Settimana della 4 domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore – lunedì – San Matteo
La spiritualità di questo giorno
Abbiamo chiuso una settimana ricca e singolare ed ecco ne apriamo un’altra che ci aiuta a mantenere vivo il senso della festa. Oggi ricordiamo San Matteo, domani sarà la festa della nostra comunità pastorale, ricordando San Maurizio, poi avremo San Pio da Pietrelcina, Sant’Anatalo e, infine, saremo ancora in festa per le attività dell’oratorio che ricominciano. Davvero programmi ricchi e singolari che ci aiutano a pregare e a tenere vivo il nostro sguardo di fede sulla vita.
La Parola di questo giorno
LETTURA At 1, 12-14
Lettura degli Atti degli Apostoli
Dopo che Gesù fu assunto in cielo, gli apostoli ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.
SALMO Sal 18 (19)
Risuona in tutto il mondo la parola di salvezza.
I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia. R
Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio. R
EPISTOLA Ef 1, 3-14
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.
VANGELO Mt 9, 9-17
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Andando via, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».
Vangelo
“Il Signore Gesù vide Matteo seduto al banco delle imposte e gli disse seguimi!”.
Che cosa ha visto il Signore quel giorno? Che cosa vide la gente quel giorno?
La gente vide un uomo ben conosciuto, un uomo del quale non si fidava, un uomo che aveva un passato discutibile, intanto per il mestiere che faceva e, poi, anche per altre dicerie. La gente ha visto un altro uomo, uno che si lascia chiamare Maestro, uno che viaggia con il suo seguito, uno che compie miracoli e dice parole piene di sapienza. La gente vede che quest’uomo chiama l’esattore e non capisce. Che cosa ci può essere in comune tra questi due uomini? Che interesse può avere l’uno per l’altro? La gente vede che quest’uomo, il Maestro, entra anche nella casa di un pubblicano e commenta: perché? Perché c’è questa comunione? Perché c’è questo segno? Perché c’è questa vicinanza così straordinaria? La gente vede e pensa di sapere tutto, anche quando non sa niente.
Che cosa vede Gesù? In quell’uomo seduto al banco delle imposte vede un figlio di Dio, uno che è stato creato ad immagine e somiglianza del Padre. Anche Gesù vede, come lui solo vede in ogni uomo, un figlio che si è perso, un figlio che si è smarrito nelle cose della vita, un figlio che deve essere salvato. Gesù vede un uomo che, con il suo cambiamento di vita, potrà essere di esempio ad altri. Vede un uomo che, con il suo desiderio di salvezza, potrà trasmettere anche ad altri il medesimo desiderio. Gesù vede un uomo che potrà fare molto bene, perché egli sa bene che quando il cuore si converte, tutto diventa possibile. Gesù vede un apostolo, uno di quelli che lo seguirà fino a Gerusalemme; vede un missionario, uno di quelli che porterà la sua parola nel mondo; vede un evangelista, uno di quei quattro che scriverà il Vangelo che sarà, da allora e per sempre, la sua parola che corre nel mondo. Chi avrebbe dato tanto a quell’uomo chino sul tavolo delle imposte, intento a fare registrazioni e a lucrare il suo guadagno? Chi avrebbe visto la medesima disponibilità in un peccatore riconosciuto come tale? Nessuno. Solo Gesù! Perché Gesù sa di essere quel medico di cui tutti gli uomini hanno bisogno e sa bene di essere quel medico di cui tutti i peccatori necessitano. Gesù sa bene che la grazia del Padre, quando si unisce alla disponibilità e alla libertà dell’uomo, è davvero in grado di fare miracoli. Ecco cosa vede Gesù ed ecco il senso, il cuore di una vocazione nata in modo unico, singolare, una vocazione che è al centro di tutta la vita della Chiesa, perché chi segue il Signore e scrive un Vangelo, rimane, per sempre, nel cuore della vita della comunità di tutti i credenti. Appunto come San Matteo che, oggi, onoriamo.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Cosa vediamo, noi, nella vocazione di San Matteo? Magari abbiamo in mente un quadro da ammirare. Magari abbiamo in mente una parola a cui tornare. Forse tutti dovremmo avere in mente un richiamo alla conversione. Se si è convertito Matteo, perché non noi? Forse dovremmo avere in mente un uomo che ci ha donato la Parola del Signore, un richiamo a leggere il Vangelo che edifica la vita. Se Matteo è stato attento a quella Parola, perché non noi? Forse dovremmo avere in mente un uomo che si è messo alla sequela del Signore ed ha saputo parlare di Dio ai suoi fratelli, anche a quelli che, come lui, erano ritenuti pubblici peccatori. Se Matteo ha vissuto una missione così intensa, perché non dovremmo riuscirci noi? Ecco il cuore della vocazione di San Matteo, ecco il cuore di una festa che non vuole e che non deve essere solo un giorno di memoria come tanti altri. Oggi dovrebbe essere proprio il giorno nel quale noi tutti prendiamo sul serio e a cuore quella Parola che ci edifica, ci cambia, ci raduna davanti al Signore per chiedere un cambiamento radicale. Ricordiamoci che mentre noi, come tutti gli uomini, possiamo vedere solo le cose esteriori, Dio guarda il cuore. Il nostro cuore, sempre bisognoso di perdono e di rinnovamento. Il cuore degli altri che, al pari del nostro, è sempre desideroso di trovare pace e forza per decidere un cammino che dia senso ai propri giorni.
Lasciamo che sia San Matteo ad intercedere per noi per ispirare a noi stessi il desiderio di un cambiamento radicale in vista della conversione autentica. Lasciamo che sia San Matteo ad intercedere per noi perché ciascuno di noi possa portare agli altri anche solo un riflesso di quella comune chiamata alla santificazione che tutti riceviamo.