giovedì 20 agosto

Settimana della 12 domenica dopo Pentecoste – giovedì 

La spiritualità di questo giorno

Anche oggi, come nei giorni precedenti, possiamo rimanere stupiti perché abbiamo di fronte due testi biblici di singolare bellezza che si richiamano l’un con l’altro.

La Parola di questo giorno

LETTURA Ne 5, 1-13
Lettura del libro di Neemia

In quei giorni. Si alzò un gran lamento da parte della gente del popolo e delle loro mogli contro i loro fratelli Giudei. Alcuni dicevano: «I nostri figli e le nostre figlie sono numerosi; prendiamoci del grano per mangiare e vivere!». Altri dicevano: «Dobbiamo impegnare i nostri campi, le nostre vigne e le nostre case per assicurarci il grano durante la carestia!». Altri ancora dicevano: «Abbiamo preso denaro a prestito sui nostri campi e sulle nostre vigne per pagare il tributo del re. La nostra carne è come la carne dei nostri fratelli, i nostri figli sono come i loro figli; ecco, dobbiamo sottoporre i nostri figli e le nostre figlie alla schiavitù, e alcune delle nostre figlie sono già state ridotte schiave, e non possiamo fare nulla, perché i nostri campi e le nostre vigne sono in mano d’altri». Quando udii i loro lamenti e queste parole, ne fui molto indignato. Dopo aver riflettuto dentro di me, accusai i notabili e i magistrati e dissi loro: «Voi esigete dunque un interesse tra fratelli?». Convocai contro di loro una grande assemblea e dissi loro: «Noi, secondo la nostra possibilità, abbiamo riscattato i nostri fratelli Giudei che si erano venduti agli stranieri, e ora proprio voi vendete i vostri fratelli perché siano rivenduti a noi?». Allora quelli tacquero e non seppero che cosa rispondere. Io dissi: «Quello che voi fate non va bene. Non dovreste voi camminare nel timore del nostro Dio per non essere scherniti dagli stranieri, nostri nemici? Ma anch’io, i miei fratelli e i miei servi abbiamo dato loro in prestito denaro e grano. Condoniamo questo debito! Rendete loro oggi stesso i loro campi, le loro vigne, i loro oliveti e le loro case e l’interesse del denaro del grano, del vino e dell’olio, che voi esigete da loro». Quelli risposero: «Restituiremo e non esigeremo più nulla da loro; faremo come tu dici». Allora chiamai i sacerdoti e li feci giurare di attenersi a questa parola. Poi scossi la piega anteriore del mio mantello e dissi: «Così Dio scuota dalla sua casa e dai suoi beni chiunque non manterrà questa parola e così sia egli scosso e svuotato di tutto!». Tutta l’assemblea disse: «Amen» e lodarono il Signore. Il popolo si attenne a questa parola.

SALMO Sal 61 (62)

In Dio è la mia salvezza e la mia gloria.

Solo in Dio riposa l’anima mia:
da lui la mia speranza.
Lui solo è mia roccia e mia salvezza,
mia difesa: non potrò vacillare. R

In Dio è la mia salvezza e la mia gloria;
il mio riparo sicuro, il mio rifugio è in Dio.
Confida in lui, o popolo, in ogni tempo;
davanti a lui aprite il vostro cuore:
nostro rifugio è Dio. R

Sì, sono un soffio i figli di Adamo,
una menzogna tutti gli uomini:
tutti insieme, posti sulla bilancia,
sono più lievi di un soffio. R

Non confidate nella violenza,
non illudetevi della rapina;
alla ricchezza, anche se abbonda,
non attaccate il cuore. R

VANGELO Lc 12, 54a. 57 – 13, 5
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ancora alle folle: «Perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo». In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Vangelo

Gesù è molto chiaro nella sua predicazione e nel citare gli esempi concreti ed insegna una straordinaria solidarietà. Le cose negative capitano agli uomini perché devono capitare. Non sono più peccatori di altri coloro sui quali può rovinare una torre. O non sono peggiori di altri quegli uomini che vengono presi quasi a capro espiatorio delle cose che capitano. Tutti gli uomini vivono insieme in un tempo, in un luogo, addirittura potremmo dire che tutti gli uomini che abitano la terra in un tempo storico condividono le cose che capitano in quel tempo. Gesù è molto chiaro nel dire che, per questo, ci si salva tutti insieme. Per questo motivo ciascuno si deve sentire anche un poco responsabile della salvezza dell’altro. Non solo della vita fisica, ma anche della salvezza dell’anima. Tutti si è solidali, tutti si è fratelli. Ecco perché è sempre bene prendere in seria considerazione la vita di tutti, senza pensare a divisioni elitarie che generano normalmente solo ulteriori divisioni.

Neemia

Così anche nel libro di Neemia. I fatti narrati ci parlano di un tempo non facile, di un tempo in cui ciascuno farebbe bene a pensare a sé, perché le difficoltà del vivere sono infinite. Invece ecco qui l’insegnamento di Neemia che diventa anche obbligo per tutti: occorre sentirsi solidali con gli altri, occorre pensarsi come un unico soggetto, occorre lasciare che tutti abbiano ciò che serve onestamente per vivere. Proprio perché è un tempo difficile non ci si può approfittare degli altri. Proprio perché è un tempo complesso non è possibile fare diversamente. Così Neemia insegna che la solidarietà tra gli uomini è sempre apprezzata ed è sempre un valore. La solidarietà con coloro che, poi, versano in qualche genere di difficoltà è ancora più preziosa, è ancora più importante.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Oggi festeggiamo San Bernardo, a cui siamo devoti anche per la chiesa a lui dedicata nella “Villa”, come siamo soliti chiamarla. Forse non tutti sappiamo che questa chiesa e questo luogo erano legati proprio ai Cistercensi, i frati che, nel nome di Bernardo, hanno vissuto anche in queste terre. I frati di San Bernardo erano molto dediti al lavoro agricolo e, per questo, in stretto contatto con tutte le popolazioni presso cui dimoravano. Nelle loro abbazie si respira proprio quel clima di solidarietà che ci è stato spiegato dalle Scritture. Ecco che i frati si rendono solidali con i poveri, con chi vive in quel territorio. Con loro hanno realizzato opere, con loro hanno bonificato terreni, con loro hanno realizzato recinzioni, costruzioni agricole, condiviso ambienti e spazi nel nome dell’accoglienza del Vangelo. Bernardo è un grande maestro di solidarietà. Noi lo invochiamo così oggi. Lo invochiamo perché ci insegni ad essere più solidali gli uni con gli altri. Lo invochiamo perché ci insegni a fare del bene gratuitamente. Lo invochiamo perché ci aiuti ad essere sempre attenti ai bisogni di chi ci sta accanto. Solo così anche noi sapremo realizzare quella condivisione che diventa benedizione nel nome del Signore. Solo così anche noi sapremo essere attenti a tutto ciò che accade nel nostro mondo, portando la solidarietà di Cristo anche nelle sventure del nostro tempo, avendo pietà di chi vive qualcuno di questi episodi tragici che non mancano mai in tutta l’umanità.

2026-08-13T21:52:42+02:00