SETTIMANA DELLA 13 DOMENICA DOPO PENTECOSTE
Per introdurci
Tutti siamo stati presi dalle immagini e dalle considerazioni emerse dalla politica operata in Afganistan, che ha riempito anche molte discussioni pubbliche di cui abbiamo avuto notizia e per le quali ci siamo magari anche informati. Dibattito che apre, poi, al versante religioso, come è ovvio che sia. Rileggendo le scritture di oggi non possiamo non chiederci:
- Che lettura diamo dei fatti della storia di cui siamo protagonisti?
- Come vivere un confronto serio tra i popoli, le fedi, le culture?
Cronache
2 Cr 36, 17c-23
Lettura del secondo libro delle Cronache
In quei giorni. Il Signore consegnò ogni cosa nelle mani del re dei Caldei. Quegli portò a Babilonia tutti gli oggetti del tempio di Dio, grandi e piccoli, i tesori del tempio del Signore e i tesori del re e dei suoi ufficiali. Quindi incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. Il re deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremia: «Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni». Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore pronunciata per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!”»
Romani
Rm 10, 16-20
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, non tutti hanno obbedito al Vangelo. Lo dice Isaia: «Signore, chi ha creduto dopo averci ascoltato?». Dunque, la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo. Ora io dico: forse non hanno udito? Tutt’altro: «Per tutta la terra è corsa la loro voce, e fino agli estremi confini del mondo le loro parole». E dico ancora: forse Israele non ha compreso? Per primo Mosè dice: «Io vi renderò gelosi di una nazione che nazione non è; susciterò il vostro sdegno contro una nazione senza intelligenza». Isaia poi arriva fino a dire: «Sono stato trovato da quelli che non mi cercavano, mi sono manifestato a quelli che non chiedevano di me».
Vangelo
Lc 7, 1b-10
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
Cronache
Recuperando quella progressione storica del tempo dopo Pentecoste e che abbiamo interrotto solo per la festa dell’Assunta, ci imbattiamo oggi nella lettura del libro delle cronache. Come leggevamo fin dalle primissime righe “il Signore consegnò ogni cosa nelle mani del re dei Caldei. Quegli portò a Babilonia tutti gli oggetti del tempio… quindi incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura… quindi deportò a Babilonia tutti gli scampati alla spada”. Sono le parole terribili che descrivono la tragedia. Uomini forti e ben armati, invadono Israele e devastano tutto e, come se non bastasse, deportano la popolazione civile rimasta in vita. Le parole sono scarne, ma dovremmo vedere davvero l’immane tragedia di Israele, dovremmo chiudere gli occhi per vedere le scene di distruzione, per sentire le urla della gente, delle donne, dei bambini. L’autore sacro non indugia su questi particolari perché ci offre l’interpretazione di fede di questo evento: “si attuò così la parola del Signore per mezzo del profeta Geremia”. L’autore sacro descrive quanto avviene come il momento in cui si adempie la parola di chi ha parlato nel nome di Dio. L’autore sacro dice con chiarezza che quello che è avvenuto è per volontà di Dio. Nulla sfugge alla mano di Dio che si serve anche di quello che gli uomini vivono per parlare all’uomo di sempre. Anzi, egli scende ulteriormente nel profondo per dire che è stata la mancanza di fede del popolo di Dio a fornire l’occasione per l’invasione e la distruzione generale a cui Israele è stato sottoposto. Una interpretazione davvero fondamentale anche per noi, perché ci aiuta a capire che solo dove c’è fede c’è quello sguardo sulla storia che fa comprendere come Dio interviene nelle sue pieghe.
Vangelo
Situazione opposta nel Vangelo. Abbiamo un uomo, un centurione romano. È un pagano, è uno di quelli che partecipa alle campagne dell’esercito per soldi. Allora come oggi chi partecipava a queste missioni straniere aveva un lauto guadagno, molto spesso una casa o della terra per vivere dopo il servizio all’esercito. Quest’uomo è politeista, viene da Roma. Eppure, si mette in una situazione di dialogo con il popolo di Israele. Forse aveva curiosità di quel mondo così strano per lui, o forse era solo buono, o forse era uno che cercava la pace… noi non sappiamo più di tanto. Sappiamo solo quello che dice il Vangelo e cioè che era stato lui a far costruire la sinagoga, cioè il luogo di fede e di preghiera, per gli abitanti di Cafarnao. Anche gli ebrei lo apprezzano e ricambiano la sua cortesia: ora che gli ha un sottoposto malato, si premurano di chiedere a Gesù che guarisce tante persone, di fare qualcosa per quell’uomo: “egli merita che tu faccia questo”. Frase che vuole far capire la riconoscenza che gli ebrei nutrono per quell’uomo. Gesù va oltre. Non si ferma al caso umano, alla riconoscenza, all’apprezzamento per un gesto di pacificazione e di rispetto. Gesù va al cuore della questione, perché provoca quell’uomo sulla fede. La risposta che ne riceve è ammirabile: “Signore non disturbarti a venire! Anche io, che sono un subalterno, ho uomini sotto di me, e dico ad uno và ed egli và, ad uno vieni ed egli viene…”. In questo modo egli attesta la sua fede. Egli non conosce Gesù, ha sentito solamente parlare di lui, ma questo gli basta per capire che quell’uomo deve avere qualcosa di straordinario e riconosce a Gesù non solo la potenza taumaturgica di guaritore, ma addirittura la potestà di ordinare agli spiriti, a cui erano imputate le malattie. Gesù, ammirato perché gli viene riconosciuta proprio la potenza di Dio, concede quel miracolo. Non per un riconoscimento umano, come era stato chiesto, ma perché ha constatato la fede dell’uomo.
Romani
San Paolo conosce bene sia la storia del libro delle cronache, sia i fatti della vita di Gesù. È per questo che riflette sulle cose e comprende che “la fede viene dall’ascolto”. Così spiega perché ci siano uomini che credono e uomini che non credono: questo accade perché ci sono uomini che ascoltano e, invece, uomini che non ascoltano quanto gli uomini di Dio, i profeti, rivelano. Anche Paolo, come apostolo, si mette dalla parte di chi fa udire la voce di Dio, ma comprende che non sempre riesce nel compito che gli è stato assegnato: ci sono uomini che non vogliono ascoltare e che si chiudono in un’ostinazione che diventa causa della propria non fede o del proprio essere contro Dio. C’è, dunque, una situazione personale che indica il pervenire alla fede o il chiudersi ad essa.
Questa situazione personale lascia poi spazio alla coscienza di un popolo. San Paolo riflette sulla chiusura e sulla ostinazione di Israele che non ha riconosciuto nel Cristo il Messia atteso da secoli. Quest’ostinazione e questo rifiuto ha fatto in modo che la predicazione del vangelo passasse ad altri, fosse donata ai popoli: è così che è nata quel amissione “ad gentes” della quale partecipa lo stesso San Paolo. Se notate, in modo totalmente diverso, ma è riproposto il filo rosso della prima lettura: quando un popolo rifiuta Dio, Dio suscita altri uomini che ascoltano al sua voce e che divengono, nella storia, il modo concreto con cui Dio continua a rivelarsi e a parlare agli uomini di ogni tempo e di ogni luogo.
Per noi
Questa parola di Dio di fine estate si sposa perfettamente con quello che stiamo vivendo. Non credo che nessuno abbia tutte le risposte alle domande che portiamo nel cuore per i fatti di cui siamo testimoni in questi ultimi giorni ma che si sono ripetuti molte volte nel corso della storia recente, tanto che vi sono alcuni tra noi che non li vedono certamente per la prima volta.
Partiamo da una provocazione personale, che ciascuno dovrebbe applicare a sé chiedendosi:
- Io ascolto al Parola di Dio?
- Se la fede nasce dall’ascolto di Dio, io sto vivendo un itinerario di ascolto che mi porta a vivere di fede?
Ad incarnare questa visione è il centurione, che ascolta la parola di Gesù e perviene a gesti di fede. Noi dovremmo fare lo stesso, solo che, a volte, ci viene più da pensare che la fede sia una realtà che è in noi come realtà statica. Noi viviamo gesti di fede per piacere a Dio, più che per crescere in essa. Questa non è propriamente la visione di fede che Gesù rivela! Già nel primo testamento la fede non è mai un fatto statico, ma un fatto dinamico! Si cresce nella fede e si cresce tanto quanto si sa apprezzare ed ascoltare la Parola di Dio.
Poi dovremmo interrogarci come popolo:
- Stiamo crescendo in questa manifestazione di fede?
Noi viviamo in un tempo di perdita di fede, di incapacità di ascolto. Lo diciamo spesso. La scrittura è unanime nell’affermare che quando accade questo, quando capita questa realtà, perde l’umanità. Quando un uomo si allontana da Dio, poi perde anche il gusto per le cose dell’uomo, perde anche la capacità di servire l’altro e inizia una serie di soprusi, di chiusure, di fraintendimenti, quando non ci sono poi cosa ancora più spiacevoli e difficili da sopportare. Lo vediamo bene anche nei numerosi fatti di cronaca, anche quelli di quest’ultima settimana. Dove non c’è fede, nasce questo sentimento. Anche se si pretende, a volte, di scambiarlo come un’opera di fede coerente e forte.
Infine, vorrei che ci domandassimo insieme:
- Cosa ci sta dicendo Dio con i fatti internazionali di cui siamo stati testimoni?
Certamente non è possibile rinchiudere il tutto in una riflessione dai toni umanitari. È doveroso che ci sia questo, ma l’uomo di fede va oltre e non si ferma solo ad una constatazione di cosa serve, di cosa è urgente al momento in cui queste cose capitano. L’uomo di fede scorge un invito alla conversione, un invito a tornare a quei valori della fede che fanno bene anche all’umanità e che plasmano un modo di sentire, di vedere che apre il cuore.
Credo che anche a noi sia proposto di pregare Dio con le parole del centurione.
Signore, ti che sempre ti disturbi per noi, tu che comandi ad ogni cosa e questa ti obbedisce, dona a noi tutti una rinnovata capacità di convertirci a Te che sei l’origine di ogni bene e di ogni altra cosa. Signore, a te che intercedi per noi affidiamo la posizione di chi non vuole ascoltare, la posizione di chi non ha fede, perché il loro cuore si intenerisca davanti alla tua parola. Ti affidiamo anche il cuore di coloro che già credono e sui quali grava la responsabilità di una testimonianza coerente, perché siano loro a rendere luminosa la tua presenza nel mondo.
Signore veglia ancora su di noi e sui nostri cammini.