Sabato 20 dicembre

Feria prenatalizia 4

La spiritualità di questo giorno

Può essere che il tema di questa quarta feria risulti anche un po’ strano: “Esteriorità e verità nelle relazioni”. Eppure è un tema di grandissima attualità e di grande interesse per tutti.

La Parola di questo giorno

RUT 2, 19 – 3, 4a
Lettura del libro di Rut

In quei giorni. La suocera chiese a Rut: «Dove hai spigolato oggi? Dove hai lavorato? Benedetto colui che si è interessato di te!». Rut raccontò alla suocera con chi aveva lavorato e disse: «L’uomo con cui ho lavorato oggi si chiama Booz». Noemi disse alla nuora: «Sia benedetto dal Signore, che non ha rinunciato alla sua bontà verso i vivi e verso i morti!». E aggiunse: «Quest’uomo è un nostro parente stretto, uno di quelli che hanno su di noi il diritto di riscatto». Rut, la moabita, disse: «Mi ha anche detto di rimanere insieme ai suoi servi, finché abbiano finito tutta la mietitura». Noemi disse a Rut, sua nuora: «Figlia mia, è bene che tu vada con le sue serve e non ti molestino in un altro campo». Ella rimase dunque con le serve di Booz a spigolare, sino alla fine della mietitura dell’orzo e del frumento, e abitava con la suocera. Un giorno Noemi, sua suocera, le disse: «Figlia mia, non devo forse cercarti una sistemazione, perché tu sia felice? Ora, tu sei stata con le serve di Booz: egli è nostro parente e proprio questa sera deve ventilare l’orzo sull’aia. Làvati, profùmati, mettiti il mantello e scendi all’aia. Ma non ti far riconoscere da lui prima che egli abbia finito di mangiare e di bere. Quando si sarà coricato, tu dovrai sapere dove si è coricato».

SALMO Sal 17 (18)

Sia esaltato il Dio della mia salvezza.

Con l’uomo buono tu sei buono,
con l’uomo integro tu sei integro,
con l’uomo puro tu sei puro
e dal perverso non ti fai ingannare. R

Perché tu salvi il popolo dei poveri,
ma abbassi gli occhi dei superbi.
Signore, tu dai luce alla mia lampada;
il mio Dio rischiara le mie tenebre. R

Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,
la tua destra mi ha sostenuto,
mi hai esaudito e mi hai fatto crescere.
Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato. R

ESTER 7, 1-6; 8, 1-2
Lettura del libro di Ester

In quei giorni. Il re e Amàn andarono a banchettare con la regina. Il secondo giorno che si beveva, il re disse a Ester: «Che c’è, regina Ester? Qual è la tua domanda e quale la tua richiesta? Fosse anche la metà del mio regno, ti sarà data». Rispose: «Se ho trovato grazia davanti al re, sia risparmiata la vita a me, secondo la mia domanda, e al mio popolo, secondo la mia richiesta. Infatti siamo stati venduti, io e il mio popolo, siamo stati venduti per essere distrutti, uccisi e fatti schiavi, noi e i nostri figli, per diventare servi e serve; ma io finsi di non udire, perché quel calunniatore non è degno del palazzo del re». Disse il re: «Chi è costui, che ha osato fare queste cose?». Ester rispose: «Un nemico: Amàn è quel malvagio». Amàn fu preso da terrore in presenza del re e della regina. Lo stesso giorno, il re Artaserse donò a Ester la proprietà di Amàn, il calunniatore, e Mardocheo fu chiamato dal re, perché Ester aveva rivelato che egli era legato da parentela con lei. Allora il re prese l’anello che aveva fatto ritirare ad Amàn e lo diede a Mardocheo, ed Ester stabilì Mardocheo su tutte le proprietà di Amàn.

VANGELO Lc 1, 57-66
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

La Scrittura

Lavati, profumati, mettiti il mantello…

Aman è quel malvagio…

Giovanni è il suo nome…

Una vecchia che dà consigli ad una giovane per come stare nel mondo degli uomini! La Parola ci sorprende, perché quella vecchietta amareggiata che non voleva nemmeno più farsi chiamare Noemi, ma Mara, pare avere recuperato tutte le sue forze. Sentendo i racconti di Rut, sentendo chi è colui che si sta interessando di lei, dà consigli alla giovane nuora… e non consigli qualsiasi! In sintesi potremmo dire così: ella sfodera le armi della seduttrice! Se c’è da convincere Booz ad interessarsi di loro, occorre fare questo. Ecco perché un bagno ristoratore, un profumo che si fa notare, un mantello che dice con chi si vuole passare la notte, diventano “armi” con cui sedurre il cuore di Booz. Noemi è la donna che si dispera, è la donna che prega, è la donna che torna nel suo popolo, ma è anche una donna sveglia, una che non sta a guardare, una che sa sfoderare anche le sue armi! Una donna piena di qualità e di capacità. Serviranno eccome queste armi! Se Booz si accorgerà di quello che avviene attorno a sé, sarà anche per questo.

Diversa la Scrittura di Ester che ci mostra l’affondo di Ester dopo il lavoro diplomatico. Ella ha costretto il re suo marito e Aman a stare presso di lei, a banchettare con lei. Ora sa di dover fare qualcosa di assolutamente diverso. Sa che deve dire il perché di tutta – se vogliamo – quella messa in scena. Così Ester capisce che è il tempo di andare dritti al punto. Senza mezzi termini, senza giri di parole, proprio lei che era stata così diplomatica, chiama Aman in giudizio. È lui l’uomo che sta tormentando il suo popolo mentre il re non sa neppure bene cosa stia facendo! È lui che si avvale dell’autorità imperiale per scopi infami! È lui che distrugge le relazioni invece che costruirle! L’affondo è particolarmente diretto, tanto che apre una breccia nel cuore del re che non può fare altro che cacciare il suo primo – ministro e lodare il lavoro di Ester. Dunque nelle relazioni occorre finezza, occorre diplomazia ma occorre anche verità.

Così anche Elisabetta mette tutta la sua forza nel dire quale novità stia interessando la sua vita, la vita della sua famiglia, la vita di tutti grazie a quella nascita prodigiosa che ormai è avvenuta. Proprio perché prodigiosa, proprio perché inaudita, occorre un nome nuovo. Giovanni è il suo nome” dice Elisabetta quando è interrogata sul nome del bambino. Non c’è altro modo migliore per dire di una novità che inizia. Non c’è modo migliore per dire a tutti la forza con la quale entra nel mondo questa novità. Non c’è cosa migliore che uscire dall’alveo delle tradizioni ripetute per dire a tutti che sta iniziando qualcosa di nuovo e di completamente diverso.

Nelle relazioni sono importanti queste cose. È importante il gusto della novità; occorre anche il gusto per qualcosa di nuovo; occorre usare le “armi” che la natura ci mette a disposizione. Non dobbiamo certo vergognarci di queste cose! Anche il più fedele tra gli uomini deve saper padroneggiare bene queste realtà che la vita offre. Senza rimanerne succube ma anche senza distaccarsi da quelle cose umane che dicono bene la possibilità di una relazione autentica.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Anche noi potremmo interrogarci oggi su come padroneggiamo queste realtà e su come utilizziamo questi “ingredienti” nel vivere le nostre relazioni. È chiaro che, in alcune relazioni, abbiamo bisogno di utilizzare le “armi” che la natura ci dona. Così come è chiaro che, in altre relazioni, abbiamo bisogno di andare diritti al punto. Così come in altre abbiamo necessità di cercare, di trovare e di dire quali sono le novità che devono tenerci desti. Perché, se così non fosse, ecco che le relazioni si intristiscono, deperiscono e alla fine muoiono. Dunque tocca noi con queste tre “armi” tenere vive le relazioni che abbiamo.

In questi giorni avremo molte relazioni, anche formali, per scambiarci qualche augurio. Avremo la forza di dire a tutti perché c’è questa festa, quale è la verità che essa contiene? Oppure faremo un po’ come tutti, adeguandoci ad un modo di fare che non mette più al centro Gesù Cristo? Avremo la forza di dire che il Natale ha un senso se c’è una relazione con Cristo che nasce, oppure faremo finta di niente e ci lasceremo sfuggire l’occasione bella che abbiamo per affrontare la Verità che ci viene donata?

Non è forse vero che molti hanno perso questo orizzonte e non sanno più nemmeno bene perché ci sia Natale? O non è forse vero che, per vivere bene questa festa, dovremmo anche rispolverare qualche arma che la vita o il carattere ci stanno donando per portare a frutto qualche cosa che ci riguarda da vicino? Togliamo da noi quella falsa umiltà che ci porta a fare continuamente calcoli senza arrivare a nulla. Togliamo da noi quel falso pudore che non ci permette di capire che la vita ha le sue regole, i suoi linguaggi, le sue necessità… a noi è chiesto di conoscerli, di viverli, di interpretarli, non di sotterrare i talenti che abbiamo!

Il Signore ci guidi e ci permetta di arrivare a possedere quella verità che Lui solo ci dona in questa festa che si prepara.

Perchè la Parola dimori in noi

  • Quali armi ho a disposizione per rendere più vere, belle e forti le mie relazioni?
  • Quale gusto per la verità e quale servizio alla verità mi permette di gustare le relazioni?
  • Quale passaggio di mentalità potrei fare per vivere bene questo Natale?
2025-12-12T14:43:13+01:00