Sabato 22 novembre

Settimana della 1 domenica di avvento – sabato 

La spiritualità di questo giorno

Concludiamo insieme la prima settimana di Avvento che abbiamo cercato di rileggere attraverso le Scritture dei profeti e dei Vangeli. Anche oggi vi riassumo le tre Scritture nel titolo: L’obbedienza della fede”.

La Parola di questo giorno

LETTURA Ez 3, 22 – 4, 3
Lettura del profeta Ezechiele

In quei giorni. Ezechiele disse: «Venne sopra di me la mano del Signore ed egli mi disse: “Àlzati e va’ nella valle; là ti voglio parlare”. Mi alzai e andai nella valle; ed ecco, la glo ria del Signore era là, simile alla gloria che avevo visto al fiume Chebar, e caddi con la faccia a terra. Allora uno spirito entrò in me e mi fece alzare in piedi. Egli mi disse: “Va’ e chiuditi in casa. E subito ti saranno messe addosso delle funi, figlio dell’uomo, sarai legato e non potrai più uscire in mezzo a loro. Farò aderire la tua lingua al palato e resterai muto; così non sarai più per loro uno che li rimprovera, perché sono una genìa di ribelli. Ma quando poi ti parlerò, ti aprirò la bocca e tu riferirai loro: ‘Dice il Signore Dio’. Chi vuole ascoltare ascolti e chi non vuole non ascolti; perché sono una genìa di ribelli”. “Figlio dell’uomo, prendi una tavoletta d’argilla, mettila dinanzi a te, disegnaci sopra una città, Gerusalemme, e disponi intorno ad essa l’assedio: rizza torri, costruisci terrapieni, schiera gli accampamenti e colloca intorno gli arieti. Poi prendi una teglia di ferro e mettila come muro di ferro fra te e la città, e tieni fisso lo sguardo su di essa, che sarà assediata, anzi tu la assedierai! Questo sarà un segno per la casa d’Israele”».

SALMO Sal 129 (130)

Presso di te, Signore, è la redenzione d’Israele.

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica. R

Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore. R

Io spero, Signore.
Spera l’anima mia, attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora. R

Più che le sentinelle l’aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione. R

EPISTOLA Eb 5, 1-10
Lettera agli Ebrei

Fratelli, ogni sommo sacerdote è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza. A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo. Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato», gliela conferì come è detto in un altro passo: «Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchìsedek». Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek.

VANGELO Mt 10, 1-6
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele».

La Scrittura

Venne sopra di me la mano del Signore…

Egli imparò l’obbedienza…

Li inviò ordinando loro…

Di sabato, invece del profeta minore, leggiamo la Scrittura della lettera agli Ebrei. Oggi traggo da qui la chiave di lettura dei tre testi sacri. L’autore di questo testo ci mostra l’obbedienza di Gesù, non avendo paura di dire che Gesù ha imparato l’obbedienza dalle cose che ha patito. Questo autore è ben conscio che tutta la vita di Gesù è una progressiva rivelazione del Padre ma è anche una progressiva rivelazione dello stile di obbedienza che Gesù vive. Gesù vive l’obbedienza al Padre ogni giorno ma, in forma del tutto eccezionale, il venerdì santo. Affrontando la sua sofferenza e la sua morte, egli attesta di voler bere fino in fondo quel calice che lo ha spaventato fino alla morte per portare a termine la redenzione del mondo. L’obbedienza di Gesù ha quindi uno scopo: riconciliare il mondo con il Padre.

Anche Gesù ha dei modelli a cui si ispira. In molti casi è evidente a chi Gesù si stia ispirando, in altri casi meno. In generale possiamo però dire che il comportamento dei profeti è fonte di ispirazione per Gesù. Così possiamo rileggere la prima Scrittura che ci parlava dell’obbedienza di Ezechiele, che sempre si mette in ascolto di Dio e quasi fa della sua vita un’obbedienza costante ai suoi ordini. Certo ci sono tutti gli stilemi narrativi di cui tener conto, ma è chiaro che il profeta ha avvertito come per lui determinante il rispondere alla volontà di Dio con assoluta fortezza d’animo che lo ha portato ad aderire in tutto alla volontà del Padre per lui. I suoi comportamenti, la sua parola non sono altro che la rivelazione di ciò che Dio dice ad un popolo che, invece, di Dio non vuole saperne. Il profeta fa della sua vita un atto di obbedienza al Padre perché prima delle parole parlino, in lui, le opere. Il suo è un esempio che diventa esso stesso provocazione.

Così capiamo che anche il discepolo ha dei modelli a cui ispirarsi. Per il discepolo il primo punto di riferimento è l’obbedienza di Gesù al Padre ma anche il discepolo conosce e cerca di vivere la Scrittura. In alcune pagine del Vangelo, come, per esempio, in quella che abbiamo letto oggi, emerge chiaramente che i discepoli hanno dato immediato corso alla parola di Gesù, hanno vissuto in estrema obbedienza quello che Gesù ha indicato loro e hanno così preso parte alla sua missione di redenzione del mondo.

Per noi e per il nostro cammino di fede

La provocazione di oggi vale anche per noi. È molto difficile parlare oggi di obbedienza. Forse, al massimo, può essere ancora richiamata da alcuni genitori quando hanno i figli piccoli. Difficile parlare di altre forme di obbedienza specie in altre età della vita. Eppure l’obbedienza ha tutta una sua forza ed una sua storia. L’obbedienza, anzitutto, è un “consiglio evangelico”, cioè un modo di essere, un modo di vivere che si ispira al Vangelo stesso e che ha, da sempre, coinvolto coloro che vogliono seguire il Signore su una via di speciale consacrazione. Non per altro, come diciamo nel linguaggio popolare, è uno dei tre “voti” che i religiosi emettono. Non dovremmo, però, relegare l’obbedienza solo ai consigli evangelici. Infatti l’obbedienza è comunque una virtù cristiana, che è proposta a tutti e non solo a chi si sente chiamato ad una vita di speciale consacrazione al Signore. L’obbedienza della fede implica il desiderio di corrispondere alla volontà di Dio, non secondo uno schema militare: dato un ordine lo si esegue. L’obbedienza della fede non è di questo genere. Essa comporta sempre il discernimento, la preghiera costante, il desiderio di interrogarsi, in modo adulto, sulla volontà di Dio in ogni momento dell’esistenza. Obbedienza della fede è scoprire, pian piano, cosa il Signore chieda a ciascuno, suscitare la volontà e la libertà per aderirvi, sempre nel vivo desiderio di servire il Signore. Capiamo bene perché l’obbedienza è difficile e, soprattutto, perché non è certo una virtù di moda. In un mondo dove ciascuno vuole tenere ben salda e ben stretta a sé la sua personale vita, in un mondo dove tutti vogliono pensare a sé, non emerge il desiderio di donarsi a Dio in un costante atto libero, maturo, serio.

Non per altro noi parliamo di obbedienza quando ci capitano quelle cose contro le quali avvertiamo di non poter proprio fare niente.

Il Giubileo ci propone un richiamo forte all’obbedienza, ma non in questo ultimo senso citato quanto, piuttosto, nella modalità a cui accennavo prima. Vivere la speranza di cui il Giubileo ci parla, significa, quindi, cercare di vivere bene quell’adesione particolare alla volontà di Dio che è liberante. L’obbedienza a Dio libera l’uomo che a Dio si affida. Non è sempre facile capire che obbedire a Dio significa vivere appieno la nostra libertà. Ecco perché, oggi, vi consiglio proprio di sostare su questo tema e di mettervi in atteggiamento di preghiera per capire che è liberante mettersi nelle mani di Dio e consegnarsi a Lui. È questo il passo importante per la via della santità che a tutti è proposta e che tutti dovremmo anche essere desiderosi di percorrere.

A Dio ci affidiamo, mentre chiudiamo questa prima settimana di Avvento, proprio per chiedere a Lui stesso di prenderci per mano e di insegnarci la bellezza dell’obbedienza cristiana.

Perchè la Parola dimori in noi

  • Mi sento chiamato a vivere questa virtù?
  • Quali difficoltà emergono in me?
  • Quali opposizioni?
  • Come si risolvono se guardo a Gesù obbediente al Padre?
2025-11-15T23:31:04+01:00