Giovedì 23 giugno

Settimana della 2 domenica dopo Pentecoste – giovedì

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA Es 35, 1-3
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Mosè radunò tutta la comunità degli Israeliti e disse loro: «Queste sono le cose che il Signore ha comandato di fare: Per sei giorni si lavorerà, ma il settimo sarà per voi un giorno santo, un giorno di riposo assoluto, sacro al Signore. Chiunque in quel giorno farà qualche lavoro sarà messo a morte. In giorno di sabato non accenderete il fuoco, in nessuna delle vostre dimore».

SALMO Sal 117 (118)

Rendete grazie al Signore,
il suo amore è per sempre.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre». R

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Apritemi le porte della giustizia:
vi entrerò per ringraziare il Signore.
È questa la porta del Signore:
per essa entrano i giusti.
Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,
perché sei stato la mia salvezza. R

Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto. R

VANGELO Lc 5, 36-38
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai farisei e agli scribi una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi».

Esodo

L’amore per le cose nuove è, per ogni uomo, qualcosa che attira. Si fanno sempre cose nuove con grande attenzione, con grande attrazione mentre nel ripetere le cose vecchie ci si annoia, si chiede un cambio di passo o ci si logora. Per la Scrittura, come abbiamo sentito nella lettura dell’Esodo, fare cose nuove non significa fare sempre qualcosa di diverso, rinnovarsi nel non ripetere le cose consuete, ma significa dare alla propria vita una chiave di lettura che permette di rinnovarsi continuamente alla luce del mistero di Dio. È per questo che Dio ha creato il settimo giorno. Il giorno del riposo non è, per il Primo Testamento, il giorno in cui banalmente riposarsi rispetto alla stanchezza fisica o mentale che il logorio del tempo e il lavoro provocano. Piuttosto è un momento nel quale specchiarsi, per così dire, nel mistero di Dio. Attratti dalla bellezza di Dio, nella contemplazione del suo volto di misericordia, nello studio attento della Scrittura che rivela il vero volto di Dio Padre, creatore di tutto, il pio ebreo ricrea sé stesso. Ricrea, cioè si rimette in carreggiata, scuote il peso e la polvere che le cose della vita fanno depositare nel suo cuore, torna al progetto originario di Dio, si converte dal suo peccato, chiede perdono per le mancanze che il tempo non può non provocare. Insomma, “ferma” per così dire il tempo o, se non altro, la frenesia della vita, per contemplare, alla luce di Dio che si rivela, il senso della propria vita e dei propri giorni. Scrittura bellissima che rimette al centro della vita, del tempo, dell’agire anche sociale, il mistero di Dio.

Vangelo

È proprio questo il cuore dell’insegnamento del Signore. Quando il Signore chiede di non rattoppare la propria vita, o di saper trattare la propria vita come un effervescente vino nuovo, sta chiedendo esattamente questo! Il Signore chiede di non rattoppare l’esistenza, ovvero di non mettere qua e là una pezza dove serve, dove ci si rende conto di non essere stati capaci di vivere gli ideali che ci si era proposti.

Il Signore chiede di non trattare la propria vita come un vino da mettere in otri vecchi, ovvero chiede di non giocare al risparmio! “Vino nuovo in otri nuovi”, come sa bene il contadino. Vita nuova dentro modi di fare nuovi, che sempre si sanno aggiornare, che sempre sanno cambiare, che sempre sanno scostarsi da quel ripetere le cose che, alla fine, diventa vivere senz’anima.

Per fare questo, concretamente, occorre avere lo sguardo fisso su di Lui, essere capaci di un rapporto con Dio così significativo da permettere, davvero, un cambiamento radicale e mai banale. Senza un rapporto con Dio profondo, vero, autentico, significativo, tutto questo non c’è e non ci può essere. Ci sono tanti sforzi umani, destinati a durare quanto dura lo spazio della volontà. Per quanto possa durare, tuttavia, sarà sempre troppo poco!

Per noi

  • Viviamo così il nostro rapporto di fede con Dio?
  • Siamo certi di camminare verso quel rinnovamento interiore che ci è così necessario?
  • La domenica, il giorno del Signore, è per noi tutti questo?

Vorrei che rileggessimo, come in tutti questi giorni, questi testi alla luce della vita in famiglia. Certo, per molte famiglie è ancora così. Conosco moltissime famiglie che vivono la domenica in senso cristiano, persone che si recano alla Messa, magari tutti insieme, proprio come famiglia, per vivere bene la propria dimensione di fede e per lasciare che sia il mistero di Dio che viene donato a ciascuno a ricreare tutti, compresi quei legami così importanti, così profondi, così belli che sono i legami della famiglia.

Per contro conosco famiglie che non vivono questa spiritualità. Persone buone, certo, degne di stima, certo. Persone che, però, non hanno questo criterio di fede. Persone sincere, che vivono anche molti sforzi per stare insieme, eppure persone che non sanno chiedere a Dio quel rinnovamento di vita che, invece, ci è sempre necessario. Persone che saltuariamente partecipano alla Messa più esprimendo una risposta ad un dovere, che non un bisogno di contemplazione per vivere i propri giorni.

Conosco, infine, persone che non si sono mai poste il problema, persone che non sono affatto capaci di vivere tendendo a quel rinnovamento interiore che rende l’esistenza bella, forte, aperta a tutte quelle novità che Dio crea. Persone che vivono proprio senza Dio. Le Scritture di oggi vorrei che ci muovessero a diversi esercizi:

  • per chi già vive la domenica in senso cristiano, vorrei che ci fosse l’esercizio della fedeltà;
  • per chi non vive una vita di fede autentica e incisiva, vorrei che ci fosse la possibilità di porsi una domanda sul perché di tutto questo;
  • per chi è lontano dalla fede vorrei che ci fosse una famiglia di fede, una coppia di fede, che provocasse il discorso, che invitasse ad una riflessione, che offrisse una testimonianza. Una sorta di guida, di “angelo” che, proprio perché vive per primo questa dimensione di “ri-creazione”, sa testimoniarlo agli altri.

È chiedere troppo?

Benedictio

Infine la benedizione. La benedizione è un atto liturgico che chiude sempre le nostre celebrazioni o gli altri momenti di preghiera comunitari. La benedizione che oggi viene impartita è però la benedizione eucaristica, quella che impartiamo ogni venerdì al termine del pomeriggio spirituale che vorrebbe essere come un’oasi nelle nostre giornate.  Questo atto è del tutto singolare: noi chiediamo a Dio che, per mezzo del Figlio, realmente presente nel pane consacrato, venga a benedire le nostre realtà, specie quelle più fragili. Se è vero che il Corpo di Cristo è benedizione e conforto, l’atto liturgico della benedizione eucaristica dice con più forza e con più certezza che Dio è davvero Colui che accompagna le nostre giornate, senza mai staccarsi da ciascuno di noi. Questa benedizione è per tutti: travalica i confini della chiesa, è superiore ai presenti. Noi la riceviamo con fede, la porteremo magari ai nostri malati, o nelle case dove c’è qualcuno fisicamente impedito alla partecipazione personale. Questa benedizione è però più ampia. Scende su tutta una città: su chi ha fede e su chi non ce l’ha; su chi vive già di Eucarestia e su chi ha dimenticato il Sacramento; su chi invoca il nome di Dio e su chi l’ha dimenticato… insomma scende davvero su tutti.

Vorrei poi che questa benedizione scendesse in modo del tutto particolare sulle famiglie. Voi che siete state le protagoniste di questo anno, voi che ricevete molti stimoli per vivere bene il cammino da credenti in famiglia, voi che siete il cuore di ogni attività pastorale, fate tesoro di questa benedizione e portatene frutto, secondo quello che è concesso alla tradizione di ciascuno.

Statio, processio, benedictio. Impariamo a stare sempre così davanti all’Eucarestia. Salveremo l’anima e, per questo, salveremo il mondo.

2022-06-11T10:16:36+02:00