Domenica 20 novembre

Tempo di avvento – 2° domenica – I figli del regno

Per introdurci

Dopo il primo atteggiamento di preghiera che abbiamo utilizzato per introdurre l’Avvento, vale a dire quello della perseveranza nella preghiera sul quale abbiamo meditato la scorsa settimana, eccone subito un secondo: la preghiera di intercessione. Ci chiediamo:

  • Cosa significa intercedere?
  • Chi intercede?
  • Come si fa ad intercedere?

La Parola di questa domenica

LETTURA Bar 4, 36 – 5, 9
Lettura del profeta Baruc

Così dice il Signore Dio: «Guarda a oriente, Gerusalemme, osserva la gioia che ti viene da Dio. Ecco, ritornano i figli che hai visto partire, ritornano insieme riuniti, dal sorgere del sole al suo tramonto, alla parola del Santo, esultanti per la gloria di Dio. Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivèstiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre. Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio, metti sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno, perché Dio mostrerà il tuo splendore a ogni creatura sotto il cielo. Sarai chiamata da Dio per sempre: “Pace di giustizia” e “Gloria di pietà”. Sorgi, o Gerusalemme, sta’ in piedi sull’altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti, dal tramonto del sole fino al suo sorgere, alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio. Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici; ora Dio te li riconduce in trionfo, come sopra un trono regale. Poiché Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio. Anche le selve e ogni albero odoroso hanno fatto ombra a Israele per comando di Dio. Perché Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui».

SALMO Sal 99 (100)

Popoli tutti, acclamate il Signore!

Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza. R

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo. R

Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome; R

perché buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione. R

EPISTOLA Rm 15, 1-13
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi. Ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo nel bene, per edificarlo. Anche Cristo infatti non cercò di piacere a se stesso, ma, come sta scritto: «Gli insulti di chi ti insulta ricadano su di me». Tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza. E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: «Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome». E ancora: «Esultate, o nazioni, insieme al suo popolo». E di nuovo: «Genti tutte, lodate il Signore; i popoli tutti lo esaltino». E a sua volta Isaia dice: «Spunterà il rampollo di Iesse, colui che sorgerà a governare le nazioni: in lui le nazioni spereranno». Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia e pace, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo.

VANGELO Lc 3, 1-18
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco». Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Romani

Credo che la prima, migliore e più completa risposta sia quella che viene dalla lettera ai Romani di San Paolo.

Fratelli, noi che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli. Chi sono i forti e chi i deboli? San Paolo si riferisce ai forti nella fede, a chi ha già un suo itinerario interiore, a chi ha già un suo cammino. Chi vive la fede con intensità ha il dovere di accorgersi dei bisogni degli altri e di presentare davanti a Dio non solo questi bisogni, ma soprattutto chi è fratello più povero e più debole. Ecco, dunque, chi intercede.

Ciascuno cerchi di compiacere al prossimo nel bene per edificarlo. Intercedere vuol dire pregare perché si possa dare buon esempio a chi è prossimo, a chi è vicino. La figura dell’intercessore è la figura del credente che cerca il bene di tutti, di chi condivide la vita con lui, di una società. Per questo l’intercessore prega per riuscire in questo compito, ma prega anche per i bisogni degli altri. È così che l’intercessore pensa al bene delle singole persone come pure al bene comune. L’intercessore è un’anima che si dà da fare per compiacere gli altri nel bene.

Tutto ciò che è stato scritto prima di noi è stato scritto per noi perché teniamo viva la speranza. Forse questa frase è la più bella dell’Epistola e ci aiuta a capire che la figura dell’intercessore è la figura di chi si impegna a tenere viva la speranza. L’intercessore prega perché nel mondo non manchi mai qualcuno che ricorda e che tiene viva la fiamma della speranza. Speranza di un incontro con Dio, speranza che tutto sia ripreso e “ricapitolato” in Lui, ovvero speranza che tutto ritrovi senso nel mistero di Dio.

Accoglietevi perciò gli uni gli altri, come anche Cristo accolse voi. L’intercessore è un uomo, una donna di accoglienza. Non solo e non tanto fisica, non solo l’accoglienza che diventa ospitalità, ma l’accoglienza di intenzioni di preghiera che nascono dal vedere le situazioni del tempo presente. L’intercessore è la figura di chi si fa carico di quello che vede attorno a sé, è la figura di chi sa accogliere nel cuore e, per questo, trasformare in preghiera, i bisogni degli altri. La figura dell’intercessore è la figura di chi si lascia interrogare dalle storie che accompagna e ne fa continuamente preghiera. Il suo interessamento per le cose degli uomini diventa preghiera davanti a Dio.

Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia e pace. L’intercessore è anche questo: un uomo di gioia e di pace. È un uomo che, al limite, prende su di sé il peso stesso del mondo, perché si fa prossimo dei bisogni di tutti, ma non perde, per via di questo peso, la gioia e la pace. L’intercessore è un uomo di profonda pace interiore, quella pace che viene dal sentire Dio presente nelle cose della storia, anzi dal chiamarlo ad essere partecipe delle cose che avvengono.

Vangelo

Il Vangelo ci mostra una figura di orante, una figura di intercessore particolare: Giovanni il Battista. San Luca ce lo ha presentato con la lunga introduzione al brano che ci viene rivolto in questa seconda domenica di Avvento. Egli è l’uomo che sta nel deserto per ascoltare Dio e per parlare con Dio; la vita austera che Giovanni conduce nel deserto è per vivere meglio questo compito che Giovanni scopre pian piano. Egli è l’uomo al quale Dio rivela la Parola ed è anche l’uomo che parla a Dio degli uomini. Tutti gli uomini. Quegli uomini che Giovanni, concretamente, riceve al Giordano e per i quali prega, suggerendo poi loro cosa devono fare per trasformare la loro stessa vita in atteggiamento di intercessione continua. Proprio perché l’intercessore – abbiamo detto – è uno che parte da quello che vive, Giovanni insegna a chi lo raggiunge nel deserto a partire da ciò che è in quel momento per continuare il suo cammino verso Dio.

A tutti dice: chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha. È un atteggiamento di carità concreto che riprende quello che diceva San Paolo: compiacere il prossimo nel bene. È da qui, è dal vedere il bisogno di chi si ha concretamente di fianco che si può pregare per lui, presentando la sua situazione al Padre. Prima, però, l’intervento concreto. San Luca ci dice che l’intercessore è sempre un uomo che fa qualcosa di concreto. L’orante non si rifugia nella preghiera per fuggire il concreto agire, ma sostiene con la preghiera i suoi atti, illuminandoli e rendendoli eterni. Ogni atto di bene che, attraverso la preghiera, si inserisce in Dio, diventa qualcosa di eterno.

Ai pubblicani dice: non estorcete più di quanto vi è stato fissato. Altro comportamento concreto che indica che l’intercessore è un uomo libero, un uomo che non cerca cose, un uomo onesto. Ecco perché ai pubblicani, che notoriamente, non lo erano, Giovanni raccomanda prima di tutto di diventare uomini onesti, che sanno così compiacere il prossimo.

Ai soldati dice: non maltrattate, non estorcete, accontentatevi. L’intercessore è un uomo della gratuità, un uomo che agisce gratuitamente perché prende a cuore le cose, senza chiedere nulla in cambio. Ai soldati di quel tempo, che non erano certo abituati a tutto questo, Giovanni il Battista ricorda che l’orante è sempre l’uomo del gratuito. Ecco perché prima bisogna trasformarsi in uomini del rispetto e della gratuità per diventare, poi, intercessori per il bene degli altri.

San Giovanni, richiamando comportamenti e stili di vita concreti a chi lo raggiunge nel deserto, categoria per categoria, insegna a mettere ordine nella propria vita prima di diventare figure di uomini di preghiera che si sanno interrogare per il bene degli altri. Potremmo dire che l’intercessore è un uomo che si accorge dei bisogni degli altri perché è un uomo che ha messo ordine dentro sé stesso.

Baruc

Infine anche Baruc ci dice qualcosa sul mistero dell’intercessione. Baruc ha una visione molto bella del popolo di Dio, una visione di grande pace e di grande benedizione. Egli, infatti, riesce ad intravvedere il tempo del ritorno dall’esilio di Babilonia. Descrive, per questo, la via del ritorno, che sembra una via aperta, facilmente percorribile, sicura. Sappiamo che, storicamente, il ritorno del popolo di Israele fu ben altro! Ma al profeta non interessa raccontare ciò che è avvenuto, quanto piuttosto pre-dire, quasi sognare, vedere come in una visione ciò che ha prodotto la preghiera di intercessione. Baruc ci dice che la preghiera di chissà quanti uomini e donne di quel tempo, di chissà quanto sacerdoti e dottori della legge, è finalmente stata esaudita e ciò che tutti hanno chiesto fin dal primo giorno di esilio, finalmente si è avverato. Dopo il tempo della purificazione, Dio concede al suo popolo di ritornare in patria. Questo è il grande risultato che il popolo di Israele può vantare. Dio ha ascoltato la preghiera di tutti, durata anni e, ora, il “resto” ovvero chi è rimasto in vita, può tornare felice in patria per ricostruire case, città, vie e, soprattutto, il tempio del Signore. Così il profeta insegna che l’intercessione è una preghiera che va avanti nel tempo, è una preghiera che rimane fedele, è una continua richiesta a Dio delle realtà di cui si ha bisogno che continua fino a che Dio non la esaudisca.

Il nostro cammino alla luce di questa Parola

È proprio alla luce di queste pagine della Parola di Dio che noi possiamo capire cosa è la preghiera di intercessione, chi la vive, come si accede ad essa.

Per vivere la preghiera di intercessione bisogna sentirsi parte della storia del mondo ed imparare a leggerla. Tutte e tre le Scritture ci hanno mostrato ampiamente che la preghiera di intercessione parte solo da un cuore che sa prendersi cura degli altri, che sa cercare il bene non solo per sé stesso, ma per le persone che vivono con lui, vicine o lontane che siano. Per vivere la preghiera di intercessione occorre interessarsi dei problemi degli altri, del mondo, del periodo storico, della gente. Senza tutto questo, non è possibile vivere alcuna preghiera di intercessione.

Intercedere vuol dire mettersi davanti a Dio, insistendo. La preghiera di intercessione è la preghiera di chi si rimette davanti a Dio supplicandolo, certo dell’ascolto, desideroso di vedere anche la realizzazione di quello che si chiede. L’intercessore è la figura di un uomo o di una donna che sa spendersi, in tutto e per tutto, per le cose importanti degli altri. In questo senso la preghiera di intercessione sa recuperare anche quell’insistenza della preghiera di cui abbiamo già parlato domenica scorsa.

Intercedere significa anche saper vedere la speranza che Dio accende nei cuori, anche quando non avviene esattamente quello che uno ha richiesto. La preghiera di intercessione cerca sempre di presentare situazioni a Dio nella certezza che si è comunque chiamati a fare la sua volontà. Per questo l’intercessore non dispera mai, ma anzi si dispone ad accogliere quella volontà che Dio rivela, come pure ad avere gli stessi tempi di Dio che, come è noto, non sono i tempi degli uomini.

Si intercede, soprattutto, sostando davanti all’Eucarestia. La tradizione della Chiesa ci ricorda anche questo, che si intercede soprattutto stando davanti all’Eucarestia. È qui, davanti al Signore presente nel Sacramento, che uno deve avere la certezza di essere ascoltato. È qui, dinanzi al Sacramento, che uno ha la certezza di sentire la presenza di Dio che chiama, sprona, incoraggia, dona, comunque, a tutti speranza.

Proposte per l’Avvento

Se questa è la preghiera di intercessione, vi invito e vi incoraggio a continuare alcuni esercizi che abbiamo già impostato.

Anzitutto continuo ad invitarvi a venire a Messa il più possibile, a fermarvi dinanzi al Santissimo Sacramento, a sostare davanti ad un tabernacolo. È in questo momento che si intercede maggiormente. Quindi invito tutti a pregare per le intenzioni che più ci stanno a cuore, dinanzi al Sacramento Eucaristico.

In secondo luogo vi invito ancora a leggere le immagini dei profeti, che sono immagini belle di speranza. Sostenuti dalla Parola di Dio sapremo anche noi essere segno di speranza per il mondo.

Poiché il Papa lo raccomanda con insistenza, vi invito ad intercedere per la pace.  Dinanzi a quello che è accaduto nei giorni scorsi, tutti noi siamo invitati ad avere più speranza, ma anche a pregare maggiormente perché si possa coronare il disegno di una pace giusta. Così presentiamo poi anche le altre intenzioni che ci stanno a cuore, secondo quello che abbiamo sentito e meditato.

2023-02-03T17:55:52+01:00