Giovedì 20 Febbraio

Settimana della penultima domenica  dopo l’Epifania – giovedì

Meditiamo insieme le Scritture.

Sapienza

Sap 18, 20-25a
Lettura del libro della Sapienza

L’esperienza della morte colpì anche i giusti e nel deserto ci fu il massacro di una moltitudine, ma l’ira non durò a lungo, perché un uomo irreprensibile si affrettò a difenderli, avendo portato le armi del suo ministero, la preghiera e l’incenso espiatorio; si oppose alla collera e mise fine alla sciagura, mostrando di essere il tuo servitore. Egli vinse la collera divina non con la forza del corpo né con la potenza delle armi, ma con la parola placò colui che castigava, ricordando i giuramenti e le alleanze dei padri. Quando ormai i morti erano caduti a mucchi gli uni sugli altri, egli, ergendosi là in mezzo, arrestò l’ira e le tagliò la strada che conduceva verso i viventi. Sulla sua veste lunga fino ai piedi portava tutto il mondo, le glorie dei padri scolpite su quattro file di pietre preziose e la tua maestà sopra il diadema della sua testa. Di fronte a queste insegne lo sterminatore indietreggiò, ebbe paura.

Una bellissima catechesi sulla preghiera.

Nella prima lettura scopriamo il potere di intercessione della preghiera di Mosè. Pur non nominandolo mai, il sapiente antico ci permetteva, però, di metterci sulle sue tracce. È Mosè l’uomo che prega per il popolo di Israele mentre è nel deserto. È Mosè l’uomo che prega per coloro che stanno morendo a causa del proprio peccato. È Mosè l’uomo che Dio ascolta. È Mosè l’amico di Dio che sa intercedere in modo unico per tutti i membri del suo popolo. È Mosè il grande intercessore che salva, con la sua preghiera, con la sua fedeltà, con la sua parola di salvezza il popolo “dalla dura cervice” che, sempre, si allontana da Dio.

Bellissima, poi, la frase finale. Mosè porta sulla sua tunica tutto il popolo di Israele e, addirittura, nel pettorale quadrato che tiene sul petto, il peso di tutto il mondo. Come dire che anche nell’abito di Mosè ci sono dei segni che rimandano al suo potere di intercessione e al suo sguardo sul mondo, sull’uomo, sulla realtà di ogni cosa. Egli guarda tutto con gli occhi di Dio e tutto porta a Dio nella sua preghiera.

Vangelo

Mc 11, 15-19
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, Gesù si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni”? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.

Il vero intercessore è, però Gesù. Ecco il vero perché di questa azione simbolica che vede Gesù protagonista pochi giorni prima di morire. Egli libera il tempio da tutto ciò che rovina lo spirito di questa casa che è casa di preghiera. Gesù vuole che nel tempio si entri solo per adorare Dio o per intercedere per gli uomini. Qualsiasi altro uso del tempio, è fuori luogo. Qualsiasi altra cosa che, nel tempio, venga fatta, non è secondo il cuore di Dio. Ecco il perché di questa “purificazione del tempio” che deve tornare ad essere quella casa di preghiera che Dio ha voluto donare al suo popolo perché, in essa, l’uomo potesse incontrare Dio e sentirsi protetto.

Ovviamente se era potente la preghiera di intercessione di Mosè che era per tutto il popolo ed anzi per tutto il mondo, molto di più lo è la preghiera di Gesù, che, nel tempio, porta davanti a Dio tutta l’umanità intera con una straordinaria ed efficace azione dello Spirito

Per Noi

Anzitutto credo che, anche a noi, oggi venga insegnato quanto può essere importante la preghiera di intercessione. Essa salva davvero la persona che la compie, come pure crea benefici enormi in tutte le persone che vengono presentate davanti a Dio in quella medesima preghiera. Intercedere significa mettersi davanti a Dio con tutte le forze spirituali che si hanno per chiedere quelle realtà che sono necessarie ed indispensabili per la vita dell’uomo. Ad intercedere deve essere un uomo come Mosè, un uomo che, altamente provocato da ciò che avviene, sa mettersi davanti a Dio senza alcun ostacolo per chiedere le cose che servono agli uomini per la loro vita.

Ad intercedere è l’uomo che si affida a Gesù, è l’uomo che si rimette completamente nelle mani di Dio per compiere la sua volontà. Intercede chi si mette come Gesù a pregare perchè “venga il suo regno e sia fatta la sua volontà”. Ad intercedere presso il padre è solamente chi si interroga su come il mistero di Dio entri nel mondo. Ad intercedere è solo chi, dimentico di sé e di tutte le cose dell’esistenza che non portano a Dio, chiede, come dono, questa possibilità di incontrare Dio nelle cose degli uomini.

Anche noi saremo figure di intercessori se vivremo una preghiera fatta così.

Chiediamo al Signore che, almeno in questa giornata in cui leggiamo questa parola ci sia questo desiderio e questa intercessione.

2020-02-15T09:10:07+01:00