6 domenica di Avvento: dell’Incarnazione
Introduzione
- Che cosa diciamo sul silenzio?
- Non è che ci siamo anche stancati di fare silenzio tanto siamo pieni di rumore, di parole, di musica?
Io credo che siamo un po’ così. Anche noi cristiani ci siamo stancati o forse ci stiamo dimenticando di fare silenzio. Non insegniamo più nemmeno a stare in silenzio! Lo vediamo anche nelle nostre celebrazioni: a volte siamo quasi costretti a riempire il silenzio con un canto, con una musica, per evitare il chiacchiericcio dei fedeli o quel ricorso immediato al telefono, anche in Chiesa, perché, nel silenzio, non sappiamo più cosa fare e cosa dire al Signore nemmeno quando siamo qui nella sua casa! Lasciamo, come sempre, che siano le scritture a darci la linea guida di questa ultima domenica di avvento che ci immette direttamente nella settimana del Santo Natale.
La Parola di Dio
LETTURA Is 62, 10 – 63, 3b
Lettura del profeta Isaia
In quei giorni. Isaia disse: «Passate, passate per le porte, sgombrate la via al popolo, spianate, spianate la strada, liberatela dalle pietre, innalzate un vessillo per i popoli». Ecco ciò che il Signore fa sentire all’estremità della terra: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede”. Li chiameranno “Popolo santo”, “Redenti del Signore”. E tu sarai chiamata Ricercata, “Città non abbandonata”». «Chi è costui che viene da Edom, da Bosra con le vesti tinte di rosso, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza?». «Sono io, che parlo con giustizia, e sono grande nel salvare». «Perché rossa è la tua veste e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel torchio?». «Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me».
SALMO Sal 71 (72)
Rallègrati, popolo santo; viene il tuo Salvatore.
Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.
Ai poveri del popolo renda giustizia,
salvi i figli del misero e abbatta l’oppressore. R
Scenda come pioggia sull’erba,
come acqua che irrora la terra.
Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato. R
Benedetto il Signore, Dio d’Israele
egli solo compie meraviglie.
E benedetto il suo nome glorioso per sempre:
della sua gloria sia piena tutta la terra. R
EPISTOLA Fil 4, 4-9
Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi
Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!
VANGELO Lc 1, 26-38a
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Le scritture
Partendo, anzitutto dal vangelo, possiamo riscoprire il senso del silenzio. Subito San Luca ci mette in comunione con l’Arcangelo Gabriele che, entrando dalla Vergine, propone il saluto: “rallegrati”. In quale ora della giornata sarà avvenuto questo saluto? Sarà stato al mattino, durante il giorno, o nell’ombra della sera? In quale luogo avrà avuto sede l’annunciazione? Al pozzo, come vuole una tradizione del luogo o in qualche luogo della casa? Non è dato di sapere. Quello che sappiamo è anche avvenne in un contesto di silenzio. La vergine era sola, la vergine era nel silenzio. In quel silenzio che si fa attenzione, in quel silenzio che diventa preghiera, in quel silenzio che diventa disponibilità all’ascolto e al dialogo. Quel silenzio che non è solo fisico, esteriore, il silenzio che circonda una persona in alcune situazioni di vita, piuttosto quel silenzio interiore che nasce dall’avere già meditato ed ascoltato con abbondanza la Parola di Dio, quel silenzio che riporta in primissimo piano altri personaggi della scrittura che, nel silenzio, avevano udito la voce di Dio. Maria era stata educata fin dalla fanciullezza a conoscere e a condividere queste storie di uomini, di donne che avevano saputo lasciare spazio a Dio nelle loro vite e che, per questo, erano diventati uomini e donne di Dio, uomini e donne in grado di capire la venuta del Signore nelle loro vite e di disporsi a compiere quello che il Signore chiedeva loro. È nel silenzio che “il Verbo si fece carne”. È nel silenzio della casa di Nazareth, è nel silenzio del cuore di Maria che la Parola prende carne in lei. È nel silenzio di un cuore vigile che inizia quella relazione, che è la relazione con Cristo, che cambierà non solo la vita della Vergine Santa ma la vita di ogni uomo che entra in comunione con questa storia: la storia di Dio che si fa carne.
È dal silenzio che nasce la gioia, ci dice ancora il Vangelo. Alla Vergine non è proposto un saluto qualsiasi. A lei è detto di sapersi rallegrare. Si rallegra l’anima di chi incontra qualcuno, si rallegra l’anima di chi non si sente solo, si rallegra l’anima di chi sa che Dio è vicino. È questo il motivo per cui la vergine si rallegra. Ella sa già che Dio è vicino e che condivide la storia degli uomini. Nell’annunciazione ella comprende che Dio entra in relazione con lei e attraverso di lei proporrà una vicinanza e una relazione ancora più significativa con ciascun uomo. Perché Dio fa sempre coì, è sempre il Dio vicino per coloro che lo cercano ed è il Dio che si fa vicino e che va ad intercettare coloro che non lo ricercano più. Il silenzio di Maria non è un silenzio sterile, non è un silenzio vuoto. È il silenzio che diventa fecondo, è il silenzio che è abitato da Dio, quel Dio che, proprio a partire da quel silenzio si fa carne e viene a condividere la vita di tutti gli uomini.
Del silenzio che diventa fecondo ci parlavano anche le altre scritture. Anzitutto il profeta Isaia che, nella lettura, insegnava ad un popolo devastato dall’esilio, ad un popolo lontano dalla sua patria e costretto ad un silenzio forzato, proponeva di meditare questa parola: “Ecco, arriva il tuo salvatore, ecco egli ha con sé il premio”. Ad un popolo ridotto a nulla, ad un popolo che non ha voce, ad un popolo la cui stessa vita è diventata silenzio, ecco che il profeta propone un Dio che si fa parola, un Dio che si fa ascoltare, un Dio che ridona consistenza all’esperienza di chi non capiva più nulla, di chi non contava più nulla. Ecco che il popolo dalla tenebra, dal silenzio, dal desiderio che altri hanno avuto di cancellarlo, avverte una presenza che si fa amica, una presenza che si fa dono, una presenza che si fa riscatto, una presenza che diventa promessa. Il popolo, nel silenzio, comprende che non è abbandonato e che Dio è veramente con Lui.
Anche san Paolo, nell’Epistola, ci diceva: “la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù”. La pace di Dio è il silenzio che circonda il suo mistero. Chi sperimenta questa pace, perché entra in comunione con questo mistero, trova che il silenzio di Dio è fecondo, è profondo, è vero. È da questa pace, cioè da questo silenzio, che si esce edificati, pronti a vivere ogni espressione di bene che la vita conosce. È da questa pace che Dio incomincia a ricostruire tutta la vita degli uomini, partendo dalle relazioni dei vicini per giungere, poi, a quelle dei potenti. È da questo silenzio che nasce quell’affabilità del cristiano che lo rende accetto a tutti, stimato da tutti, perché capace di intraprendere relazioni vere, profonde, significative con tutti. Dio, nel silenzio, accende l’interesse, l’amore, la ricerca per tutto ciò che è “amabile, desiderabile, buono”. Tra questi desideri che Dio mette nel cuore degli uomini che sanno fare silenzio per accogliere il suo mistero, ecco il desiderio della pace. Quella pace che si sperimenta nel silenzio quando ci si immerge nel mistero di Dio, quella pace che diventa ciò che deve essere ricercato e perseguito nel nome del Signore, il silenzio abitato da Dio diventa sempre fecondo di cose buone e di opere buone.
Perchè la Parola dimori in noi
Anche in questa domenica, ultima di avvento, anche in questa domenica che segna l’inizio della settimana di natale, mi sembra che le scritture abbiano molto da dirci e da comunicarci. A tutti noi è detto che è solo nel silenzio che va amato, custodito, abitato, che possono nascere relazioni serie, profonde, incisive, punto di riferimento per la vita, perché è solo nel silenzio che si impara a vivere, a costruire, a rispettare quella relazione che è al di sopra di ogni altra relazione e che dà senso ad ogni altra relazione umana: la relazione con Cristo.
Se provate a pensare, vedrete che il Natale è richiamo, in ogni modo, a non rimanere in silenzio. Il frastuono di questi giorni, la frenesia di questi giorni, le chiacchiere di questi giorni, perfino la musica di questi giorni, ci diranno che il natale, il silenzio del natale, è qualcosa da superare, da riempire, da bypassare. Solo la fede ci ricorda che è nel silenzio che il Verbo prende carne, è nel silenzio e attraverso la Vergine Maria che il Verbo entra in relazione con gli uomini. È solo nel silenzio che noi potremo fare qualche passo avanti nella conoscenza di Dio, nella sua lode, nel rispetto del suo mistero, nell’accoglienza del mistero nelle cose più ordinarie della vita. E’ solo nel silenzio che noi potremo tessere quella trama fitta di rapporti con Dio che, poi, diventa occasione per vivere bene e a fondo ogni altra cosa dell’esistenza. È solo nel silenzio che si vive con Dio e di fronte a Dio che si possono custodire quelle relazioni che meritano sempre attenzione e cura.
È solo nel silenzio che anche noi potremo percepire quell’invito alla gioia che diventa occasione per capire che il Signore è il Dio vicino, il Dio con noi, il Dio per noi, il Dio che ama stare in mezzo al suo popolo, per custodirne le vie della vita. Oggi più che mai tutti noi dobbiamo avere la percezione che tocca noi diventare profeti di silenzio per diventare profeti di relazioni serie, compiute, vere. In un mondo che non cura le relazioni, in un mondo in cui il silenzio vorrebbe sempre essere cancellato, noi dobbiamo avere il coraggio, la grinta, la forza di dire che noi crediamo ancora, che è dalle relazione con Dio che si nutre di silenzio e che si cura nel silenzio, che nasce qualsiasi altra relazione che voglia essere seria, significativa, salutare. In questi prossimi giorni, mentre tutto ci richiama alla frenesia del Natale, noi dobbiamo avere il coraggio di garantirci uno spazio di silenzio di preghiera e dobbiamo vere il coraggio e la forza di dirlo anche ad altri e di richiamare anche altri, anche grazie al nostro impegno di preghiera.
Conclusione generale dell’Avvento
Oggi concludiamo tutto il nostro percorso di avvento. Abbiamo dedicato, domenica dopo domenica, del tempo e delle attenzioni per capire che l’atteggiamento della profezia, cioè l’atteggiamento di chi riscopre vie antiche ma sempre nuove che diventano provocazione per tutti, è l’unico modo per tenere desta l’attenzione di tutti sui valori eterni che danno senso all’esistenza. La profezia di giustizia, la profezia di bene, la profezia di futuro, la profezia di accoglienza, la profezia di pace e, ora, la profezia di silenzio che abbiamo cercato di riscoprire e di vivere nel cammino di Avvento di quest’anno, devono ora lasciare lo spazio a questi ultimissimi giorni di preparazione al natale. Pur dentro una trama fitta di appuntamenti e di cose da fare, pur dentro il turbinio delle cose da preparare per noi e per chi accoglieremo in questo prossimo natale, cerchiamo di riprendere il senso dell’essere profezia. In un mondo che non festeggia più il natale di Cristo come incontro con il Salvatore, ci sia, almeno da parte nostra, il desiderio di essere ancora tra quelli che vogliono andare controcorrente ed essere, per tutti, profezia di tutto quello che il Signore vuole realizzare tra noi, prima di quell’ultimo, vero e definitivo incontro con Lui. Maria, che oggi contempliamo nella sua divina maternità, ci aiuti a crescere, come sempre, nella direzione e nella volontà che il Figlio suo ha su ciascuno di noi.