Settimana della 4 domenica dopo il martirio di San Giovanni il precursore – mercoledì
La spiritualità di questo giorno
Certamente la figura di padre Pio è una figura centrale nel panorama della spiritualità non solo italiana ma, direi, mondiale. La sua figura e, soprattutto, i movimenti che sono nati nel suo nome ne sono la più chiara testimonianza. Per commentare le due letture di oggi, utilizzerei il finale della lettera di Giacomo che ci ispira a capire che le opere di pace sono quelle che durano nel tempo.
La Parola di questo giorno
LETTURA Gc 3, 13-18
Lettura della lettera di san Giacomo apostolo
Carissimi, chi tra voi è saggio e intelligente? Con la buona condotta mostri che le sue opere sono ispirate a mitezza e sapienza. Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi e non dite menzogne contro la verità. Non è questa la sapienza che viene dall’alto: è terrestre, materiale, diabolica; perché dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.
SALMO Sal 36 (37)
I poveri erediteranno la terra.
Confida nel Signore e fa’ il bene:
abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza.
Desisti dall’ira e deponi lo sdegno,
non irritarti: non ne verrebbe che male;
perché i malvagi saranno eliminati,
ma chi spera nel Signore avrà in eredità la terra. R
I poveri invece avranno in eredità la terra
e godranno di una grande pace.
Il Signore conosce i giorni degli uomini integri:
la loro eredità durerà per sempre.
Sta’ lontano dal male e fa’ il bene
e avrai sempre una casa. R
Osserva l’integro, guarda l’uomo retto:
perché avrà una discendenza l’uomo di pace.
La salvezza dei giusti viene dal Signore.
Il Signore li aiuta e li libera,
li libera dai malvagi e li salva,
perché in lui si sono rifugiati. R
VANGELO Lc 19, 11-27
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Mentre stavano ad ascoltare queste cose, il Signore Gesù disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Giacomo
San Giacomo, con lo spirito pratico che dimostra di avere in questa lettera, ci sta dicendo che ci sono opere che nascono da uno spirito di pace e, invece, al contrario, opere che nascono da spirito di rivalità e di contesa. Lo sappiamo molto bene anche noi, perché noi tutti vediamo quante volte nella nostra società, nelle nostre famiglie e perfino nella Chiesa nascono molte opere per rivalità e spirito di contesa. San Giacomo si raccomanda ai cristiani. Il cristiano opera per la pace e, in ogni cosa, cerca di fare in modo che sia preservata la pace. La pace che nasce da decisioni eque e giuste, la pace che nasce da cuori rappacificati, la pace che nasce da discernimenti reali e giusti. È questo il modo di fare del cristiano sempre, in ogni occasione della vita. Cosa difficilissima da osservare!
Vangelo
Nel Vangelo troviamo proprio l’attestazione del contrario. Troviamo l’attestazione di un cuore non rappacificato, un cuore dove vige il regime della paura e che, agendo proprio per questo, si allontana completamente da quello che sarebbe lo spirito di iniziativa che dovrebbe essere nel credente. Il credente è rappresentato da quei servi che vivono bene il loro tempo, che sanno approfittare di quello che viene loro dato per dare frutto a ciò con cui sono stati benedetti. La figura del non credente è simboleggiata da colui che nasconde ciò che ha ricevuto, da colui che non si impegna per farlo fruttare, da colui che rimane pigro e inoperoso, per paura! La vita cristiana non è questo! È la vita di chi, sapendo di dover attendere il ritorno del Signore, cammina con spirito di attenzione e desiderio di fare bene ogni cosa. Il cristiano sa questo. Il ritorno del Signore merita questo. Ecco perché vive sempre in spirito di operosità e attesa.
Per noi e per il nostro cammino di fede
San Pio da Pietrelcina è esattamente l’incarnazione di questa spiritualità. È l’incarnazione di questo spirito di attesa del ritorno del Signore. Tutta la preghiera di San Pio è un inno di amore a Dio, verso il quale si è sempre sentito in cammino. Visione di vita nella quale San Pio ha sempre cercato di educare coloro che lo incontravano o che hanno condiviso con lui momenti di preghiera, di formazione, di cammino comune.
Dall’altro lato è noto lo spirito di intraprendenza del frate. La “Casa Sollievo” di cui è stato l’ideatore e il promotore non è un’opera qualsiasi. Nasce dall’esigenza di dare alla gente povera del sud un luogo in cui andare per farsi curare. In una terra avara di attenzioni, in una terra dove le case di cura erano un miraggio, padre Pio ha fatto nascere questa casa come sollievo delle sofferenze di molti e come opera di fede. Certamente anche in questo ha saputo far brillare i numerosi talenti che gli sono stati dati. È per questo che ora lo vediamo coronato di quella santità che diviene il simbolo stesso della sua intera vita.
Lascio spesso a voi di riflettere sul fatto di verificare se anche noi abbiamo questa spiritualità del ritorno e dell’attesa come fulcro della nostra esperienza di fede. Non è un richiamo fatto così a caso, ma una verifica costante che vi chiedo di fare perché è chiaro che, poi, si immedesima nella spiritualità dell’operare nel nome del Signore solo chi attende il suo ritorno. Chi non ha questa spiritualità, chi non vive in questo modo la vita, si concentrerà sulle opere e diventerà uno che spadroneggia sugli altri. Chi invece ha questa spiritualità, diventa quell’uomo di pace che sa discernere, di cui ci hanno parlato le Scritture. Credo che oggi più che mai ci sia bisogno di uomini e di donne che sanno agire così, nella pace del cuore e che testimonino che il bene che sanno fare nasce esattamente dal desiderio di servire Dio in ogni modo possibile.
Affidiamoci dunque all’intercessione del glorioso padre Pio, per essere anche noi quegli uomini e donne di pace che sanno vivere la vita come attesa e che sanno utilizzare dei doni ricevuti per fare il bene che è alla loro portata.