mercoledì 21 dicembre

Settimana della 6 domenica di Avvento – mercoledì – feria prenatalizia 4

La spiritualità di Avvento per questo giorno

La preghiera di benedizione a Dio perché riscatta i poveri e gli oppressi. È questo il contenuto che emerge da tutte le Scritture di oggi.

La Parola di Dio per questo giorno

RUT 2, 19 – 3, 4a
Lettura del libro di Rut

In quei giorni. La suocera chiese a Rut: «Dove hai spigolato oggi? Dove hai lavorato? Benedetto colui che si è interessato di te!». Rut raccontò alla suocera con chi aveva lavorato e disse: «L’uomo con cui ho lavorato oggi si chiama Booz». Noemi disse alla nuora: «Sia benedetto dal Signore, che non ha rinunciato alla sua bontà verso i vivi e verso i morti!». E aggiunse: «Quest’uomo è un nostro parente stretto, uno di quelli che hanno su di noi il diritto di riscatto». Rut, la moabita, disse: «Mi ha anche detto di rimanere insieme ai suoi servi, finché abbiano finito tutta la mietitura». Noemi disse a Rut, sua nuora: «Figlia mia, è bene che tu vada con le sue serve e non ti molestino in un altro campo». Ella rimase dunque con le serve di Booz a spigolare, sino alla fine della mietitura dell’orzo e del frumento, e abitava con la suocera. Un giorno Noemi, sua suocera, le disse: «Figlia mia, non devo forse cercarti una sistemazione, perché tu sia felice? Ora, tu sei stata con le serve di Booz: egli è nostro parente e proprio questa sera deve ventilare l’orzo sull’aia. Làvati, profùmati, mettiti il mantello e scendi all’aia. Ma non ti far riconoscere da lui prima che egli abbia finito di mangiare e di bere. Quando si sarà coricato, tu dovrai sapere dove si è coricato».

SALMO Sal 17 (18)

Sia esaltato il Dio della mia salvezza.

Con l’uomo buono tu sei buono,
con l’uomo integro tu sei integro,
con l’uomo puro tu sei puro
e dal perverso non ti fai ingannare. R

Perché tu salvi il popolo dei poveri,
ma abbassi gli occhi dei superbi.
Signore, tu dai luce alla mia lampada;
il mio Dio rischiara le mie tenebre. R

Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,
la tua destra mi ha sostenuto,
mi hai esaudito e mi hai fatto crescere.
Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato. R

ESTER 7, 1-6; 8, 1-2
Lettura del libro di Ester

In quei giorni. Il re e Amàn andarono a banchettare con la regina. Il secondo giorno che si beveva, il re disse a Ester: «Che c’è, regina Ester? Qual è la tua domanda e quale la tua richiesta? Fosse anche la metà del mio regno, ti sarà data». Rispose: «Se ho trovato grazia davanti al re, sia risparmiata la vita a me, secondo la mia domanda, e al mio popolo, secondo la mia richiesta. Infatti siamo stati venduti, io e il mio popolo, siamo stati venduti per essere distrutti, uccisi e fatti schiavi, noi e i nostri figli, per diventare servi e serve; ma io finsi di non udire, perché quel calunniatore non è degno del palazzo del re». Disse il re: «Chi è costui, che ha osato fare queste cose?». Ester rispose: «Un nemico: Amàn è quel malvagio». Amàn fu preso da terrore in presenza del re e della regina. Lo stesso giorno, il re Artaserse donò a Ester la proprietà di Amàn, il calunniatore, e Mardocheo fu chiamato dal re, perché Ester aveva rivelato che egli era legato da parentela con lei. Allora il re prese l’anello che aveva fatto ritirare ad Amàn e lo diede a Mardocheo, ed Ester stabilì Mardocheo su tutte le proprietà di Amàn.

VANGELO Lc 1, 57-66
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

Rut

Il grido di Noemi diventa preghiera di benedizione: “Sia benedetto il Signore che non ha rinunciato alla sua bontà verso i vivi e verso i morti”. Una preghiera forte, perché Noemi riconosce e porta a conoscenza la nuora che quell’uomo per il quale sta lavorando è un suo parente stretto, uno di quelli che aveva il famoso “diritto di riscatto”, cioè il diritto di sposare una giovane vedova senza figli per dare discendenza al defunto marito. La preghiera di Noemi sa riconoscere la provvidenza con la quale Dio opera nella storia. È provvidenza di Dio che Rut stia lavorando nel suo campo. È provvidenza di Dio che Rut sia finita proprio lì e non sia andata a lavorare da un altro uomo. Noemi riconosce che Dio guida ogni cosa a suo tempo per il verso giusto. Così come ha permesso che ella conoscesse tutta la fatica e la sofferenza degli anni precedenti, ora Egli permette una esperienza nuova. Esperienza di consolazione. Noemi non sa ancora bene cosa accadrà, ma sa che Dio interverrà a loro favore, riscattando la loro condizione di donne sole, povere, vedove.

Ester

Ester vede la sua preghiera esaudita. La lunga preghiera, che è stata guida alla nostra riflessione l’altro ieri, ha trovato accoglienza presso Dio ed Ester sa bene che Dio interviene ora a favore del suo popolo attraverso il Re. Mentre lei stessa smaschera Aman, il calunniatore, Dio stesso provvede a fare in modo che Mardocheo, dapprima messo da parte e perseguitato, diventi ora il “primo ministro” di Artaserse e possa così ricostruire la sorte del suo popolo. La preghiera di Ester è la preghiera di chi ringrazia Dio perché le sorti vengono mutate. La storia che abbiamo ascoltato è l’attestazione che la preghiera è stata esaudita.

Vangelo

Le parole di benedizione di Zaccaria, che ascolteremo concretamente domani, sono l’attestato della sua preghiera. Zaccaria, sacerdote e uomo pieno di fede, riconosce che Dio ha ascoltato la sua voce, quella che, per anni, aveva sfogato davanti a Dio il suo dolore. Quel bambino che è nato, quel bambino che ora tengono in mano lui e sua moglie, è il segno concreto della consolazione di Dio, è il segno concreto che Dio ascolta la preghiera degli umili, dei poveri, dei sofferenti, degli indifesi. Dio ha consolato il suo popolo. Zaccaria lo sapeva bene dalle grandi storie della Scrittura sulle quali aveva spesso meditato. Ora, però, gli viene concesso qualcosa di diverso. Non solo egli sa che Dio consola il suo popolo attraverso le storie di altri. Ora Zaccaria sa, attraverso la sua storia, che Dio interviene a favore del suo popolo, dona ascolto agli oppressi, muta la sorte di chi si sentiva sfiduciato in sorte di gioia, accanto al suo nome. Zaccaria, muto per mesi, ora continua a benedire Dio, donando un nome nuovo a quel bambino, il nome che Elisabetta ha scelto, perché egli dovrà preparare qualcosa di nuovo per il popolo di Israele. Egli si chiamerà Giovanni perché sarà il precursore, l’uomo che introduce nel tempo del Messia, il profeta che richiama alla santità prima che le genti incontrino colui che è l’autore di ogni santità, di ogni bene, di ogni gioia.

Pregare perchè Dio ascolta gli oppressi

Tra le diverse forme di preghiera che queste ferie prenatalizie stanno mettendo al centro della nostra attenzione, forse questa è quella che è più lontana da noi. Per il nostro tempo, per il nostro modo di vivere, per la società di cui siamo figli, per la nazione nella quale abitiamo, per il tenore economico che tutti abbiamo, chi più chi meno… facciamo fatica a pensare che siamo “oppressi”. Magari abbiamo dei problemi, magari stiamo attraversando qualche tempo di afflizione, casi che già abbiamo visto nella preghiera dei giorni scorsi, ma di “oppressione” vera e propria non possiamo parlare. Come allora pregare oggi?

La nostra preghiera deve diventare grido di intercessione per gli oppressi di oggi. Oppressi dalla povertà: vediamo molti popoli che non sanno dove attingere risorse, popoli oppressi dalla fame, dalla sete, dalla mancanza di acqua. Popoli che sono costretti ad emigrare perché a casa loro non c’è più possibilità di vita. Popoli che attendono aiuti che non arrivano, popoli che non sanno come vivere.

Popoli oppressi dalla guerra. Ci sono molte guerre e diverse forme di oppressione. Quelle vicine a noi fanno più notizia, ci fanno più paura. Quelle meno vicine a noi sono quasi dimenticate dalle cronache. Ma quanta oppressione c’è nel mondo a causa della guerra. Quante popolazioni sono oppresse dai più forti. Quante vite spezzate, quanti giovani a cui è stato rubato il sogno di una vita serena. Quante violenze generate proprio dalla ingiusta oppressione.

Ci sono i popoli oppressi dalle ideologie. Popoli che non sono liberi di pensare, popoli che devono sottostare a regimi totalitari, popoli che sono oppressi da secoli a causa di ideologie che, negando Dio, negano il bene dell’uomo.

Popoli oppressi dalla miseria, che rimane il nemico numero uno per l’uomo. Miseria anche culturale, che facciamo molta fatica a combattere e per la quale ci impegniamo assai poco.

Potrebbero anche esserci molte altre forme di miseria e di povertà che ci vengono in mente. Direi che oggi dobbiamo tutti riscoprire la preghiera di intercessione e la nostra voce oggi deve diventare voce di coloro che non hanno voce, grido di giustizia per coloro che sono oppressi dall’ingiustizia, grido di vicinanza per tutti coloro che non hanno nessuna altra chance per uscire dalla propria povertà, dal proprio mondo di dolore, dal proprio abisso. Sostenuti da queste Scritture cerchiamo di vivere bene la nostra preghiera di intercessione per coloro che sono oppressi in tutte le forme possibili.

2023-02-03T17:50:10+01:00