Martedì 24 marzo

Settimana della quarta domenica di Quaresima – martedì

Vangelo

Mt 7, 6-12

Lettura del vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

Anche il Vangelo di oggi ci chiede di essere attenti ad alcune fattispecie di peccato molto concrete.

La disattenzione per le cose sante, il non rispetto per le cose della fede. Qualche volta non ce ne rendiamo conto, ma parlare senza rispetto delle cose della fede, oppure non essere attenti ad alcune realtà concrete – la chiesa, i sacramenti, gli oggetti sacri – porta la nostra anima a commettere qualche peccato. Quaresima è anche il tempo in cui comprendere che il Vangelo ci richiama a questi valori che sono entrati nella nostra tradizione di fede e che rischiano di  essere dimenticati. Il rispetto per le cose di Dio, dice molto sul nostro amore per Dio.

La malvagità del donare. Qualche volta, al contrario di quello che dice il Vangelo, siamo noi coloro che “donano una serpe al posto di un pesce e una pietra al posto di un pane”. Immagini forse non tanto più attuali al giorno d’oggi ma che certamente ci dicono che ci sono sempre, nella storia, uomini e donne che non sanno abitualmente pensare al bene. Direi che pensare sempre al bene dell’altro, dovrebbe essere connaturato al nostro essere cristiani. Proprio perché cristiani, noi dobbiamo guardare sempre e con fiducia all’altro, altrimenti che fine farebbero i valori del Vangelo che sono dentro di noi? Eppure qualche volta giochiamo al minimo, diamo lo stretto necessario, accampiamo scuse per non compiere, subito, il bene che sarebbe alla nostra portata. Quaresima viene a richiamarci e a svegliare in noi il desiderio del bene da compiere sempre!

Oppure il peccato, molto simile a quello che già abbiamo commentato ieri a proposito del giudizio, di chiedere che gli altri facciano ciò che noi non vogliamo o non sappiamo fare. Qualche volta siamo proprio così: chiediamo agli altri di avere quei comportamenti che noi non abbiamo. È questo un peccato dal momento che il cristiano dovrebbe tendere sempre all’esemplarità e, poi, chiedere agli altri di fare ciò che lui ha già fatto! Quante volte la pigrizia, la lentezza, la cocciutaggine di ciascuno di noi, ci spingono, invece, in un’altra direzione.

Genesi

25, 27-34

Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella caccia, un uomo della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto le tende. Isacco prediligeva Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto, mentre Rebecca prediligeva Giacobbe. Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra; Esaù arrivò dalla campagna ed era sfinito. Disse a Giacobbe: «Lascia mi mangiare un po’ di questa minestra rossa, perché io sono sfinito». Per questo fu chiamato Edom. Giacobbe disse: «Vendimi subito la tua primogenitura». Rispose Esaù: «Ecco, sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?». Giacobbe allora disse: «Giuramelo subito». Quegli lo giurò e vendette la primogenitura a Giacobbe. Giacobbe diede a Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò. A tal punto Esaù aveva disprezzato la primogenitura.

Il racconto della genesi ci propone di riflettere su altre due fattispecie di peccato.

La prima: le preferenze. È chiaro che noi tutti abbiamo preferenza, in famiglia, nelle relazioni tra amici, nel luogo di lavoro, tra i parenti. Ci sono alcune affinità che non si scelgono ma che, semplicemente, scoccano o non scoccano. Al di là di quello che accade per carattere, per circostanze di vita, o per scelte, il cristiano è chiamato, però, a non trasformare queste preferenze in qualche cosa di irremovibile, facendone diventare il punto di riferimento imprescindibile delle nostre azioni. Le preferenze non devono togliere a ciascuno la possibilità di rivelare il segreto della propria identità e di portare quel frutto che ciascuno può portare. Bollare le persone o trattarle in maniera non equa partendo dalle proprie preferenze, non è cristiano.

Il secondo: il desiderio di potere. C’è in tutti un innato desiderio di affermazione di sé stessi, di acquisire potere, di giungere ad un prestigio sempre maggiore. C’è stato anche nella vita dei grandi patriarchi, figuriamoci nella nostra! Cosa fare? Anzitutto ammettere che questi pensieri riguardino anche noi. Poi possiamo rimettere questi peccati nelle mani di Dio. Molto spesso, un peccato, quando è confessato, perde la sua forza di attacco dell’anima. Quando affidiamo in verità una cosa a Dio, è Dio che se ne occupa! Rimettere nelle mani di Dio anche questo genere di tentazioni è già un camminare sulla via della salvezza.

Proverbi

23, 29-32

Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, per chi i guai? Per chi i lamenti? Per chi i litigi? Per chi i gemiti? A chi le percosse per futili motivi? A chi gli occhi torbidi? Per quelli che si perdono dietro al vino, per quelli che assaporano bevande inebrianti. Non guardare il vino come rosseggia, come scintilla nella coppa e come scorre morbidamente; finirà per morderti come un serpente e pungerti come una vipera.

Infine il libro dei proverbi ci mostra un atteggiamento peccaminoso presente in ogni società: il ricorrere a tutte quelle cose che mettono seriamente a repentaglio la nostra integrità fisica. Non solo l’alcool, ma le droghe o tutto quel mondo che è presentissimo nella nostra società e che non può non intaccare anche i figli della Chiesa. Forse la revisione di vita quaresimale dovrebbe spingere la nostra riflessione anche in questa dimensione e, benché possa non toccare noi stessi, credo ci possa educare ad un’attenzione del tutto speciale specie per i più giovani, così immersi in questo mondo.

In preghiera

Dio Padre di misericordia,

liberaci dal peccato della cattiveria, dal peccato di dare cose cattive invece che cose buone, dalle preferenze e dal desiderio di potere, da tutte quelle realtà che inquinano la nostra natura e rovinano la nostra coscienza.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen.

Esame di coscienza

  • So dare cose buone a chi me le chiede o anch’io partecipo di quella malizia e cattiveria che spinge a dare cose cattive agli altri?
  • Quali preferenze vivo e come mi regolo?
  • Quale desiderio di potere potrebbe essere in me?
  • C’è qualche realtà che rovina il corpo e l’anima a cui accedo o verso la quale non sono sufficientemente attento?
2020-03-20T16:38:34+02:00