Lunedì 23 marzo

Settimana della quarta domenica di Quaresima – lunedì

Questa quarta settimana di quaresima è dedicata all’articolo del Credo: “credo la remissione dei peccati”, come abbiamo annunciato nella S. Messa di ieri. Questo articolo ci immette così sempre più nell’itinerario spirituale di questa quaresima.

Vangelo

Mt 7, 1-5
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Il Vangelo di oggi chiede di metterci subito in sintonia con uno dei richiami più pressanti di papa Francesco: il richiamo al tema del giudizio e al peccato che consegue da esso. La prima richiesta di preghiera di oggi deve essere quella per i peccati che commettiamo giudicando.

C’è il giudizio erroneo, quello che emettiamo quando non siamo sufficientemente informati e lasciamo che il nostro giudizio si basi su quel poco che sappiamo o su quello che abbiamo sentito da altri.

C’è il giudizio superficiale, quello che emettiamo senza avere soppesato le cose, senza avere usato la virtù della prudenza, senza aver dato tempo perché le cose potessero emergere nella loro complessità, a volte, ma anche nella loro verità.

C’è il giudizio temerario, quello con il quale attribuiamo alle persone atti, comportamenti, parole che non hanno avuto e facciamo questo senza accorgerci del male che deriverà dal nostro atto temerario.

In ogni caso, un giudizio espresso senza approfondire le cose, senza prudenza, e, soprattutto, senza carità, non è secondo il Vangelo.

C’è un altro peccato per il quale dobbiamo chiedere la conversione: il non esaminare noi stessi, il non esaminare la nostra condizione, il non esaminare la nostra coscienza prima di emettere un giudizio. Il Vangelo ci dice in maniera molto chiara che noi possiamo giudicare un altro con carità solo dopo aver esaminato noi stessi e solo dopo aver convertito noi stessi su quei punti su cui intendiamo giudicare gli altri. L’impegno di questa settimana potrebbe, quindi, essere proprio questo: l’impegno a fare in modo che ci sia un’attenzione al nostro itinerario di conversione, in modo che, costantemente, possiamo tendere a Dio con tutte le nostre forze.

Solo a queste condizioni, solo dopo aver suscitato le virtù e l’esame di noi stessi, sarà possibile emettere un giudizio che non sia contro il Vangelo.

Genesi

25, 19-26

Lettura del libro della Genesi

Questa è la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo aveva generato Isacco. Isacco aveva quarant’anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia di Betuèl l’Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Làbano, l’Arameo. Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché ella era sterile e il Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne incinta. Ora i figli si urtavano nel suo seno ed ella esclamò: «Se è così, che cosa mi sta accadendo?». Andò a consultare il Signore. Il Signore le rispose: «Due nazioni sono nel tuo seno e due popoli dal tuo grembo si divideranno; un popolo sarà più forte dell’altro e il maggiore servirà il più piccolo». Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco, due gemelli erano nel suo grembo. Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù. Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant’anni quando essi nacquero.

L’inizio della vicenda di Esaù e Giacobbe, che è una narrazione bellissima della Genesi, ci parla di quel peccato del tutto particolare che è l’odio fraterno, l’incapacità di sopportarsi dei fratelli, realtà che magari non riguarda noi in prima persona ma che – credo – tutti sappiamo bene essere molto presente nella vita sociale anche dei credenti. La lotta tra i due fratelli sarà, poi, una lotta per l’eredità e per la successione nel comando del popolo di Israele che si sta formando. Così come, molto spesso, per noi la lotta fraterna diventa lotta per l’eredità o per le cose da dividersi all’interno delle famiglie. Credo che faremo bene a verificare comunque noi stessi sul tema sempre delicato dei rapporti in famiglia, per vedere quanto teniamo all’unità, alla pace, alla concordia. Anche questo è uno dei grandi capitoli su cui esercitare la nostra conversione quaresimale ed è uno dei grandi temi che può far nascere una richiesta di perdono davanti a Dio.

Proverbi

22, 17-19. 22-25

Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, porgi l’orecchio e ascolta le parole dei sapienti, applica la tua mente alla mia istruzione: ti saranno piacevoli se le custodirai nel tuo intimo, se le terrai pronte sulle tue labbra. Perché sia riposta nel Signore la tua fiducia, oggi le faccio conoscere a te. Non depredare il povero perché egli è povero, e non affliggere il misero in tribunale, perché il Signore difenderà la loro causa e spoglierà della vita coloro che li hanno spogliati. Non ti associare a un collerico e non praticare un uomo iracondo, per non abituarti alle sue maniere e procurarti una trappola per la tua vita.

Tre occasioni per far nascere una richiesta di perdono davanti a Dio.

La prima: tutte le volte che non diamo lode a Dio, tutte le volte in cui ci dimentichiamo di Dio, della sua presenza, del suo mistero, commettiamo un peccato. Quaresima può essere il tempo opportuno per liberarci da questo peccato o, comunque, per chiedere il perdono a Dio per tutte le mancanze di fede che viviamo.

La seconda: l’attenzione al povero. Molto spesso anche noi non siamo attenti al povero, non siamo attenti ad accogliere la sua richiesta di aiuto, non siamo attenti a vivere con attenzione questo richiamo alla nostra sensibilità e alla nostra carità che il povero eleva. Il dubbio, la paura che spesso ci assalgono ci impediscono di vivere un atteggiamento di attenzione e generosità, come, invece, dovrebbe essere normale.

La terza: l’attenzione a non associarsi ai collerici. Nel nostro mondo molte persone scattano di collera per nulla. La Parola di Dio è molto forte nel richiamo: dove c’è la collera, non si può coltivare in nessuna forma la presenza del mistero di Dio. Ecco perché occorre convertirsi e cambiare decisamente rotta!

In preghiera

Dio, Padre di misericordia,

tu che perdoni tutti i nostri peccati, liberaci dall’odio fratricida, dal giudizio inopportuno o temerario, dalla disattenzione al povero ed insegnaci che solo dove fiorisce il tuo perdono, nasce una vita riconciliata e rivolta al bene. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore che ci ha donato il tuo perdono. Amen

Esame di coscienza

  • Come giudico?
  • Quale criterio applico nel giudicare, anzitutto, me stesso?
  • C’è qualche rapporto in casa mia che dovrei sanare?
  • Che attenzione sto vivendo, in questa quaresima, per il povero?
2020-03-20T15:11:41+02:00