martedì 22 settembre

Settimana della 2 domenica dopo il  martirio di San Giovanni il precursore – martedì – San Maurizio

La spiritualità di questo giorno

Oggi è il giorno proprio della festa di San Maurizio. Tutta la comunità pastorale è invitata a celebrare il patrono. Lo faremo anche questa sera, accogliendo alcuni sacerdoti che hanno vissuto parte del loro ministero a Cassano o che qui sono nati. Credo sia sempre un momento bello ed atteso di vita comunitaria. È comunque significativo che anche altri fedeli, che non potranno partecipare questa sera al rito, siano presenti per vivere questo giorno di festa e per ricordare il patrono in modo solenne.

La Parola di questo giorno

LETTURA Gc 3, 1-12
Lettura della lettera di san Giacomo apostolo

Fratelli miei, non siate in molti a fare da maestri, sapendo che riceveremo un giudizio più severo: tutti infatti pecchiamo in molte cose. Se uno non pecca nel parlare, costui è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. Se mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo. Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e spinte da venti gagliardi, con un piccolissimo timone vengono guidate là dove vuole il pilota. Così anche la lingua: è un membro piccolo ma può vantarsi di grandi cose. Ecco: un piccolo fuoco può incendiare una grande foresta! Anche la lingua è un fuoco, il mondo del male! La lingua è inserita nelle nostre membra, contagia tutto il corpo e incendia tutta la nostra vita, traendo la sua fiamma dalla Geènna. Infatti ogni sorta di bestie e di uccelli, di rettili e di esseri marini sono domati e sono stati domati dall’uomo, ma la lingua nessuno la può domare: è un male ribelle, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio. Dalla stessa bocca escono benedizione e maledizione. Non dev’essere così, fratelli miei! La sorgente può forse far sgorgare dallo stesso getto acqua dolce e amara? Può forse, miei fratelli, un albero di fichi produrre olive o una vite produrre fichi? Così una sorgente salata non può produrre acqua dolce.

SALMO Sal 38 (39)

Vigilerò sulla mia condotta
per non peccare con la mia lingua.

Ho detto: «Vigilerò sulla mia condotta
per non peccare con la mia lingua;
metterò il morso alla mia bocca
finché ho davanti il malvagio».
Ammutolito, in silenzio,
tacevo, ma a nulla serviva. R

Mi ardeva il cuore nel petto;
al ripensarci è divampato il fuoco.
Allora ho lasciato parlare la mia lingua:
«Fammi conoscere, Signore, la mia fine,
quale sia la misura dei miei giorni,
e saprò quanto fragile io sono». R

Sì, è solo un soffio ogni uomo che vive;
sì, è come un’ombra l’uomo che passa.
Ora, che potrei attendere, Signore?
È in te la mia speranza.
Ammutolito, non apro bocca,
perché sei tu che agisci. R

Ascolta la mia preghiera, Signore,
porgi l’orecchio al mio grido,
non essere sordo alle mie lacrime,
perché presso di te io sono forestiero,
ospite come tutti i miei padri. R

VANGELO Lc 18, 35-43
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Vangelo

“Figlio di Davide, abbi pietà di me!”. È il grido del cieco.  È il grido di un uomo che non vede e che desidera vedere. È il grido di un uomo che si mette a cercare il Signore e che, in ogni modo, si mette alla ricerca disperata di colui che, solo, può ascoltarlo e ridonargli la vista. È un grido forte quello che si sente nel cuore di quest’uomo, che non solo vuole vedere, come gli altri uomini, ma vuole “vedere bene” cioè vuole vedere quell’uomo, Gesù, del quale si sentono dire cose stupende. Il cieco vuole recuperare la sua dimensione di figlio di Dio, oltre che la vista. È per questo che non smette di gridare, anche se tutti gli dicono di tacere. Certo la richiesta è chiarissima. Quando quest’uomo si sente dire dal Signore stesso: “Cosa vuoi che io faccia per te?”, ecco la risposta chiara, precisa, dritta, senza fronzoli. “Che io veda di nuovo!” desiderio che viene esaudito perché viene da un cuore purificato dal dolore della malattia e dalla solitudine provata per lunghi giorni.

Giacomo

“La lingua è un membro piccolo ma può vantarsi di grandi cose”. Così Giacomo che, come abbiamo sentito nella lettura dell’epistola, trae una raccomandazione di stampo morale. Se la lingua può essere strumento di bene, ricordiamoci che può anche essere strumento di male. Se essa può diventare lode di Dio, può anche diventare strumento per andare contro Dio, facendo il male dei fratelli, ferendo gli uomini, dividendo una comunità. Giacomo sa bene queste cose, dal momento che vive nel concreto di una comunità che, al pari di ogni comunità cristiana, vede anche tanti suoi figli feriti da quello che molti dicono.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Cosa avranno detto San Maurizio e i suoi compagni quando hanno letto queste Scritture? Nel momento in cui hanno percepito l’avvicinarsi del loro martirio, quale grido avranno emesso? Non sappiamo poi molto della vita di San Maurizio e dei suoi compagni, ma sappiamo molto bene una cosa. Sappiamo che essi cercarono, in ogni modo, di piacere al Signore con tutta la loro vita. Essi venivano probabilmente dall’Egitto, forse la maggior parte di loro. Vennero arruolati per le campagne contro i Galli. Ma quando seppero che dovevano muovere contro dei cristiani, essi si unirono come un sol uomo e fecero udire con forza la loro voce. Non sappiamo se proprio gridarono verso l’imperatore, ma è certo che essi disattesero l’ordine ricevuto. Come era possibile, per un cristiano, volgere le armi contro un fratello? Non sappiamo se gridarono anche verso Dio, per far udire la loro preghiera viva, forte, coraggiosa. Sappiamo solo la risposta di Dio che coincide con il loro martirio. Essi ebbero forza grande nel sostenere la loro passione. Essi ebbero forza grande nel mettersi al servizio di Dio senza rinunciare alla loro umanità. Questa fu la risposta che lo Spirito accese nei cuori di queste persone. Essi videro benissimo ciò che era davanti a loro. Sapevano bene che un crimine come il loro sarebbe stato punito prima con la tortura e poi con la decapitazione, ma non ebbero paura. Si affidarono a Dio e il loro martirio rimane una bellissima pagina di fedeltà al Vangelo, di servizio alla Chiesa, di fiducia nei confronti del Padre che, a suo tempo, permette sempre agli uomini che si affidano a lui, una propria vittoria. I martiri, uccisi dall’odio degli uomini, rimangono ora di esempio e sono per tutti richiamo alla bellezza e alla verità della fede.

Cosa dicono a noi, oggi, i martiri di cui siamo figli? Cosa dice a noi il patrono?

In questo momento credo che il loro esempio, l’esempio di uomini che abbandonarono le armi per non attaccare dei fratelli, suoni, anzitutto, come un richiamo alla pace. Molti di noi pregano volentieri per la pace. Molti di noi sanno partecipare alle diverse esperienze di preghiera che viviamo per chiedere questo dono a Dio. Molti di noi però, poi, hanno parole di guerra. Molti che pregano per la pace, poi, hanno comportamenti che dicono tutt’altro. Ben si addice a noi tutti il richiamo di San Giacomo: può la stessa sorgente che è la nostra lingua far scaturire una preghiera di pace e poi parole di odio?  Ecco il primo richiamo che sento provenire dai santi martiri.

In secondo luogo credo che la vita di San Maurizio e dei suoi compagni sia un richiamo alla santità per ciascuno di noi. Che cosa desideriamo davvero? Una vita serena, una vita senza problemi, una vita santa? Forse ci limitiamo molto spesso a cose terrene. Forse dovremmo desiderare maggiormente la santità. Mi auguro che il patrono ci insegni davvero a desiderare una vita piena. Piena di Dio, piena di senso, piena di quella felicità che non viene dalle cose ma solo dal sentirsi amati da Dio e risollevati fino a lui dal suo sguardo di amore.

San Maurizio e i suoi compagni intercedano per noi, ci aiutino ad usare parole di pace, ci invitino sempre ad avere desideri di vita piena perché sappiamo che solo dove c’è l’amore di Dio e solo dove brilla la sua verità ci sono anche la pace del cuore e la santità.

2026-09-19T10:59:18+02:00