Giovedì 19 Dicembre

Feria prenatalizia 3: il valore dei segni.

Mistero dell’Incarnazione,

feria prenatalizia 3.

C’è un valore nel quotidiano ricco di novità, per i segni. I segni che ci parlano della presenza misteriosa di Dio.

Vangelo

Lc 1, 39-46
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore».  

Il segno misterioso che Elisabetta riceve nella visitazione. Che una mamma avverta il proprio figlio muoversi in grembo, è una cosa del tutto normale. Una mamma sa, però, interpretare il segno che vive. Sa, quando un figlio si agita dentro di lei, se quel muoversi è normale, oppure se rivela qualche cosa di sospetto, per il quale occorre interpellare qualcuno. Una mamma sa che valore dare ai segni. Così Elisabetta seppe riconoscere che quel sussulto del figlio nel grembo non era normale. Non era come le altre volte, non era come aveva già sentito. Era diverso. Era un modo per dire che anche quella vita che si stava formando dentro di lei, era diventata capace di riconoscere quell’altra vita, quella che stava prendendo corpo nel ventre di Maria. Una vita che riconosce la Vita! Un segno piccolo e grande allo stesso tempo. Piccolo: cosa è mai un sussulto? Grande, perché è un sussulto di vita che sa riconoscere Dio. Nel quotidiano pieno di novità di due donne incinte che sanno riconoscere che quello che sta avvenendo in loro è normale e straordinario. Normale, come è normale per una donna avere un figlio. Straordinario: quei figli sono qualcosa di speciale per l’umanità – Giovanni il Battista – e di unico per il mondo: il Messia.

Rut

2, 4-18
Lettura del libro di Rut

In quei giorni. Booz arrivava da Betlemme. Egli disse ai mietitori: «Il Signore sia con voi!». Ed essi gli risposero: «Ti benedica il Signore!». Booz disse al sovrintendente dei mietitori: «Di chi è questa giovane?». Il sovrintendente dei mietitori rispose: «È una giovane moabita, quella tornata con Noemi dai campi di Moab. Ha detto di voler spigolare e raccogliere tra i covoni dietro ai mietitori. È venuta ed è rimasta in piedi da stamattina fino ad ora. Solo adesso si è un poco seduta in casa». Allora Booz disse a Rut: «Ascolta, figlia mia, non andare a spigolare in un altro campo. Non allontanarti di qui e sta’ insieme alle mie serve. Tieni d’occhio il campo dove mietono e cammina dietro a loro. Ho lasciato detto ai servi di non molestarti. Quando avrai sete, va’ a bere dagli orci ciò che i servi hanno attinto». Allora Rut si prostrò con la faccia a terra e gli disse: «Io sono una straniera: perché sono entrata nelle tue grazie e tu ti interessi di me?». Booz le rispose: «Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso gente che prima non conoscevi. Il Signore ti ripaghi questa tua buona azione e sia davvero piena per te la ricompensa da parte del Signore, Dio d’Israele, sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti».
Ella soggiunse: «Possa rimanere nelle tue grazie, mio signore! Poiché tu mi hai consolato e hai parlato al cuore della tua serva, benché io non sia neppure come una delle tue schiave». Poi, al momento del pasto, Booz le disse: «Avvicìnati, mangia un po’ di pane e intingi il boccone nell’aceto». Ella si mise a sedere accanto ai mietitori. Booz le offrì del grano abbrustolito; lei ne mangiò a sazietà e ne avanzò. Poi si alzò per tornare a spigolare e Booz diede quest’ordine ai suoi servi: «Lasciatela spigolare anche fra i covoni e non fatele del male. Anzi fate cadere apposta per lei spighe dai mannelli; lasciatele lì, perché le raccolga, e non sgridatela ». Così Rut spigolò in quel campo fino alla sera. Batté quello che aveva raccolto e ne venne fuori quasi un’efa di orzo. Se lo caricò addosso e rientrò in città. Sua suocera vide ciò che aveva spigolato. Rut tirò fuori quanto le era rimasto del pasto e glielo diede.  

Un segno di benevolenza è quello che vive Rut. Non è gran che, che un uomo rivolga una parola. Non è gran che, che una donna che lavora dietro i mietitori possa essere ammessa a un po’ di riposo e all’ “intingere il boccone nell’aceto”. Pranzo povero e modesto di contadini al tempo della mietitura, non certo qualcosa di nobile e raffinato. Eppure quel segno di attenzione, quella parola finalmente buona, quell’offerta di condivisione di un pranzo seppure modesto, diventano per una donna sola, povera, straniera, un gesto di attenzione. La quotidianità smette di essere banale ripetizione di gesti e parole e diventa promettente quando c’è qualcuno che rivolge un gesto di attenzione, una parola buona, un gesto di vicinanza. Nella quotidianità che riserba un futuro e che diventa promettente, i segni hanno il loro valore e la loro promessa.

Ester

5, 1-8
Lettura del libro di Ester

Il terzo giorno, quando ebbe finito di pregare, Ester si tolse gli abiti servili e si rivestì di quelli sontuosi. Fattasi splendida, invocò quel Dio che su tutti veglia e tutti salva, e prese con sé due ancelle. Su di una si appoggiava con apparente mollezza, mentre l’altra la seguiva sollevando il manto di lei. Era rosea nel fiore della sua bellezza: il suo viso era lieto, come ispirato a benevolenza, ma il suo cuore era oppresso dalla paura. Attraversate tutte le porte, si fermò davanti al re. Egli stava seduto sul suo trono regale e rivestiva i suoi ornamenti ufficiali: era tutto splendente di oro e di pietre preziose e aveva un aspetto che incuteva paura. Alzato il viso, che la sua maestà rendeva fiammeggiante, al culmine della collera la guardò. La regina cadde a terra, in un attimo di svenimento, mutò colore e si curvò sulla testa dell’ancella che l’accompagnava. Dio volse a dolcezza l’animo del re: ansioso, balzò dal trono, la prese tra le braccia, fino a quando ella non si fu rialzata, e la confortava con parole rassicuranti, dicendole: «Che c’è, Ester? Io sono tuo fratello; coraggio, tu non morirai, perché il nostro decreto è solo per la gente comune. Avvicìnati!». Alzato lo scettro d’oro, lo posò sul collo di lei, la baciò e le disse: «Parlami!». Gli disse: «Ti ho visto, signore, come un angelo di Dio e il mio cuore è rimasto sconvolto per timore della tua gloria: tu sei ammirevole, signore, e il tuo volto è pieno d’incanto». Mentre parlava, cadde svenuta; il re si turbò e tutti i suoi servi cercavano di rincuorarla. Allora il re le disse: «Che cosa vuoi, Ester, e qual è la tua richiesta? Fosse pure metà del mio regno, sarà tua». Ester rispose: «Oggi è un giorno speciale per me: se così piace al re, venga egli con Amàn al banchetto che oggi io darò». Disse il re: «Fate venire presto Amàn, per compiere quello che Ester ha detto». E ambedue vennero al banchetto di cui aveva parlato Ester. Mentre si beveva, il re rivolto a Ester disse: «Che cosa c’è, regina Ester? Ti sarà concesso tutto quello che chiedi». Rispose: «Ecco la mia domanda e la mia richiesta: se ho trovato grazia davanti al re, venga anche domani con Amàn al banchetto che io darò per loro, e domani farò come ho fatto oggi».  

Che in una corte si facciano dei banchetti, sembra essere una cosa normale. Che una regina abbia di che vestirsi per essere splendente, non è certo una novità, anzi è ciò che ci si aspetta dalla vita di corte. Eppure, il segno di un banchetto e il segno della regina che si presenta splendida nei suoi ornamenti, diventano, nella storia appassionante di Ester che stiamo vivendo in questi giorni, il segno che Dio sta preparando qualcosa per il suo popolo. La benedizione che Dio rivolgerà a tutto Israele passa proprio attraverso i segni di quella quotidianità importante, suntuosa, nobile, che hanno i re nei loro palazzi, o che, generalizzando, potremmo dire, che investe il mondo politico e le sue scelte. Anche il mondo politico può offrire segni che diventano l’occasione per qualcosa di vero, di grande, di bello non solo per pochi eletti, ma per un popolo, per una moltitudine, per i figli che Dio chiama a sé da ogni parte del mondo.

La novena di Natale/4: il valore dei segni

La scrittura ci insegna molte cose a proposito dei segni. In generale, potremmo dire, ci invita a non tentare mai il Signore chiedendo segni che vogliamo noi, cose che vorremmo si realizzassero secondo il nostro modo di vedere, di sentire, di percepire la realtà. Al tempo stesso, però, la scrittura ci invita a non sottovalutare i segni che Dio offre al suo popolo. Nessun uomo deve sottovalutare i segni che Dio offre alla sua concreta esistenza, segni che parlano della sua presenza e che indicano la via da seguire e cosa fare perché la propria storia, la storia di ciascuno, sia una storia di fedeltà a Dio. Anche il Natale, se vogliamo proprio ben vedere, è ricco di segni. Il segno di un bambino in fasce, il segno di una mangiatoia, il segno dei magi e dei loro doni misteriosi, il segno di una Vergine che partorisce, il segno di una stella…

Anche nella nostra vita ci vengono offerti segni, solo noi possiamo riconoscerli e capire cosa dicono al concreto cammino di ciascuno, perché il cammino di tutti sia un cammino di ritorno al Padre di tutti.

  • Quale segno Dio sta offrendo alla mia vita?

  • Cosa dice al mio cammino?

  • Come diventa importante per la mia storia di fede?

  • Quale segno vorrei avere e, invece non trovo?

Domandiamoci davvero cosa, nella quotidianità benedetta da Dio, ci fa scoprire il gusto della novità realizzando il valore dei segni. Questa, infatti, è già una promessa di benedizione da parte di Dio.

2020-01-12T10:26:59+01:00