Settimana della 12 domenica dopo Pentecoste – venerdì
La spiritualità di questo giorno
Anche oggi facciamo memoria di un santo a cui siamo legati: San Pio X.
La Parola di questo giorno
LETTURA Ne 6, 15 – 7, 3
Lettura del libro di Neemia
Le mura furono condotte a termine il venticinquesimo giorno di Elul, in cinquantadue giorni. Quando lo seppero, tutti i nostri nemici ebbero paura, tutte le nazioni che stavano intorno a noi si sentirono molto umiliate e dovettero riconoscere che quest’opera si era compiuta per l’intervento del nostro Dio. In quei giorni i notabili di Giuda mandavano frequenti lettere a Tobia e da Tobia ne ricevevano; infatti molti in Giuda erano suoi alleati, perché egli era genero di Secania, figlio di Arach, e suo figlio Giovanni aveva sposato la figlia di Mesullàm, figlio di Berechia. Anche in mia presenza parlavano bene di lui e gli riferivano le mie parole, mentre Tobia mandava lettere per intimorirmi. Quando le mura furono riedificate e io ebbi messo a posto le porte, e i portieri, i cantori e i leviti furono stabiliti nei loro uffici, affidai il governo di Gerusalemme a Anàni, mio fratello, e ad Anania, comandante della cittadella, perché era un uomo fedele e temeva Dio più di tanti altri. Ordinai loro: «Le porte di Gerusalemme non si aprano finché il sole non cominci a scaldare e si chiudano e si sbarrino i battenti mentre gli abitanti sono ancora in piedi; si stabiliscano delle guardie prese fra gli abitanti di Gerusalemme, ognuno al suo turno e ognuno davanti alla propria casa».
SALMO Sal 121 (122)
Gerusalemme, città della mia gioia!
Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R
Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore. R
Salgono, secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R
VANGELO Lc 13, 6-9
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
Vangelo
Il Vangelo di oggi ci insegna e ci ricorda non solo il valore della pazienza, ma anche il lavoro per cercare di far fruttificare le cose, anche quelle che sembrano morte. Un fico che non produce frutti è una pianta inutile. Fa solo foglie, ma non regala niente. Ecco perché un contadino onesto e serio lo vuole tagliare. Sfrutta il terreno e basta. Il contadino sapiente, invece, tenta il tutto per tutto. Sa che, magari, è questione di concime. Sa che, magari, con un’attenzione maggiore, si potrà rimettere in sesto la pianta, così che essa porti frutto. Sa bene, il contadino sapiente, che prima di tagliare un albero bisogna aver fatto di tutto per vedere se, davvero, non c’è più niente da fare. Non solo pazienza, ma anche lavoro, quindi. Il concimare richiede lavoro e fatica. L’aspettare richiede pazienza. Le due cose insieme sono necessarie perché si arrivi, alla fine, a vedere il frutto.
Neemia
Anche Neemia ha pazientato. Anche Neemia ha fatto tutto quello che occorreva fare per ridare vigore e speranza a uomini, donne, istituzioni del tempo, perché potessero portare frutto. È il suo sogno, la sua determinazione, il suo essere – abbiamo detto – uomo pratico e di discernimento costante, che ha permesso di arrivare al risultato della ricostruzione delle mura in soli 52 giorni. Ecco che, ora, arriva il tempo della resa dei conti! Il tempo del confronto con coloro che non hanno creduto in questa opera, il tempo della resa dei conti con coloro che l’hanno osteggiata. Neemia si dimostra comunque paziente ed attento, pronto a ridare slancio e forza alle cose e alle persone perché la fede di tutti possa trovare slancio e vigore.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Queste medesime realtà sono anche quelle che troviamo iscritte nel cuore dell’opera di San Pio X. Veneto per mentalità, ha abitato un secolo difficile, pieno di cambiamenti che potevano anche essere pericolosi per la fede. Ecco perché il suo cuore si è sempre mosso a favore del popolo di Dio ed ha cercato, con il suo temperamento e con il suo lavoro di prete, di vescovo, di papa, di realizzare tutte quelle istituzioni che sono servite alla Chiesa per rinsaldare la fede di molti, per riaccendere quella dei deboli, per suscitare la domanda nei lontani. Uomo di grande forza, ma anche di grande benevolenza, egli seppe così incentivare la fede di tanti, che la sua santità porta proprio questo marchio. Egli fu uomo determinato, ma al tempo stesso, uomo di grande pazienza. Fu uomo se vogliamo di comando, ma con quella visione di solidarietà che lo rendeva anche padre. Fu uomo di visioni di futuro, in un tempo in cui molte cose avrebbero potuto richiamarlo al passato. Fu uomo che seppe piazzare “gli uomini giusti al posto giusto”, resistendo alle critiche che gli procuravano le persone che gli volevano male. Credo che possiamo dire che vediamo riflesse, in San Pio X, molte delle caratteristiche di cui ci hanno parlato le Scritture di oggi.
Stiamo restaurando la chiesa di San Pietro che, precedentemente, era intitolata a lui; grande è ancora l’affetto e la devozione che viviamo. Cosa possiamo tutti chiedere oggi a San Pio X? Che si risvegli la fede, che si rinsaldi l’amore per Dio e per gli uomini. Se stiamo facendo questo lavoro lo facciamo proprio per questo motivo: rinsaldare la fede degli uomini che, oggi, sono chiamati a lodare il nome di Dio e ad agire nel suo nome. San Pio X interceda per noi e ci doni di giungere al medesimo risultato, perché la fede sia anche per noi un punto di riferimento stabile e sicuro.