Settimana della 4 domenica di quaresima – martedì
La spiritualità di questo giorno di quaresima
Dopo la festa di San Giuseppe e in attesa di quella dell’Annunciazione, torniamo al discorso della montagna tipico della Quaresima.
La Parola di questo giorno
GENESI 27, 1-29
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci vedeva più. Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse: «Figlio mio». Gli rispose: «Eccomi ». Riprese: «Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte. Ebbene, prendi le tue armi, la tua farètra e il tuo arco, va’ in campagna e caccia per me della selvaggina. Poi preparami un piatto di mio gusto e portamelo; io lo mangerò affinché possa benedirti prima di morire». [Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù. Andò dunque Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa.] Rebecca disse al figlio Giacobbe: «Ecco, ho sentito tuo padre dire a tuo fratello Esaù: “Portami della selvaggina e preparami un piatto, lo mangerò e poi ti benedirò alla presenza del Signore prima di morire”. Ora, figlio mio, da’ retta a quel che ti ordino. Va’ subito al gregge e prendimi di là due bei capretti; io preparerò un piatto per tuo padre, secondo il suo gusto. Così tu lo porterai a tuo padre, che ne mangerà, perché ti benedica prima di morire». Rispose Giacobbe a Rebecca, sua madre: «Sai bene che mio fratello Esaù è peloso, mentre io ho la pelle liscia. Forse mio padre mi toccherà e si accorgerà che mi prendo gioco di lui e attirerò sopra di me una maledizione invece di una benedizione». Ma sua madre gli disse: «Ricada pure su di me la tua maledizione, figlio mio! Tu dammi retta e va’ a prendermi i capretti». Allora egli andò a prenderli e li portò alla madre, così la madre ne fece un piatto secondo il gusto di suo padre. Rebecca prese i vestiti più belli del figlio maggiore, Esaù, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe; con le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia del collo. Poi mise in mano a suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato. Così egli venne dal padre e disse: «Padre mio». Rispose: «Eccomi; chi sei tu, figlio mio?». Giacobbe rispose al padre: «Io sono Esaù, il tuo primogenito. Ho fatto come tu mi hai ordinato. Àlzati, dunque, siediti e mangia la mia selvaggina, perché tu mi benedica». [Isacco disse al figlio: «Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!». Rispose: «Il Signore tuo Dio me l’ha fatta capitare davanti». Ma Isacco gli disse: «Avvicìnati e lascia che ti tocchi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no». Giacobbe si avvicinò a Isacco suo padre, il quale lo toccò e disse: «La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù». Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le braccia di suo fratello Esaù, e lo benedisse. Gli disse ancora: «Tu sei proprio il mio figlio Esaù?». Rispose: «Lo sono».] Allora disse: «Servimi, perché possa mangiare della selvaggina di mio figlio, e ti benedica». Gliene servì ed egli mangiò, gli portò il vino ed egli bevve. Poi suo padre Isacco gli disse: «Avvicìnati e baciami, figlio mio!». Gli si avvicinò e lo baciò. Isacco aspirò l’odore degli abiti di lui e lo benedisse: «Ecco, l’odore del mio figlio come l’odore di un campo che il Signore ha benedetto. Dio ti conceda rugiada dal cielo, terre grasse, frumento e mosto in abbondanza. Popoli ti servano e genti si prostrino davanti a te. Sii il signore dei tuoi fratelli e si prostrino davanti a te i figli di tua madre. Chi ti maledice sia maledetto e chi ti benedice sia benedetto!».
SALMO Sal 118 (119), 97-104
La tua fedeltà, Signore, dura per ogni generazione.
Quanto amo la tua legge!
La medito tutto il giorno.
Il tuo comando mi fa più saggio dei miei nemici,
perché esso è sempre con me. R
Sono più saggio di tutti i miei maestri,
perché medito i tuoi insegnamenti.
Ho più intelligenza degli anziani,
perché custodisco i tuoi precetti. R
Tengo lontani i miei piedi da ogni cattivo sentiero,
per osservare la tua parola.
Non mi allontano dai tuoi giudizi,
perché sei tu a istruirmi. R
Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse,
più del miele per la mia bocca.
I tuoi precetti mi danno intelligenza,
perciò odio ogni falso sentiero. R
PROVERBI 23, 15-24
Lettura del libro dei Proverbi
Figlio mio, se il tuo cuore sarà saggio, anche il mio sarà colmo di gioia. Esulterò dentro di me, quando le tue labbra diranno parole rette. Non invidiare in cuor tuo i peccatori, ma resta sempre nel timore del Signore, perché così avrai un avvenire e la tua speranza non sarà stroncata. Ascolta, figlio mio, e sii saggio e indirizza il tuo cuore sulla via retta. Non essere fra quelli che s’inebriano di vino né fra coloro che sono ingordi di carne, perché l’ubriacone e l’ingordo impoveriranno e di stracci li rivestirà la sonnolenza. Ascolta tuo padre che ti ha generato, non disprezzare tua madre quando è vecchia. Acquista la verità e non rivenderla, la sapienza, l’educazione e la prudenza. Il padre del giusto gioirà pienamente, e chi ha generato un saggio se ne compiacerà.
VANGELO Mt 7, 6-12
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».
Il discorso della montagna
Il discorso della montagna, nella parte che leggiamo oggi, mette insieme tre diversi detti del Signore.
Il primo: “Non date le cose sante ai cani e non gettate le perle davanti ai porci”. Chi getterebbe una perla ai porci? Si sa che la divorerebbero e andrebbe persa una cosa di grandissimo valore. Eppure, dice il Signore, molto spesso accade così con le cose della fede. Accade, infatti, che si lascino calpestare le verità più grandi da parte di chiunque. Su questo detto dovremmo tutti soffermarci, perché il rischio di prendere molto sottogamba le cose e di non rispettare quello che abbiamo ricevuto come dono prezioso, è sotto gli occhi di tutti. Molto spesso manca proprio il rispetto più basilare per tutti i segni della fede, per le realtà sacramentali, per le “cose di Dio”. Un richiamo che ci fa molto bene.
Il secondo detto: “Chiedete e vi sarà dato…”. Molto spesso noi usiamo questa frase per “giustificare” la preghiera di richiesta. La cosa è pienamente lecita, perché è il Signore stesso che si lascia andare a questa interpretazione. Il credente, poiché sa che Dio è Padre buono e provvidente, può sempre cercare aiuto nel suo Dio e, per questo, rimette la sua preghiera con estrema fiducia nelle mani di Dio Padre. Gesù, però, rilancia anche la riflessione, ricordandoci che il Padre dona “lo Spirito” a coloro che lo chiedono e che lo invocano come dono prezioso per la propria esistenza. Dunque, sembra dire Gesù, non dobbiamo chiedere a Dio “cose”, tantomeno “cose qualsiasi”, cose per le quali, spesso, basterebbe una maggior buona volontà, o una maggiore prudenza, o una maggiore applicazione. Il vero dono da chiedere a Dio Padre è lo Spirito Santo. Perché, sembra proprio dire Gesù, quando si possiede questo dono, tutto il resto viene di conseguenza. Chi ha lo Spirito di Dio conosce il progressivo disvelarsi della volontà del Padre, ma ha anche la forza di attuarla. Chi possiede lo Spirito di Dio ha tutto nel suo cuore.
Il terzo detto è quello che, propriamente, chiamiamo la “regola d’oro”: “Tutto quello che voi volete che gli uomini facciano a voi, voi fatelo a loro…”. È una regola base, eppure molto vera, molto impegnativa. Occorre discernimento e impegno per fare agli altri quello che si vorrebbe avere da loro; occorre impegno per donare agli altri quello che interesserebbe alle nostre vite. Gesù dice: chi si attiene a questa regola di vita costruisce la sua santità. Chi si attiene a questa norma di vita costruisce, certamente, una vita santa ma anche una vita felice. Chi vive così, capiti quello che capiti, vive sempre nella felicità: la felicità di sentirsi figlio di Dio, la felicità di provare ad avere tutto quello che rende una vita santa. Non una vita facile, non una vita senza rischi, non una vita spensierata, ma una vita felice di conoscere Dio, di servire Dio, di amarlo.
Il nostro cammino di fede
Il nostro cammino di fede ha molto da imparare da questa pagina. Anzitutto, come già dicevo, il rispetto per le cose sante. A me sembra che siamo un po’ ai minimi storici. Non penso solamente a coloro che disprezzano le cose sante, a coloro che compiono atti di sacrilegio o cose di questo genere. Penso anche ai cristiani che vengono in chiesa, mettono il crocifisso nei loro ambienti, tengono le immaginette nel portafogli, pregano e, poi, si comportano in modo totalmente difforme da quello che dovrebbe essere. Non è questo un modo per cui uno spirito che dovrebbe essere il tabernacolo santo di Dio, viene meno alla propria vocazione? Non è anche questo un non rispetto delle cose di Dio? Pensiamo e domandiamoci tutti:
- Quanto rispetto abbiamo per le cose sante? Quanto le cose sante che venero mi aiutano ad avere una vita santa?
In secondo luogo trovo necessario soffermarci sulla preghiera di richiesta. Cosa chiediamo a Dio? Interventi per cose serie o banali? Chiediamo cose o chiediamo lo Spirito di Dio? Perché il Vangelo ci ha suggerito che l’oggetto proprio di ogni preghiera di richiesta dovrebbe essere solamente lo Spirito Santo. Proviamo a chiederci quanto davvero lo domandiamo, quanto ci necessita, quanto siamo disposti a sacrificarci per questo dono.
- Invoco e chiedo lo Spirito di Dio?
Infine trovo molto bello verificarsi sulla regola d’oro.
- Noi siamo disposti a fare solo quello che vogliamo ricevere?
In effetti questa potrebbe essere proprio una bella revisione quaresimale e un serio impegno al cambiamento.
Intenzioni di preghiera
Preghiamo per tutti noi, perché sappiamo cercare la coerenza. Preghiamo perché sappiamo viverla. Preghiamo perché sappiamo mettere mano alla nostra vita per cambiare seriamente. Chiediamo a Dio di guidarci, di sostenerci, di farci vivere insieme con Lui, perché davvero non abbiamo bisogno di altro! La nostra vita sarà felice non se avremo cose, ma se saremo figli di Dio. Questo è ciò che ci ricorda con forza questa pagina di Vangelo! Cerchiamo di attuarlo per vivere non già solamente giorni sereni, ma, piuttosto, giorni santi!