Settimana della 3 domenica di quaresima – martedì
La paura delle cose che finiscono
Le cose belle, le cose che ci allietano il cuore, vorremmo che non finissero mai. Abbiamo paura quando le cose belle della vita finiscono. Paura che si fa più intensa quando a finire è la vita.
La Parola di Dio per questo giorno
GENESI 19, 12-29
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Quegli uomini dissero a Lot: «Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo. Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandato a distruggerli». Louscì a parlare ai suoi generi, che dovevano sposare le sue figlie, e disse: «Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il Signore sta per distruggere la città!». Ai suoi generi sembrò che egli volesse scherzare. Quando apparve l’alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: «Su, prendi tua moglie e le tue due figlie che hai qui, per non essere travolto nel castigo della città». Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città. Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: «Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!». Ma Logli disse: «No, mio signore! Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato grande bontà verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia. Ecco quella città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù – non è una piccola cosa? – e così la mia vita sarà salva». Gli rispose: «Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato. Presto, fuggi là, perché io non posso far nulla finché tu non vi sia arrivato». Perciò quella città si chiamò Soar. Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Soar, quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco provenienti dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale. Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato alla presenza del Signore; contemplò dall’alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace. Così, quando distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato.
SALMO Sal 118 (119), 65-72
Conservami, Signore, nei tuoi precetti.
Hai fatto del bene al tuo servo,
secondo la tua parola, Signore.
Insegnami il gusto del bene e la conoscenza,
perché ho fiducia nei tuoi comandi. R
Prima di essere umiliato andavo errando,
ma ora osservo la tua promessa.
Tu sei buono e fai il bene:
insegnami i tuoi decreti. R
Gli orgogliosi mi hanno coperto di menzogne,
ma io con tutto il cuore custodisco i tuoi precetti.
Insensibile come il grasso è il loro cuore:
nella tua legge io trovo la mia delizia. R
Bene per me se sono stato umiliato,
perché impari i tuoi decreti.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento. R
PROVERBI 8, 32-36
Lettura del libro dei Proverbi
La sapienza dice: «Ora, figli, ascoltatemi: beati quelli che seguono le mie vie! Ascoltate l’esortazione e siate saggi, non trascuratela! Beato l’uomo che mi ascolta, vegliando ogni giorno alle mie porte, per custodire gli stipiti della mia soglia. Infatti, chi trova me trova la vita e ottiene il favore del Signore; ma chi pecca contro di me fa male a se stesso; quanti mi odiano amano la morte».
VANGELO Mt 6, 16-18
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
Genesi
Qualcosa del genere lo ha provato Lot. Si era stabilito a Sodoma, era ricco, aveva una bella moglie, figlie brave. Aveva tutto. Eppure, quando accadde quello che accadde e che noi facciamo fatica ad interpretare, ebbe paura. Lo dice chiaramente il testo della Genesi. Mentre l’angelo che lo guida per salvarlo gli intima di andarsene in fretta “Lot indugiava”. Indugiava perché era attaccato alle sue cose. Sapeva che avrebbe perso tutto. Indugiava perché non voleva lasciare la città che aveva eletto a sua dimora, la sua casa. Indugiava perché temeva che la sua vita sarebbe stata sconvolta ancora una volta. Come vivere senza niente? Come vivere dopo che si è perso tutto? Come vivere quando non si ha più una casa, una patria, un luogo per abitare? Lot esce dal suo indugio solo quando capisce che è imminente la fine sua e della sua famiglia. Solo allora fugge. Come abbiamo sentito accorcia la sua fuga. Chiede a Dio di poter abitare a Soar, il luogo del rimpianto. Il luogo non troppo lontano da Sodoma, il luogo dove ancora poter vedere ciò che era e ciò che si aveva. Lot non libera il cuore dal rimpianto per ciò che è stato, così come sua moglie che si “volta indietro” perché teme il futuro. Preferisce ancorarsi al passato. La paura delle cose che finiscono produce questo: un attaccamento al passato e alle sue cose che impedisce di guardare al futuro con speranza.
Vangelo
A contrastare questa paura ecco il digiuno. “Quando digiunate non fate come gli ipocriti che assumono un’aria malinconica. Tu quando digiuni profumati il capo e lavati il volto”. Il digiuno “toglie” qualcosa. Sia cibo, sia un’altra cosa alla quale uno è attaccato. Il digiuno toglie per dare. Quando si digiuna, infatti, ciò che conta non è la “cosa” a cui si rinuncia, non è la materialità di una realtà. Ciò che conta è ciò che si libera, ovvero il sentimento buono che ci invade quando noi diventiamo capaci di dare una cosa a Dio. Il digiuno, infatti, non interessa a Dio, deve interessare a noi perché la mancanza che si crea diventi stimolo per raggiungere Dio. Inoltre, il digiuno, avvicinandoci a Dio, ci fa pian piano apprezzare quell’eternità beata che dovrebbe essere sempre al centro dei nostri pensieri. Noi siamo stati creati per l’eternità.
Noi e la paura delle cose che finiscono
Chissà quante volte abbiamo provato questa paura! Rispetto a situazioni concrete, rispetto a situazioni piacevoli, rispetto a momenti di distensione. Chissà quante volte abbiamo provato qualcosa di questo genere. Così pure nei confronti della vita. Io credo che tutti siamo attaccati alla nostra vita, cerchiamo di fare in modo che si prolunghi il più possibile, cerchiamo di fare in modo che possiamo vivere in maniera dignitosa, dentro alcune condizioni di salute che siano soddisfacenti. Così come, pure, ci rifugiamo spesso nelle cose del passato che hanno saputo produrre in noi sentimenti piacevoli. Ecco perché conserviamo e guardiamo le fotografie, o altre cose che ci riportano il sapore delle cose passate.
Per uscire dalla paura
Come si esce dalla paura “delle cose che finiscono”? Solo inserendo queste cose nell’eternità di Dio. Si inseriscono le cose del tempo nell’eternità di Dio quando le cose del tempo partecipano, in qualche modo, del suo amore. Quando una realtà del tempo è piena di amore, partecipa, in qualche modo, dell’eternità di Dio. Quando un pensiero, un atto, è atto di amore, è pensiero di benevolenza, partecipa dello stesso amore di Dio e, per questo, diventa eterno. Per fare questo, per dilatare in noi questa dimensione di amore, abbiamo bisogno anche del digiuno. Di quel digiuno che ci dice che non siamo gli artefici di tutte le cose della vita, che ci ricorda la presenza di Dio nelle nostre esistenze, che ci richiama a fare qualcosa di più perché l’amore di Dio possa trionfare in noi. È il digiuno, in qualsiasi forma, che ci può aiutare a mettere ogni cosa nelle mani di Dio e ad assaporare quel respiro di eternità che non ci fa avere più paura delle cose che finiscono, perché sappiamo che rimane l’amore che esse hanno generato.
Esercizio quaresimale
- Cosa non vorrei che finisse mai?
- Quale esperienza ci fermiamo a guardare con rimpianto?
- Quando riusciamo a mettere veramente una realtà nelle mani di Dio?
- Cosa ci trattiene dal farlo?
Proposito quaresimale
Mi impegno a valorizzare una forma di digiuno questa settimana.