Venerdì 22 maggio

Settimana della sesta domenica di Pasqua – Venerdì

Ieri abbiamo celebrato la solennità dell’Ascensione ed è per questo che, da oggi e fino alla Pentecoste, inizia una nuova fase del lezionario. Anzitutto torniamo a leggere due scritture. La prima è sempre tratta dal cantico dei cantici. È una poesia molto difficile quella del Cantico, che vuole essere il canto di amore della sposa per il suo sposo. La Chiesa, la sposa, canta per il suo Sposo celeste, Cristo, che sta per rinnovare il dono dello Spirito Santo nella sua sposa amata. Poi leggeremo sempre una lettera di San Paolo che si accompagnerà a brani di Vangelo che ci vogliono aiutare ad invocare lo Spirito datore di ogni bene.

Vangelo

Gv 14, 27-31a
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Nel Vangelo di oggi risuonano ancora le parole “di addio” pronunciate da Gesù. Parole che suonano difficilissime da intendere per il discepolo che le udiva per la prima volta, ma che a noi, che veniamo dopo quei mirabili eventi, suggeriscono proprio di essere rilette nella dimensione di ritorno al Padre che celebriamo in questi giorni. Così la fine del tempo pasquale, segnata dall’Ascensione del Signore e dalla Pentecoste, diventano davvero quell’inno di amore al Padre che Cristo scrive con la sua stessa vita, con la sua stessa esistenza. Gesù ricorda che “il principe del mondo” nulla può contro di lui. L’evangelista Giovanni, infatti, ci educa a comprendere che la morte del Signore, la sua passione, non sono il finire male della storia di Gesù, ma il suo volontario consegnare la vita per amore dell’uomo. Tutto ciò che è avvenuto è stato permesso dal Padre, non è certo l’estendersi della potenza del Nemico sulla sua esistenza. Il medesimo Nemico, che può molto sulla vita dell’uomo e che cerca sempre di trascinarla in tentazione e, quindi, in rovina, nulla può in paragone alla sovrabbondante potenza di bene che Cristo sfodera per l’uomo. Il vangelo ci invita a chiedere il dono dello Spirito per resistere al mistero della tentazione che continuamente bussa alla porta del nostro cuore, sapendo che dobbiamo vincerlo non con i nostri meriti o con la nostra resistenza, ma con la forza che viene dallo Spirito di Dio.

Cantico dei cantici

Ct 2, 17 – 3, 1b. 2
Lettura del Cantico dei Cantici

Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre, ritorna, amato mio, simile a gazzella o a cerbiatto, sopra i monti degli aromi. Lungo la notte, ho cercato l’amore dell’anima mia; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore dell’anima mia. L’ho cercato, ma non l’ho trovato.

La chiesa, la “sposa bella” di Cristo, sa bene che trattenere questo pensiero è difficile, sa bene che custodire l’insegnamento di vita ricevuto da Cristo è impresa ardua. Talvolta è come il lavoro di una donna che cerca il suo amato e che non lo trova più. Una donna follemente innamorata del suo uomo fa di tutto per cercarlo, per trattenerlo, per seguirlo. Così come la chiesa deve fare ogni cosa per cercare il volto di Dio, per continuare la sequela di Cristo, costi quel che costi! Ma solo chi ha il cuore pieno di gioia e di amore riesce a comprendere. Solo chi ha il cuore traboccante di desiderio riesce a vivere la medesima realtà. Solo chi ama, infatti, si sente attratto da quella comunione di amore che apre la dimensione della speranza nella visione eterna.

Corinzi

2Cor 4, 18 – 5, 9
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne. Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli. Perciò, in questa condizione, noi gemiamo e desideriamo rivestirci della nostra abitazione celeste purché siamo trovati vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questa tenda sospiriamo come sotto un peso, perché non vogliamo essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. E chi ci ha fatti proprio per questo è Dio, che ci ha dato la caparra dello Spirito. Dunque, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi.

La visione di San Paolo è ancora più esplicita. Il desiderio della vita eterna deve muovere tutto il nostro cammino di vita. Poiché sappiamo bene che non tutto è confinato nell’esistenza, poiché sappiamo bene anche non tutto finisce con la morte ma che esiste quel mistero del Padre che accoglie chi torna a lui, noi viviamo di desiderio. Il desiderio di lasciare questa carne, il desiderio di lasciare questa vita per entrare in quella più vera, che è preparata per ciascuno di noi.

Bellissima l’immagine della tenda, che è un’abitazione provvisoria, per il tempo di un campeggio. Bello quanto si vuole, ma vacanza che deve finire. Così è la vita, bella quanto si vuole, ma pur sempre tenda, destinata a lasciare spazio ad altro, ovvero a quel mistero dal quale tutti abbiamo avuto l’esistenza e al quale siamo tutti diretti.

Ad Jesum per Mariam:

A Maria chiediamo oggi di esserci vicina con il suo aiuto e la sua intercessione. Vogliamo ripetere a lei la giaculatoria: “veni Sancte Spiritus, Veni per Mariam”. Lo Spirito viene su di noi attraverso la mediazione di Maria e ci aiuta a sentire vicino la presenza di Cristo. Lo Spirito viene su di noi per Maria e ci aiuta a comprendere che la vita presente è un tempo destinato a finire, una tenda destinata ad essere arrotolata, un tempo che guarda già a quella dimensione di gloria e di eternità che a tutti è stato promesso. Lo Spirito viene su di noi per Maria e ci aiuta a comprendere che siamo solo come pellegrini. Pellegrini verso l’Assoluto. Chiediamo a Maria di sostenerci in questo cammino e di guidarci verso quella meta che è la vita eterna.

2020-05-17T17:25:34+02:00