Penultima dopo l’Epifania
Introduzione
Siamo in un’ultima fase di questo tempo dopo l’Epifania e la Chiesa ci educa a dirigerci verso la S. Pasqua con queste ultime due domeniche dette della divina clemenza e del perdono. I tre testi biblici di oggi sono davvero un capolavoro.
La Parola di Dio
LETTURA Dn 9, 15-19
Lettura del profeta Daniele
In quei giorni. Daniele pregò il Signore dicendo: «Signore, nostro Dio, che hai fatto uscire il tuo popolo dall’Egitto con mano forte e ti sei fatto un nome qual è oggi, noi abbiamo peccato, abbiamo agito da empi. Signore, secondo la tua giustizia, si plachi la tua ira e il tuo sdegno verso Gerusalemme, tua città, tuo monte santo, poiché per i nostri peccati e per l’iniquità dei nostri padri Gerusalemme e il tuo popolo sono oggetto di vituperio presso tutti i nostri vicini. Ora ascolta, nostro Dio, la preghiera del tuo servo e le sue suppliche e per amor tuo, o Signore, fa’ risplendere il tuo volto sopra il tuo santuario, che è devastato. Porgi l’orecchio, mio Dio, e ascolta: apri gli occhi e guarda le nostre distruzioni e la città sulla quale è stato invocato il tuo nome! Noi presentiamo le nostre suppliche davanti a te, confidando non sulla nostra giustizia, ma sulla tua grande misericordia. Signore, ascolta! Signore, perdona! Signore, guarda e agisci senza indugio, per amore di te stesso, mio Dio, poiché il tuo nome è stato invocato sulla tua città e sul tuo popolo».
SALMO Sal 106 (107)
Rendete grazie al Signore,
il suo amore e per sempre.
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Lo dicano quelli che il Signore ha riscattato,
che ha riscattato dalla mano dell’oppressore
e ha radunato da terre diverse. R
Nell’angustia gridarono al Signore
ed egli li liberò dalle loro angosce.
Li guidò per una strada sicura,
perché andassero verso una città in cui abitare.
Ringrazino il Signore per il suo amore. R
Vedano i giusti e ne gioiscano,
e ogni malvagio chiuda la bocca.
Chi è saggio osservi queste cose
e comprenderà l’amore del Signore. R
EPISTOLA 1Tm 1, 12-17
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Carissimo, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.
Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.
VANGELO Mc 2, 13-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Il Signore Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Timoteo
Anzitutto la riflessione personale di San Paolo che è anche la sua autobiografia. “Ero un bestemmiatore, un persecutore, un violento”. San Paolo si presenta così. Non ha paura di dire, davanti a tutti e, soprattutto, davanti alle comunità che lo hanno conosciuto e che lo stanno ascoltando, il suo peccato. In sintesi Paolo si definisce come uno che non aveva capito niente del mistero di Dio, del suo amore, della sua rivelazione in Gesù Cristo e, per questo, aveva compromesso anche la sua relazione con gli altri, diventando un violento e un persecutore, cioè uno che, per una cattiva immagine di Dio, si era messo contro altri uomini che, invece, lodavano il vero nome di Dio. Così San Paolo ci dice contemporaneamente due cose: il peccato è presente in tutti ma bisogna riconoscerlo. Non occorre mai temere la profondità del peccato, perché Dio non guarda mai a ciò che uno è stato ma a ciò che potrà essere. Dio non guarda al passato ma sempre al futuro.
San Paolo ci ricorda che queste due coordinate valgono per l’esistenza di ogni uomo. Ma ad ogni uomo è chiesto di saper riconoscere il proprio peccato, o chiesto di saper fare i conti con il proprio peccato. Quando, invece, uno insabbia il proprio peccato, quando uno nasconde la sua colpa, non può nascere nulla di buono. Un peccato nascosto, un peccato non perdonato non diventa mai germe di bene. Al contrario, rimane in tutta la sua gravità. Paolo ci insegna che solo il peccato riconosciuto si trasforma in causa di santificazione. Solo il peccato rimesso nelle mani di Dio diventa occasione di santità.
Daniele
Ancora più bella è l’ultima lettura, il libro del profeta Daniele. Daniele coglie un’altra dimensione del peccato oltre quella personale: la dimensione sociale del peccato. Poiché il peccato è sempre separazione da Dio, poiché il peccato è sempre separazione dal Padre da cui proviene ogni bontà, ecco che Daniele interpreta il peccato sociale di Israele come causa della distruzione della società stessa. Anche l’invasione del nemico con cui Israele si trova a combattere, viene letta come conseguenza del peccato di ciascuno. Poiché tutti hanno peccato e nessuno si è messo in discussione di fronte a Dio, Israele sperimenta distruzione, angoscia, solitudine, violenza. Cosa fa il profeta? Di fronte a questo scenario, il profeta diventa voce di tutto un popolo, aiuta il suo popolo ad avere consapevolezza di quanto sta succedendo. Ecco il primo passo. Il profeta richiama tutti all’alleanza con Dio, alla bellezza della fede, alla profondità del rapporto con Dio dal quale nasce benedizione, pace, senso di vicinanza di Dio per le cose dell’esistenza.
In secondo luogo il profeta prega. Si mette lui per primo davanti a Dio consapevole anche del suo essere peccatore, supplicando da Dio la grazia del perdono per tutti, non solo per sé stesso. Potremmo dire che la preghiera di Daniele è una bellissima e rara forma di intercessione. Daniele prega per sé, Daniele prega per tutto il suo popolo, perché ritrovando la via di Dio, tutti possano sperimentare la sua benevolenza, il suo perdono, la sua clemenza, la sua pace. Il profeta invita poi altri uomini di buona volontà ad unirsi alla sua preghiera e alla sua supplica.
In terzo luogo, il profeta muove il cuore di Dio a compassione ricordando non ciò che gli uomini sanno fare, non i meriti di ciascuno, ma la clemenza stessa di Dio. Daniele suscita compassione in Dio ricordando quasi a Dio che il suo compito è la misericordia e il perdono e chiedendo segni concreti, tangibili di questa sua vicinanza proprio a partire da quel perdono che Dio sempre ha testimoniato all’uomo. Una preghiera accorata: “Signore ascolta! Signore perdona! Signore agisci senza indugio per amore di te stesso, perché il tuo nome è stato invocato sulla città e sul popolo”. Parole bellissime, preghiera di intensità unica, che ricorda a ciascuno di noi che è solo sollecitando Dio al perdono per amore di sé stesso, per la sua clemenza, che noi tutti uomini potremo riprendere la via della fede, la via di Dio, la via della misericordia che porta ciascuno a superare il suo peccato e a diventare principio di santificazione per tutto un popolo.
Per noi e per il nostro cammino
Cosa ci è chiesto di fare oggi e come ci è chiesto di vivere alla luce della parola che abbiamo ascoltato e condiviso?
- Prendere coscienza del peccato che abita in noi.
Anzitutto, in questo anno giubilare, credo che la prima cosa che ci viene richiesta sia proprio quella di prendere grande consapevolezza del peccato che abita in noi, nel nostro cuore. Come San Paolo dicendo quello che siamo, ammettendo quali sono le fattispecie di peccato che abitano dentro di noi. Noi abbiamo bisogno di questo, perché il più delle volte non ci sentiamo poi molto peccatori e lasciamo emergere solo il senso di qualche mancanza nelle nostre vite. Dimenticandoci che, come San Paolo, possiamo essere molto lontani da Dio perché ci siamo fatti un’idea troppo diversa da quello che, in realtà, Dio è. Ammettere quello che siamo, dire con consapevolezza e con verità il nome del nostro peccato è già un aiuto per vivere meglio la grazia della conversione e il nostro desiderio di essere in una relazione con Dio non banale, non superficiale.
- Rimettere con sincerità il nostro peccato nelle mani di Dio per sperimentare la comunione con Lui.
Non basta questa lucidità di analisi, occorre anche aprirci ad un dialogo con Dio vero, sincero, come quello di Paolo, come quello di Matteo e degli altri pubblicani, come quello di Daniele. Solo quando rimettiamo con sincerità nelle mani di Dio il nostro essere, la nostra identità, scopriamo di essere peccatori perdonati. Solo quando siamo in grado di rimetterci nelle mani di Dio con verità scopriamo il segreto della clemenza di Dio che, perdonando, riaccende in noi quella fiamma di amore che è depositata da noi fin dal giorno della nostra nascita e che merita di essere riattivata in tutta la sua forza e in tutta la sua verità. È la grazia di una conversione vera, reale, profonda, che dice il nostro saper ricorrere a Dio per rimettere nelle sue mani la verità del nostro essere.
- Aprirci alla preghiera che genera fiducia nella divina clemenza da parte degli altri uomini.
Infine credo che, scoprendo la clemenza di Dio, saremo in grado anche noi di aprirci a quella dimensione profonda di preghiera che ci ha dimostrato il profeta Daniele e che serve per dire davanti a tutti che solo la clemenza di Dio perdona le colpe, sostiene nel momento delle difficoltà, apre i cuori al perdono, concede di vivere da giusti e di richiamare tutti alla medesima giustizia e desiderio di santità. Anche noi dobbiamo aprirci ad una preghiera simile a quella di Daniele, se vogliamo vedere gli effetti della clemenza di Dio abitare dentro di noi.
Questa preghiera deve essere fatta per il mondo intero, perché tutti vediamo benissimo le diverse forme di miseria, di distruzione, di mancanza di pace, di mancanza di amore verso le quali ci stiamo dirigendo come umanità. Realtà che, anche se non ci riguardano personalmente, devono spingerci all’intercessione perché il mondo intero si senta rinnovato da questo amore di Dio.
Chiediamo questa grazia anche nella prossima settimana, per vivere sempre sotto la protezione della clemenza del Padre e per inondare ogni giorno il mondo di questa grazia di Dio che scuote, agita, rilancia il cammino di ciascuno.