Domenica 20 febbraio

Penultima domenica dopo l’Epifania

Per introdurci

Nel mondo tecnicizzato, nel quale i sentimenti non contano più niente, aumenta nell’uomo l’attesa di un amore salvifico che venga donato gratuitamente”. È una espressione recentissima del papa merito Benedetto.

  • Quanto contano per noi i sentimenti?
  • Che posto occupa il tema della misericordia, nei nostri sentimenti?
  • Che idea abbiamo di un amore gratuito che diventa fonte di salvezza?

Credo che la continua insistenza di papa Francesco sul tema della misericordia ci abbia un po’ assuefatto a questa predicazione della scrittura. Predicazione che vorrei gustassimo oggi, nella domenica della misericordia, proprio dalle tre scritture che abbiamo ricevuto dalla liturgia.

Daniele

LETTURA Dn 9, 15-19
Lettura del profeta Daniele

In quei giorni. Daniele pregò il Signore dicendo: «Signore, nostro Dio, che hai fatto uscire il tuo popolo dall’Egitto con mano forte e ti sei fatto un nome qual è oggi, noi abbiamo peccato, abbiamo agito da empi. Signore, secondo la tua giustizia, si plachi la tua ira e il tuo sdegno verso Gerusalemme, tua città, tuo monte santo, poiché per i nostri peccati e per l’iniquità dei nostri padri Gerusalemme e il tuo popolo sono oggetto di vituperio presso tutti i nostri vicini. Ora ascolta, nostro Dio, la preghiera del tuo servo e le sue suppliche e per amor tuo, o Signore, fa’ risplendere il tuo volto sopra il tuo santuario, che è devastato. Porgi l’orecchio, mio Dio, e ascolta: apri gli occhi e guarda le nostre distruzioni e la città sulla quale è stato invocato il tuo nome! Noi presentiamo le nostre suppliche davanti a te, confidando non sulla nostra giustizia, ma sulla tua grande misericordia. Signore, ascolta! Signore, perdona! Signore, guarda e agisci senza indugio, per amore di te stesso, mio Dio, poiché il tuo nome è stato invocato sulla tua città e sul tuo popolo».

Timoteo

1Tm 1, 12-17
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Vangelo

Mc 2, 13-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangià e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Vangelo

A partire proprio dai sentimenti espressi nel Vangelo, se scaviamo appena un poco sotto le righe. C’è un forte contrasto tra la descrizione della scena: “il Signore Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a Lui ed egli insegnava loro” e quello che avviene proprio per iniziativa di Gesù: “passando, vide Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: seguimi!”. È curioso. Sembra quasi che l’unico che non si è mosso per ascoltare il Signore, l’unico che è rimasto a lavorare al suo tavolo, l’unico che non aveva sentimenti di fede per il Signore, è stato chiamato. Così credo che il sentimento che fu in Levi, fu anzitutto quello della sorpresa. Perché io? Si sarà domandato! Perché proprio a me quella proposta, mentre io ero tranquillo, al mio lavoro, senza pensare al Signore e a quello che andava facendo. Il sentimento della sorpresa, della novità, dell’inaudito, cioè del non pensato, del non previsto.

Ci sono poi i sentimenti della folla: “perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. Anche la folla vive il sentimento della sorpresa ma non nel senso positivo di Matteo, che è chiamato. La folla è sdegnata. In effetti il comportamento del Signore fu proprio difficile da capire: come era possibile che colui che si proclamava Messia venisse per stare con i peccatori? Dio non avrebbe dovuto scegliere i buoni, i giusti, quelli che lo avevano cercato, quelli che lo avevano pregato? In un mondo, quello antico, dominato dalle regole della purità, il solo pensare che il Messia alloggiasse in una casa di peccatori, era sufficiente per non credere alla sua rivelazione e per credergli. È il sentimento di sorpresa che esprime dubbio, distanza, presa di coscienza di una realtà che non può essere quella che Dio rivela, incredulità. Sentimenti tutti negativi.

Sopra ogni cosa, però, ci sono i sentimenti di Gesù. Sono tutti sentimenti di ricerca, sentimenti di vicinanza all’uomo. È questo quello che Gesù intende esprimere mentre chiama Matteo. Capisce la sorpresa di quest’uomo, capisce il suo essere quasi a disagio di fronte ad una vocazione imprevista e impensata. Gesù, tuttavia non ricerca solo lui, non cerca solo il suo cuore, ma quello di tutti. È per questo che dice quella frase di sapienza: “non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. Sentimenti non solo di ricerca, ma anche di speranza. Gesù ha la speranza che l’uomo capisca, ha la speranza che l’uomo si lasci invadere da quella misteriosa rivelazione della misericordia di Dio che viene offerta a tutti proprio dalla sua presenza, dalla sua parola, dal suo atteggiamento di benevolenza verso l’uomo che incontra. Chiunque esso sia. Sentimenti di condiscendenza, di vicinanza, di richiamo alla verità della vita dell’uomo.

La verità che Dio rivela è che l’uomo ha sempre bisogno della misericordia di Dio. L’uomo non può fare a meno della misericordia di Dio Padre, perché è sempre peccatore. Una lezione bellissima che mostra la profondità dei sentimenti del Signore nei confronti dell’uomo.

Daniele

Così come sono profondi i sentimenti del profeta Daniele, che noi abbiamo ascoltato nella prima lettura di oggi. Il profeta mette davanti a Dio, mentre è in preghiera, la consapevolezza del peccato di tutti gli uomini, anche di Israele.

“Signore, nostro Dio, noi abbiamo peccato, abbiamo agito da empi”. È il primo sentimento del profeta, che noi potremmo definire un sentimento di verità che lo porta a mettere nelle mani di Dio quello che è la sua lettura del tempo, della verità dell’uomo, del mondo intero e non solo di Israele. “Per i nostri peccati e per l’iniquità dei nostri padri, Gerusalemme e il tuo popolo sono oggetto di vituperio”. Il secondo sentimento del profeta è il dolore. Dolore perché egli capisce che è a causa del peccato di tutti che Gerusalemme, la città santa, non splende di luce propria, anzi, è biasimata dai popoli. Così Israele, il popolo che avrebbe dovuto rivelare al mondo la figura del Dio amico, del Dio vicino, è disprezzato. Questo è il dolore del profeta. “Ora ascolta la preghiera del tuo servo e, per amor tuo, fa splendere il tuo volto sopra il santuario che è devastato”. Il terzo sentimento del profeta è quello della supplica. Egli sa bene che l’uomo non potrà mai offrire nulla a Dio per rimediare la sua situazione. È per questo che il profeta chiede a Dio di intervenire per amore del suo nome, per amore della sua stessa identità di Dio di misericordia e di perdono. “Signore ascolta, Signore perdona, Signore guarda e agisci senza indugio per amore di te stesso, poiché il tuo nome è stato invocato sulla città e sul tuo popolo”. È il terzo sentimento del profeta, il sentimento di intercessione. Il profeta, conscio di essere uno dei pochi a pregare, supplica la misericordia di Dio per tutti. Convinto, come spesso ripete Papa Francesco proprio attingendo da questo testo, che la misericordia di Dio è superiore alla sua giustizia.

Timoteo

Infine i sentimenti di Paolo, tratti dalla lettera a Timoteo, potremmo dire la sua confessione con un amico, con un collaboratore. “Mi è stata usata misericordia perché agivo, per ignoranza, lontano dalla fede”. Paolo, uomo di fede, quando rilegge il suo passato prima della conversione, prima del cammino di conoscenza di Cristo, definisce quel tempo della sua vita, tempo di errore, errore di ignoranza. Il primo sentimento di Paolo è quello della speranza che diventa certezza. Paolo spera nel perdono del Signore anzi ne è certo, perché nell’ignoranza di Cristo egli ha commesso ciò che Dio non vuole. Ora, nella fede, egli cerca, invece, ciò che è gradito a Dio, convinto che solo questo libera da ogni colpa anche precedente. “Ho ottenuto misericordia perché Cristo ha voluto manifestare in me tutta quanta la sua magnanimità, ed io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in Lui per avere la vita eterna”. Il secondo sentimento di Paolo è l’esemplarità che egli vuole assumere per tutti gli uomini perché sa bene che questo è il suo compito. Un compiuto unico, singolare. Egli deve accendere la speranza degli uomini nella misericordia di Dio. Ultimo sentimento dell’apostolo è la lode: “Al re dei secoli, incorruttibile, invisibile, unico Dio onore e gloria nei secoli”. È l’unico sentimento possibile, avendo conosciuto al misericordia di Dio.

Per noi

Come rileggiamo noi questi sentimenti? Che sentimento abbiamo, globalmente parlando, di fronte al tema della misericordia di Dio? Papa Benedetto, nella sua lucidissima analisi del nostro tempo, dice con chiarezza che “l’uomo di oggi ha in modo del tutto generale la sensazione che Dio non possa lasciare andare in perdizione la maggior parte dell’umanità. In questo senso la preoccupazione per la salvezza tipica di un tempo è per lo più scomparsa. Tuttavia continua ad esistere, in altro modo, la percezione della necessità della grazia e del perdono”. Anche settimana scorsa ci interrogavamo sulla salute dell’anima, realtà che non avvertiamo più, generalmente parlando. Oggi, nella società della tecnica, contano sempre meno i sentimenti e sempre più le emozioni e facciamo fatica a comprendere il sentimento di misericordia che Dio vive nei confronti dell’umanità. Facciamo fatica a percepire che il Levi di oggi da salvare è ogni uomo, tutti gli uomini, noi compresi. Facciamo fatica a vivere quei sentimenti di verità che devono spingere anche noi a implorare Dio con verità, cercando la sua misericordia e il suo perdono. E allora cosa vuol dire per noi celebrare questa domenica della misericordia?

  1. Credo, anzitutto, che al primo posto dobbiamo mettere quel sentimento di ricerca della verità che il profeta ci ha testimoniato. Noi per primi dobbiamo metterci davanti a Dio riconoscendo che il nostro mondo è un mondo senza Dio e, per questo, un mondo incapace di misericordia. Come il profeta anche noi dobbiamo dire che la stessa Chiesa ha perso lucentezza e autorevolezza perché noi, i cristiani, non abbiamo reso quel servizio di verità di cui le scritture ci hanno parlato. Mettiamoci con verità di fronte alla misericordia di Dio.
  2. Riscopriamo i sentimenti del Signore per noi. credo che la vicenda di Levi ci sproni a questo. Mettiamoci a scoprire che il Signore ama noi, soffre per noi quando noi vaghiamo lontani da lui. Anche Dio ha questi sentimenti! Noi siamo l’oggetto costante della sua cura e della sua premura.
  3. Riscopriamo che Dio cerca soprattutto coloro che non lo cercano, coloro che se ne stanno intenti alle cose della loro vita senza accorgersi di questo amore, di questa misericordia che sono “sprecate”. Sprecate perché ci sono comunque. Dio non condiziona la sua Misericordia a qualcosa. Dio è misericordioso e basta!
  4. Sentiamo vivo in noi il dovere di essere noi, per primi, coloro che vogliono testimoniare la sua misericordia. Le scritture ci hanno detto con chiarezza che se noi pensiamo, come Paolo, di essere i primi che hanno bisogno della misericordia di Dio, dobbiamo esserne poi testimoni, giorno dopo giorno, nelle cose della nostra vita. Noi oggi dovremmo uscire di Chiesa e testimoniare che la misericordia di Dio c’è per noi e, quindi, per tutti.
  5. Questa testimonianza deve includere una riscoperta del primato dei sentimenti, sopra ogni altra realtà. Anche nella società tecnologica, l’uomo è fatto per i sentimenti! Non per l’aridità.
  6. Riscopriamo il compito di intercessori della misericodia di Dio, compito che non dobbiamo mai dimenticare e che dobbiamo tenere sempre vivo, specie nella prossima quaresima che si prepara.
  7. Ricordiamo e insegniamo che la chiesa ha questo compito di misericordia. La chiesa, voluta da Cristo come rivelatrice nel mondo del suo mistero, ha questo compito, da sempre e per sempre.

Chiediamo a Dio questa grazia per essere tutti strumenti eletti della sua misericordia nel mondo.

2022-02-18T11:50:37+01:00