Settimana della 6 domenica dopo l’Epifania – Venerdì
La spiritualità di questa settimana
Con oggi terminiamo le lunghe settimane nelle quali abbiamo letto il Siracide. Come sappiamo l’ultima e la penultima settimana prima che inizi il tempo di Quaresima hanno il compito di portarci verso il tempo del perdono e della misericordia con altri autori biblici.
La Parola di questo giorno
LETTURA Sir 18, 1-14
Lettura del libro del Siracide
Colui che vive in eterno ha creato l’intero universo. Il Signore soltanto è riconosciuto giusto e non c’è altri al di fuori di lui. Egli regge il mondo con il palmo della mano e tutto obbedisce alla sua volontà; con il suo potere egli è il re di tutte le cose e in esse distingue il sacro dal profano. A nessuno è possibile svelare le sue opere e chi può esplorare le sue grandezze? La potenza della sua maestà chi potrà misurarla? Chi riuscirà a narrare le sue misericordie? Non c’è nulla da togliere e nulla da aggiungere, non è possibile scoprire le meraviglie del Signore. Quando l’uomo ha finito, allora comincia, quando si ferma, allora rimane perplesso. Che cos’è l’uomo? A che cosa può servire? Qual è il suo bene e qual è il suo male? Quanto al numero dei giorni dell’uomo, cento anni sono già molti, ma il sonno eterno di ognuno è imprevedibile a tutti. Come una goccia d’acqua nel mare e un granello di sabbia, così questi pochi anni in un giorno dell’eternità. Per questo il Signore è paziente verso di loro ed effonde su di loro la sua misericordia. Vede e sa che la loro sorte è penosa, perciò abbonda nel perdono. La misericordia dell’uomo riguarda il suo prossimo, la misericordia del Signore ogni essere vivente. Egli rimprovera, corregge, ammaestra e guida come un pastore il suo gregge. Ha pietà di chi si lascia istruire e di quanti sono zelanti per le sue decisioni.
SALMO Sal 18 (19)
I cieli narrano la gloria di Dio.
I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia. R
Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio. R
Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore. R
VANGELO Mc 9, 42-50
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».
Siracide
Anche il Siracide, in questa ultima pagina, quasi di congedo, che ci propone, ci ricorda che il Signore è grande nel perdono e nella misericordia. Credo che sia bellissimo cercare di vivere bene questa lectio, perché ci mette di fronte alla verità della vita dell’uomo. Tutti noi siamo fragili. Tutti noi abbiamo una limitatezza che è congenita dentro di noi. Le nostre malattie, le nostre ansietà, le nostre difficoltà sono lì a ricordarcelo. Il Siracide, con molta schiettezza, diceva anche che qualora un uomo fosse sempre in forza, arriverebbe il giorno della sua fine. Fossero anche più di 100 anni, che cosa rimane, comunque, la vita dell’uomo? Solo un soffio di fronte all’eternità, solo una realtà da poco, di fronte al mistero di Dio che è immenso, eccelso, infinitamente grande e profondo. Il Siracide vuole attivare in noi il senso di una vera e profonda contemplazione. Se contempliamo il mistero di Dio prenderemo consapevolezza della nostra limitatezza e cercheremo, in ogni modo, di mettere cura per il nostro ritorno a Dio. Questo è il compito della fede: accendere in noi il desiderio di Dio.
Dio poi, sempre, con infinita misericordia si china su tutti gli uomini e consola il loro cammino, sostiene la loro debolezza, fa in modo che non ci si smarrisca nel cammino stesso. Un’immagine davvero bella e profonda di quello che tutti siamo chiamati a vivere.
Vangelo
Si può capire così molto bene il richiamo che nasce dal Vangelo. Se questa è la verità della vita dell’uomo, se questa è la verità a cui tutti siamo chiamati, come occorre vivere i giorni che ci vengono donati? Il Vangelo lo dice con molta chiarezza: diventando piccoli raggi di luce che sanno richiamare tutti alla verità che Dio rivela. Il mistero della vita non è vissuto da tutti allo stesso modo. Molti sono coloro che non sanno cosa fare, molti sono coloro che non sanno come rispondere alle grandi domande della vita. Molti sono coloro che vivono anche lontani da quella misericordia di Dio che tutto può. Il credente, invece, si mette al riparo di Dio, vive, per così dire, alla sua ombra e, per questo, sa interpretare la vita con quella sapienza umile che nasce dalla fede. In questo compito di interpretazione dei propri giorni, tutti i credenti sono chiamati ad essere luce per gli altri, per non lasciare che le cose travolgano tutto e che non ci sia mai attenzione per il Mistero da cui tutto proviene e che tutti ha chiamato all’esistenza.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Forse abbiamo proprio bisogno di questo: abbiamo ancora bisogno di lasciarci narrare che la misericordia di Dio si stende su di noi e dona senso ai nostri giorni. Forse lo sappiamo già, eppure vediamo bene come noi per primi facciamo fatica a vivere secondo questa luce della rivelazione e come gli uomini, in genere, facciano ancor più fatica dei credenti a dare un senso ai propri giorni. Mi pare che, oggi, molti vivano come se Dio non esistesse e come se la vita fosse solo una manciata di giorni di cui approfittare, ma senza un progetto, senza uno scopo, senza una meta. Forse tocca proprio a noi dire a tutti che non è così. La visione del credente, secondo la quale tutto parte da Dio perché tutto ritorni a Dio, è l’unica visione di vita che permette di capire che non siamo destinati al nulla. Se è così, abbiamo necessariamente bisogno della misericordia di Dio perché, per molti aspetti, vaghiamo su strade che non sono quelle di Dio e, comunque, siamo lontano dal suo amore.
Lasciamo che il Signore, ancora oggi, ci richiami a questa visione di vita, lasciamo che il Vangelo ci sproni, lasciamo che la parola ci provochi. La luce che ne otterremo deve poi essere donata ad altri, perché tutti capiamo che solo fidandoci di Dio troveremo pace e consolazione.
Provocazioni
- Mi sento pienamente inserito in questa visione di vita?
- La speranza della vita eterna illumina i miei giorni?
- Come posso vivere bene questa parte di vita che il Signore mi sta donando e che sta illuminando?