Lunedì 22 Giugno

Settimana della terza domenica dopo Pentecoste – Lunedì

La settimana che iniziamo ha un apice: la festa della natività di San Giovanni il Battista che, nel rito ambrosiano, è una solennità e ha, quindi, una liturgia propria. Per il resto leggeremo soprattutto le pagine del capitolo sesto del Vangelo di San Luca che ci proporrà oggi e domani due diatribe sul sabato e giovedì e venerdì la parte finale del discoroso della pianura, il parallelo del discorso sulle beatitudini di San Matteo.

Vangelo

Lc 6, 1-5
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

Un sabato il Signore Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Partiamo dal Vangelo. La prima diatriba sul sabato ha, come oggetto, una realtà a noi incomprensibile o quasi: strappare spighe nei campi di grano in giorno di sabato. Non siamo più una società contadina e, quindi, per noi questo gesto non è conosciuto. In secondo luogo rischiamo di non avvertire il nesso tra questo comportamento e quello dei discepoli che strappano spighe di sabato.

Levitico

Lv 19, 1-19a
Lettura del libro del Levitico

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo. Ognuno di voi rispetti sua madre e suo padre; osservate i miei sabati. Io sono il Signore, vostro Dio. Non rivolgetevi agli idoli, e non fatevi divinità di metallo fuso. Io sono il Signore, vostro Dio. Quando immolerete al Signore una vittima in sacrificio di comunione, offritela in modo da essergli graditi. La si mangerà il giorno stesso che l’avrete immolata o il giorno dopo; ciò che avanzerà ancora al terzo giorno, lo brucerete nel fuoco. Se invece si mangiasse il terzo giorno, sarebbe avariata; il sacrificio non sarebbe gradito. Chiunque ne mangiasse, porterebbe la pena della sua colpa, perché profanerebbe ciò che è sacro al Signore. Quella persona sarebbe eliminata dal suo popolo. Quando mieterete la messe della vostra terra, non mieterete fino ai margini del campo, né raccoglierete ciò che resta da spigolare della messe; quanto alla tua vigna, non coglierai i racimoli e non raccoglierai gli acini caduti: li lascerai per il povero e per il forestiero. Io sono il Signore, vostro Dio. Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo. Non giurerete il falso servendovi del mio nome: profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore. Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo. Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore. Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia. Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore. Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore. Osserverete le mie leggi”».

Il problema dell’importanza del rispetto del sabato ci viene spiegato dalla prima lettura. Il Sabato ha un ruolo importantissimo nella settimana perché è il giorno nel quale ogni uomo è invitato a rileggere la sua vita, la sua esperienza alla luce del mistero di Dio. Il riposo del sabato non è quindi il riposo dalla stanchezza per il lavoro, ma, piuttosto, lo sprofondarsi in Dio per dare senso ad ogni cosa, al lavoro dei giorni feriali della vita e anche al necessario riposo che deve seguire un’azione particolarmente intensa di lavoro. Il riposo del Sabato non viene concesso solamente per la stanchezza fisica, per il dover recuperare le forze dopo la ferialità dei giorni: è il giorno per ritrovare Dio alla luce del quale tutto prende senso, sia il tempo del riposo che il tempo del lavoro.

Se così non fosse, se non ci fosse questa attenzione, qualsiasi realtà della vita rischierebbe di diventare un idolo, nel senso che diventerebbe la prima e più importante cosa a cui pensare. Sostituire Dio con qualsiasi cosa porta ad essere lontani da Dio e, quindi a perdere anche il senso della propria creaturalità, il senso del proprio limite, il senso della propria finitezza.

Recuperare il senso di Dio, invece, porta a dare il giusto peso ad ogni cosa, al lavoro come al riposo, all’incontro con gli altri uomini così come alla solitudine e al silenzio, al guadagno giusto e onesto per la vita così come all’attenzione per il povero, il misero, l’indigente.

Tutta la seconda parte della lettura ci fa chiaramente capire che senza attenzione al mistero di Dio, si manda in crisi tutto, compresa la relazione con gli uomini che, invece, è ciò che si dovrebbe sempre salvaguardare prima di ogni altra realtà della vita.  Chiaro anche l’ultimo invito che si riceve: quello di non idolatrare il Sabato stesso! Dio che è creatore e più grande di ogni cosa, non potrebbe accettare nemmeno questo. Eppure, proprio questo è ciò che è accaduto al popolo di Israele: si è idolatrato il sabato che è divenuto il giorno del riposo per la fatica del lavoro, il giorno per Dio ma solo in modo formale, il giorno per pensare a sé stessi prima che agli altri.

Per noi.

Non è bene e non è immediato sovrapporre senza alcun distinguo il “sabato ebraico” alla “domenica cristiana”. Non sono assolutamente la stessa cosa, ma alcune dinamiche del sabato cristiano possono valere anche per la domenica cristiana. Soprattutto vale quella riflessione sottesa ai testi sacri di oggi che possiamo fare anche noi credenti e che possiamo concretizzare nella domanda:

  • Se tutto proviene da Dio e trae luce da lui, come la mia domenica mi rende attento all’uomo? Quale ricarica ricevo non solo per il riposo rispetto alle mie attività, ma come forza per interessarmi degli altri?
  • Se il precetto ha un senso, cosa idolatro io?

Potrebbe infatti accadere che anche noi, proprio nel giorno che dovrebbe essere sacro per eccellenza, idolatriamo realtà della nostra esistenza che invece, dovrebbero trovare una giusta collocazione. La cura per il corpo, il tempo per le relazioni, il tempo per la cura della casa, il tempo per lo sport, rischiano di diventare veri e propri idoli del nostro tempo. Con tutti quei “riti laici” che hanno preso piede nella nostra società (aperitivi, vita notturna..). siamo sicuri che tutto quello che facciamo è davvero in linea con uno stile di vita credente? Essere cristiani è rinnovare sempre la propria mentalità, ovvero smettere di chiederci “che male c’è” in quello che fanno tutti, per domandarci invece, cosa il mio specifico cristiano raccomanda in questi casi dell’esistenza. Il Vangelo di oggi ci dice proprio questo: è solo una mentalità che si rinnova costantemente che ci aiuta a non cadere nel rischio di qualsivoglia idolatrica. Ricordiamocene, per non essere noi i primi che fingono di lodare Dio e idolatrano sé stessi, le cose, il tempo…

2020-06-19T10:23:14+02:00