diciamo che Maria è la regina della Chiesa. Come abbiamo visto nelle molteplici letture di questi giorni pasquali dal libro degli Atti degli Apostoli, Maria è colei che ha accompagnato la missione dei discepoli e i primi risultati di vita ecclesiale.

Anche sostenuti da Maria, che nel suo mistero ci avvolge e ci accompagna, noi ci sentiamo perennemente in cammino verso la vita eterna. Mentre continuamente guardiamo all’Ascensione e alla Pentecoste, chiediamo al Signore la forza e la grazia di essere sempre attratti da quell’ideale di vita cristiana che è la vita eterna. Solo se ci sentiremo costantemente in pellegrinaggio e mai arrivati, comprenderemo il senso di quella speranza cristiana alla quale siamo chiamati e nella quale tutti vogliamo crescere.

Nell’attesa di occupare quel “posto” che anche per noi è già stato preparato.

2020-05-17T17:10:15+02:00