Settimana della seconda domenica di Pasqua – Lunedì
nostro Arcivescovo ci ha suggerito, per questo tempo di Pasqua, di saper vedere nelle scritture, “tutto ciò che si riferisce a Lui”, come già abbiamo fatto nella scorsa settimana. Sebbene in maniera meno stringente che nella settimana in Albis, vogliamo però proseguire questo atteggiamento spirituale e sondare le scritture con questo metodo.
Atti
At 2, 41-47
Lettura degli Atti degli Apostoli
In quei giorni. Coloro che accolsero la parola di Pietro furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone. Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.
Dalla pagina degli Atti degli Apostoli emerge, con estrema chiarezza, quale deve essere lo stile di vita della comunità cristiana che celebra la Pasqua del Signore e che, rileggendo le scritture per comprendere ciò che si riferisce a Lui, cerca di comprendere come vivere nel mondo.
Accogliere la parola di Dio ed essere perseveranti nell’insegnamento degli apostoli, è al primo posto. Il credente che ha celebrato, con la sua comunità, la Pasqua del Signore, cerca sempre ciò che si riferisce a Cristo e non smette mai di riferirsi alla Parola di vita e a quell’insegnamento catechetico che è il cuore della dottrina cristiana.
Lo spezzare del pane è la seconda indicazione. La chiesa del Risorto non legge mai la parola in maniera disgiunta dal Sacramento e non legge mai la scrittura senza riferirla a Colui che è risorto dai morti. È un’indicazione preziosa anche per noi e per il nostro modo di rileggere il testo Sacro, sempre sotto l’azione e la guida dello Spirito Santo.
Stare insieme e avere ogni cosa in comune è al terzo posto. Chi ha imparato a leggere la scrittura nel nome del Risorto e chi vuole vivere bene ed efficacemente l’Eucarestia, è capace di carità. È la scrittura stessa che spinge verso questo atteggiamento ma lo è ancor più il sapere che il Cristo Risorto chiede a tutti di vivere come Lui stesso ha insegnato e, cioè, donandosi con amore agli altri.
Infine emerge come la comunità cristiana sia qualcosa di vivo. Proprio perché si continua a fare memoria del Risorto e delle scritture che si riferiscono a Lui, si generano sempre nuovi cristiani. La comunità che vive nella memoria del risorto è attraente e capace di generare nuova vita e nuova fede.
Vangelo
Gv 1, 35-42
✠ Lettura del vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Giovanni stava là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo sul Signore Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
La vocazione dei discepoli è una costante nel rito ambrosiano. All’inizio di ogni tempo liturgico la sapienza della nostra chiesa colloca un brano di vocazione, quasi a ricordarci che anche a noi è chiesto sempre di essere discepoli e di saper rinnovare la nostra sequela vivendo una sorta di chiamata continua, una chiamata sempre rinnovabile.
Nel brano che leggiamo oggi spicca il ricordo dell’”ora” in cui avvenne la chiamata di Andrea e dei primi discepoli. “Erano circa le quattro del pomeriggio”. Certo possiamo ben immaginare che i discepoli abbiano conservato memoria del momento in cui incontrarono il Maestro, dal momento che la loro vita cambiò radicalmente in quell’istante della loro esistenza e per sempre. Dobbiamo però anche considerare che alle quattro del pomeriggio, nella società di quel tempo, terminavano le contrattazioni, si chiudevano gli affari. Diventava un’ora definitiva per molte operazioni della giornata. Il Vangelo intende perciò dirci che in quel giorno e in quell’ora la vita dei discepoli incontro qualcosa che divenne definitivo, che segnò per sempre al loro esistenza.
Per noi
Credo proprio che qualcosa del genere si debba dire anche per noi. L’incontro con Cristo deve essere fondamentale anche per la nostra esistenza, e la celebrazione della Pasqua, che abbiamo appena compiuto, deve segnare anche in modo visibile la nostra esistenza. Il rito, infatti, deve permettere quell’incontro con Cristo che segna, che plasma l’esistenza, modificandola.
Se per molti cristiani la fede non segna il tempo della propria esistenza, è perché questo accadimento ancora non è avvenuto. Potremmo dire, parafrasando il vangelo, che per costoro “l’ora decima” non è ancora arrivata.
Il Vangelo di oggi chiede a ni, quindi, di verificare se questa “ora decima” della nostra vita è già scoccata. Sia che dobbiamo ancora cercarla, sia che dobbiamo continuamente conservarne il ricordo, abbiamo bisogno di quelle coordinate di cui ci hanno parlato gli Atti degli Apostoli, e cioè un continuo ritorno alla Scrittura che plasma il nostro modo di credere e i vivere, di una frequente celebrazione dell’Eucarestia, di una vita comunitaria che non sia solamente nominale, ma sempre reale e vera.
- È già scoccata, per me, l’ora decima?
- Come decido di vivere la mia appartenenza alla Chiesa e il mio costante riferirmi alla Scrittura?
- Quanto spesso celebro l’Eucarestia come sostegno per il mio cammino di fede?