Giovedì 22 maggio

Settimana della 5 domenica di Pasqua – Giovedì

La spiritualità di questo giorno

Benché non sia memoria ufficiale, oggi è la festa di Santa Rita, che è la santa più invocata d’Italia, alla quale molti anche tra noi sono sinceramente devoti. Santa Rita è la santa delle cose impossibili. Ella rese possibili alcune cose considerate impossibili, proprio e solo per la forza di amore che ha messo in tutto ciò che faceva, dalla vita di preghiera all’impegno per gli uomini. Chiediamo anche noi, nella memoria di una santa così importante e così illustre, di saper vivere la medesima forza di amore che ci aiuta ad essere attenti alle realtà della fede e ai bisogni degli altri.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 17, 1-15
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Percorrendo la strada che passa per Anfìpoli e Apollònia, giunsero a Tessalònica, dove c’era una sinagoga dei Giudei. Come era sua consuetudine, Paolo vi andò e per tre sabati discusse con loro sulla base delle Scritture, spiegandole e sostenendo che il Cristo doveva soffrire e risorgere dai morti. E diceva: «Il Cristo è quel Gesù che io vi annuncio». Alcuni di loro furono convinti e aderirono a Paolo e a Sila, come anche un grande numero di Greci credenti in Dio e non poche donne della nobiltà. Ma i Giudei, ingelositi, presero con sé, dalla piazza, alcuni malviventi, suscitarono un tumulto e misero in subbuglio la città. Si presentarono alla casa di Giasone e cercavano Paolo e Sila per condurli davanti all’assemblea popolare. Non avendoli trovati, trascinarono Giasone e alcuni fratelli dai capi della città, gridando: «Quei tali che mettono il mondo in agitazione sono venuti anche qui e Giasone li ha ospitati. Tutti costoro vanno contro i decreti dell’imperatore, perché affermano che c’è un altro re: Gesù». Così misero in ansia la popolazione e i capi della città che udivano queste cose; dopo avere ottenuto una cauzione da Giasone e dagli altri, li rilasciarono. Allora i fratelli, durante la notte, fecero partire subito Paolo e Sila verso Berea. Giunti là, entrarono nella sinagoga dei Giudei. Questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalònica e accolsero la Parola con grande entusiasmo, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano davvero così. Molti di loro divennero credenti e non pochi anche dei Greci, donne della nobiltà e uomini. Ma quando i Giudei di Tessalònica vennero a sapere che anche a Berea era stata annunciata da Paolo la parola di Dio, andarono pure là ad agitare e a mettere in ansia la popolazione. Allora i fratelli fecero subito partire Paolo, perché si mettesse in cammino verso il mare, mentre Sila e Timòteo rimasero là. Quelli che accompagnavano Paolo lo condussero fino ad Atene e ripartirono con l’ordine, per Sila e Timòteo, di raggiungerlo al più presto.

SALMO Sal 113B (115)

A te la gloria, Signore, nei secoli.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Non a noi, Signore, non a noi,
ma al tuo nome da’ gloria,
per il tuo amore, per la tua fedeltà. R

Perché le genti dovrebbero dire:
«Dov’è il loro Dio?».
Il nostro Dio è nei cieli:
tutto ciò che vuole, egli lo compie. R

Benedice quelli che temono il Signore,
i piccoli e i grandi.
Siate benedetti dal Signore,
che ha fatto cielo e terra. R

VANGELO Gv 12, 37-43
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Sebbene il Signore Gesù avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: «Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?». Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: «Ha reso ciechi i loro occhi e duro il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca!». Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.

Vangelo

Entrambe le Scritture, oggi, mettono bene in luce la differenza tra coloro che credettero all’annuncio del Vangelo e chi, invece, rimase chiuso di fronte ad esso. È chiaro sia nella vita di Gesù che in quella di Paolo e degli altri che lo accompagnavano. Il Vangelo mette bene in chiaro che la radice per cui uno accoglie o non accoglie la Parola di Dio è dentro il cuore dell’uomo. Ci sono uomini che aderiscono al Vangelo perché sono buoni, perché hanno in sé lo Spirito che opera per l’apertura del loro cuore, ma ci sono anche uomini tristi, chiusi, ottusi ad ogni manifestazione dello Spirito di Dio. Il profeta Isaia aveva già capito con chiarezza e trasmesso con autorevolezza che ogni coscienza è chiamata ad aprirsi al mistero di Dio, perché l’invito alla fede vale per tutti. Ma non tutti sanno coglierne né l’importanza né l’urgenza. Gesù ne è ben consapevole e non forza nessuno. Solo predica con generosità, accoglie, come abbiamo visto anche ieri, chi lo cerca con vivo desiderio del cuore, illumina chi, pian piano, si lascia illuminare dalla forza del suo spirito. È questo il cammino della libertà. È questo il cammino della fede che ciascuno è chiamato a percorrere.

Atti

La narrazione di oggi era anche molto ilare. Fa sorridere questo atteggiamento dei sobillatori che cercano pretesti per andare contro Paolo, e ci riescono. Fa sorridere perché ci ricorda che è proprio così. Spesso, quando le cose iniziano ad andare troppo bene per una parte della comunità, ecco che c’è l’altra parte della comunità che si sveglia, si mette in moto, si adopera affinché succeda qualcosa che rimetta in discussione tutto. Avveniva così nelle prime comunità dei cristiani, ma avviene così ancora oggi. Ci sono persone, stando agli Atti, che hanno proprio la funzione di essere sobillatori del popolo. Uomini, donne senza troppi scrupoli, che si mettono in mezzo alle cose della vita e che fanno in modo che non prendano il senso che ci si auspicherebbe. Gli Atti ci stanno dicendo che questo è un po’ il male insito in ogni comunità. Quando si fanno confronti, quando viene meno lo spirito di umiltà, ecco che si accendono rivalità di ogni genere e tipo ed ecco che si incomincia a chiudere i confini di una comunità. Cosa che porta solo divisioni, scontri, diatribe interne. L’uomo di Dio è capace di riconoscerle e di mettersi in un altro cammino. Come è ben attestato nella figura di tutti coloro che, accogliendo la parola degli apostoli, si mettono in seria discussione e cambiano il modo di vivere la fede. Ma, come ci ha detto il Vangelo, questo è possibile solo dove ci sono uomini, donne che si lasciano illuminare dallo spirito del Padre.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa capita a noi?
  • Che genere di dinamiche viviamo?

Non dobbiamo giustificare troppo spesso ciò che avviene nella nostra comunità! Perché è chiaro che, se è così fin dalle origini, anche noi, nel nostro piccolo, nella nostra comunità, viviamo dinamiche molto simili a quelle che ci sono state ricordate e proposte. Credo che sia bene che noi tutti ci soffermiamo davanti a questa Parola di Dio e che ci domandiamo seriamente come viviamo la vita della comunità. Pare che, oggi, la vita comunitaria sia quasi un accessorio, un corollario della vita cristiana. Dimentichiamo troppo facilmente che per il cristiano camminare insieme agli altri non è un optional, non è una realtà che può esserci ma che può anche non esserci. La vita di comunità è un’esigenza del Battesimo. Nessuno mai vive la fede da solo, nessuno mai è un’isola, tutti i cristiani sono chiamati a vivere in relazione con gli altri e con viva e seria profondità rinnovare il proprio cammino di fede. Solo nel reciproco confronto e solo offrendosi reciproco sostegno sarà possibile vivere una dimensione autenticamente comunitaria della fede. In questo tempo di Pasqua, che è per eccellenza il tempo dello Spirito e della sua opera, siamo chiamati a riscoprire questa verità e a viverla con forza e con coraggio. Chiediamo al Signore di saper vivere bene questi giorni anche in compagnia di Maria, che veneriamo con il titolo di Madre della Chiesa. A Lei, che era presente alla fondazione della Chiesa stessa, chiediamo di custodirci, per non perdere quella abbondante effusione dello Spirito di Dio che Cristo riserva a coloro che credono e sperano in lui.

Esercizio per questo giorno di gioia

Cerchiamo di rinnovare la nostra partecipazione alla vita della comunità nello spirito del Vangelo.

2025-05-15T18:36:58+02:00