Martedì 21 giugno

Settimana della 2 domenica dopo Pentecoste – martedì 

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA Es 15, 22-27
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Mosè fece partire Israele dal Mar Rosso ed essi avanzarono verso il deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto senza trovare acqua. Arrivarono a Mara, ma non potevano bere le acque di Mara, perché erano amare. Per questo furono chiamate Mara. Allora il popolo mormorò contro Mosè: «Che cosa berremo?». Egli invocò il Signore, il quale gli indicò un legno. Lo gettò nell’acqua e l’acqua divenne dolce. In quel luogo il Signore impose al popolo una legge e un diritto; in quel luogo lo mise alla prova. Disse: «Se tu darai ascolto alla voce del Signore, tuo Dio, e farai ciò che è retto ai suoi occhi, se tu presterai orecchio ai suoi ordini e osserverai tutte le sue leggi, io non t’infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitto agli Egiziani, perché io sono il Signore, colui che ti guarisce!». Poi arrivarono a Elìm, dove sono dodici sorgenti di acqua e settanta palme. Qui si accamparono presso l’acqua.

SALMO Sal 102 (103)

Benedici il Signore, anima mia!

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. R

Il Signore compie cose giuste,
difende i diritti di tutti gli oppressi.
Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie,
le sue opere ai figli d’Israele. R

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non è in lite per sempre,
non rimane adirato in eterno. R

VANGELO Lc 5, 12-16
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente la lebbra scomparve da lui. Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro». Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare.

Esodo

Il riferimento comune alle due Scritture di oggi è assolutamente evidente. Abbiamo letto nella prima Scrittura: “Io sono il Signore, colui che ti guarisce”. Il riferimento della prima Scrittura è spirituale. Israele, nel Primo Testamento, viene sempre descritto come il popolo che si lamenta, il popolo che se la prende spesso con Dio quando mancano le condizioni di vita “normali” che possono garantire la sopravvivenza e la prosperità. La mancanza di acqua è un serio problema, lo sanno bene in Medio Oriente. Peggio il trovarsi di fronte ad acqua “amara” cioè imbevibile. Il prodigio del Signore dimostra da un lato che Dio sempre ascolta il suo popolo e il suo grido di aiuto. Dall’altro lato il brano insegna che la guarigione che cerca il Signore non è in risposta a bisogni materiali. Dio vorrebbe vedere l’uomo capace di interrogarsi seriamente sulla volontà di Dio e sulla reale capacità di seguirlo. Eppure, come tutto il Primo Testamento dimostra, l’uomo è seriamente incapace di liberarsi da tutto questo. C’è una sorta di lamentazione che rimane sempre in tutti gli uomini, per qualsiasi cosa. C’è una innata capacità di rimettere sempre tutto in discussione, perfino il bene che Dio vuole al suo popolo.

Vangelo

La trama narrativa del Vangelo è ancora più evidente. Molto spesso il Signore Gesù ha guarito uomini lebbrosi, uomini infamati dalla loro malattia, uomini tenuti a distanza e isolati da qualsiasi contesto sociale, oltre che religioso. La guarigione che Gesù offre non è mai un puro sanare rispetto alla malattia del corpo, ma è sempre un sanare il cuore. I lebbrosi che vengono sanati sono uomini che accedono al mistero della fede. La salute ritrovata o concessa nuovamente riguardo al corpo, è sempre segno della salute dell’anima e del suo rapporto ristabilito con Dio e con il suo mistero. Gesù accosta molti malati proprio per questo, per mostrare a tutti come anche la malattia può diventare occasione per riflettere sul mistero di Dio e per trovare una nuova amicizia con Dio. Così come anche Gesù ha sollevato uomini e donne del suo tempo dalle molte difficoltà del vivere, dimostrando che Dio è colui che si prende sempre seriamente cura di ogni uomo. All’uomo è richiesta, però, la fede. Senza l’accoglienza del mistero di Dio che si rivela non ci può essere alcuna salvezza.

Per noi

Credo che sia bellissimo, per tutti noi, poter ripetere nella preghiera di oggi la Parola di Dio che abbiamo ascoltato: “Io sono il Signore, colui che ti guarisce”. Questa è la consapevolezza che ci deve accompagnare. Per qualcuno ripensare a questa frase significherà rimettere nelle mani di Dio il proprio stato di salute o la salute di qualche persona che ci è cara. Per qualcun altro significherà rimettere nelle mani di Dio quelle molte lamentele che sorgono sempre nel nostro cuore a proposito di molte cose della vita. Per qualcun altro significherà rimettere nelle mani di Dio proprio la propria situazione di fede, perché abbiamo bisogno di essere liberati anche da questo, dall’incredulità del cuore. In questa settimana nella quale, ancora una volta, vogliamo pregare soprattutto per le famiglie, credo che sia giusto pregare Dio per tutte le situazioni nelle quali una famiglia è invitata a dire “il Signore è colui che mi guarisce”. Dall’incredulità, dal ripiegamento interiore, dalla sfiducia, dalla malattia, dalla sofferenza, dalla solitudine, dalle paure… il Signore è colui che ci guarisce.

Accanto a questa consapevolezza che è personale, per la quale ciascuno avrà in mente da che cosa il Signore deve guarirci, vorrei che esprimessimo, insieme, un’intenzione comunitaria. Vorrei che il Signore ci guarisse dal rischio della divisione, della dispersione, della non unità. Noi viviamo in un mondo che cerca sempre di assecondare le spinte di disunione, di disarmonia, di rivalsa. Noi non siamo immuni da tutto questo e lo vediamo molto bene nelle difficoltà del cammino di fede comune che cerchiamo di vivere. Mentre preghiamo per le famiglie, preghiamo proprio per questo, per non essere gente che si lamenta delle concrete situazioni della vita ma che, piuttosto, sa trovare anche nelle difficoltà del tempo presente, qualche stimolo e qualche spunto per lodare il Signore che ci guarisce.

Preghiamo, insieme, oggi, ripetendoci questa frase della Parola di Dio.

Così ricorderemo anche l’esempio sempre forte di San Luigi Gonzaga, un ragazzo – è morto giovanissimo – che ha fatto della sua vita una lode a Dio. San Luigi ha imparato, come dice il motto dei Gesuiti, a fare tutto per la maggior gloria di Dio e per questo ha accettato tutto, anche quella malattia che lo ha strappato, giovanissimo, alla vita.

San Luigi interceda per noi e conceda anche a noi di fare tutto ciò che sappiamo fare per la maggior gloria di Dio.

  • Vivo le parole di questa preghiera?
  • Da cosa posso chiedere di essere guarito?
  • Cosa posso invocare come dono per la famiglia con questa preghiera?
2022-06-11T10:11:21+02:00