Domenica che precede il martirio di San Giovanni Battista
Introduzione
- Come si fa a far tornare la propria anima a Dio?
- A che cosa corrisponde il concetto di ritorno dell’anima a Dio?
Credo che le due domande fondamentali che dobbiamo farci oggi siano queste.
La Parola di Dio
LETTURA 1Mac 1, 10. 41-42; 2, 29-38
Lettura del primo libro dei Maccabei
In quei giorni. Uscì dagli ufficiali di Alessandro una radice perversa, Antìoco Epìfane, figlio del re Antìoco, che era stato ostaggio a Roma, e cominciò a regnare nell’anno centotrentasette del regno dei Greci. Il re prescrisse in tutto il suo regno che tutti formassero un solo popolo e ciascuno abbandonasse le proprie usanze. Tutti i popoli si adeguarono agli ordini del re. Allora molti che ricercavano la giustizia e il diritto scesero nel deserto, per stabilirvisi con i loro figli, le loro mogli e il bestiame, perché si erano inaspriti i mali sopra di loro. Fu riferito agli uomini del re e alle milizie, che stavano a Gerusalemme, nella Città di Davide, che laggiù, in luoghi nascosti del deserto, si erano raccolti uomini che avevano infranto l’editto del re. Molti corsero a inseguirli, li raggiunsero, si accamparono di fronte a loro e si prepararono a dare battaglia in giorno di sabato. Dicevano loro: «Ora basta! Uscite, obbedite ai comandi del re e avrete salva la vita». Ma quelli risposero: «Non usciremo, né seguiremo gli ordini del re, profanando il giorno del sabato». Quelli si precipitarono all’assalto contro di loro. Ma essi non risposero loro, né lanciarono pietre, né ostruirono i nascondigli, dichiarando: «Moriamo tutti nella nostra innocenza. Ci sono testimoni il cielo e la terra che ci fate morire ingiustamente». Così quelli si lanciarono contro di loro in battaglia di sabato, ed essi morirono con le mogli e i figli e il loro bestiame, in numero di circa mille persone.
SALMO Sal 118 (119)
Dammi vita, Signore, e osserverò la tua parola.
Mi ha invaso il furore contro i malvagi
che abbandonano la tua legge.
I lacci dei malvagi mi hanno avvolto:
non ho dimenticato la tua legge. R
Riscattami dall’oppressione dell’uomo
e osserverò i tuoi precetti.
Si avvicinano quelli che seguono il male:
sono lontani dalla tua legge. R
Ho visto i traditori e ne ho provato ribrezzo,
perché non osservano la tua promessa.
Vedi che io amo i tuoi precetti:
Signore, secondo il tuo amore dammi vita. R
EPISTOLA Ef 6, 10-18
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza. Indossate l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete dunque l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio. In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi.
VANGELO Mc 12, 13-17
Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. I sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.
Vangelo
Ad introdurci alla riflessione è proprio il Vangelo, dove il cuore del discorso non è morale: bisogna pagare le tasse o no? Bisogna essere onesti con tutti, anche con chi sembra non averne il diritto o no? La domanda posta a Gesù va in questa direzione, dal momento che molti discutevano se era lecito, per un credente ebreo, pagare le tasse ad un governo straniero, ad una forza di occupazione pagana. Gesù ribalta la questione e dice che di queste cose non occorre preoccuparsi. Occorre fare quello che è chiesto in ogni tempo, perché si sa come vanno le cose degli uomini. Il credente si mostra sempre leale, sempre partecipe delle vicende di popolo, di nazione che la storia chiede in ogni momento. Il credente non vive fuori dalla realtà e vi partecipa con il suo essere, con la sua intelligenza, con i suoi talenti. Anche con i valori che la fede imprime nel cuore. Certo il suo comportamento dipende da molte cose! Ma il cuore dell’insegnamento della fede è che il cristiano cerca di essere, in ogni situazione, l’anima del mondo. Per questo occorre preoccuparsi di come far tornare l’anima a Dio. Questo è il cuore della vita cristiana! Questo è il cuore della vita credente! Questa è l’occupazione, per così dire, che dovrebbe stare a cuore ad ogni uomo che vuole imprimere un esito di fede alla propria esistenza. Ma come si fa? In che modo è possibile aderire alla raccomandazione di Gesù? Due sono le risposte che vengono dalle letture di oggi.
Maccabei
Come sappiamo oggi e nei prossimi giorni leggeremo l’avvincente storia dei Maccabei. Due libri della Bibbia che sono dedicati ad un’epoca particolare: il passaggio prima all’ellenizzazione di Israele e, poi alla sottomissione a Roma. In questo clima politico incandescente, l’esempio di uomini, i Maccabei, che seppero dare vita ad un movimento particolare per cercare di dare testimonianza. In un mondo che andava da un’altra parte, con forze di occupazione che chiedevano sottomissione e rispetto, i Maccabei decisero di dare una testimonianza di fede grande. Il movimento finì malissimo, dal punto di vista umano. Ovvio che le forze in campo erano infinitamente superiori alle loro e, come è possibile capire facilmente, ci misero pochissimo a sbaragliare i Maccabei. Rimane, però, l’esempio di fede. Potremmo dire così seguendo il Vangelo: i Maccabei, per salvare la loro anima, decisero di ritirarsi dalle loro città, andando a vivere nel deserto, con le loro famiglie, i loro animali, i loro averi. Potremmo dire che “fuggirono dal mondo”. In realtà non fu questo il loro intento. Essi cercarono un modo per rimanere “puri”, cioè per rimanere fedeli alle loro tradizioni, alle loro regole di fede che i pagani volevano far cessare anche con l’uso della forza. Ecco il cuore della lettura, ecco il dramma che abbiamo letto. Essi rimasero lì, nel deserto, fino a quando i pagani li raggiunsero. Pretesero con la forza che abiurassero alla fede ma tutti coloro che avevano deciso di aderire a questo movimento rimasero fedeli alla legge di Dio. Preferirono la morte piuttosto che lasciare il Signore. Anzi, andarono lieti incontro alla morte, sapendo bene che la loro fedeltà sarebbe stata premiata. Non furono incoscienti, nemmeno disprezzarono la loro vita. Rimasero coerenti con la loro fede e chiesero a Dio stesso di avere forza per affrontare quella battaglia che la loro vita, ora, richiedeva. Furono tutti uccisi, potremmo dire tutti insieme subirono il martirio, lieti di dare testimonianza a Dio con la loro vita. Un esempio fondamentale che risponde alla domanda: come ci si salva? Ci si salva perseverando nella fede e rimanendo fedeli a Dio, costi quel che costi. Un’anima che si affida al Signore ottiene sempre quei doni di salvezza che sono necessari per la salvezza. Ecco l’insegnamento dei Maccabei.
Ebrei
Se la lotta dei Maccabei fu solitaria, se fu oggetto solo della loro scelta, se fu realtà tipica per quei giorni, ecco che la lettera agli Efesini ricorda quello che vale, invece, in ogni vita, in ogni esperienza spirituale, in ogni tempo. Paolo ha compreso che la vita in Cristo è lotta. Lotta contro le passioni, contro i propri vizi, contro i propri peccati, anzitutto. Ecco perché descrive la vita cristiana in forza di una descrizione militare. Poiché la vita cristiana è lotta contro le potenze del male occorre:
L’amore per la verità. Qui Paolo intende l’amore per Cristo, che è verità. Quando uno si innamora di Cristo, Parola di vita e di verità, continua a trovare rifugio nella sua parola, perché sia essa a sostenere e a guidare il cammino.
L’attenzione alla giustizia, perché la vita cristiana è anche impegno per togliere le ingiustizie del mondo, è impegno per il povero, è impegno a favore dell’indifeso. La vita cristiana non è solo pura contemplazione, ma è anche azione sincera, profonda, per debellare il male che è attorno a noi.
La propagazione del vangelo della pace. Abbiamo letto nella lettura dei Maccabei che essi non si misero a combattere, ma, piuttosto, accettarono tutto quello che avvenne. Furono profeti di pace. Si opposero alla forza con un atteggiamento di non violenza. Potremmo dire che i Maccabei hanno vissuto, ben prima di Cristo, uno spirito cristiano. Essi non hanno fatto guerra, ma si sono messi a pregare per la pace. Così come ogni cristiano cerca di vivere il vangelo della pace, anche nei contesti di lotta, violenza, guerra.
Il cristiano tiene in mano lo scudo della fede, cioè cerca di interpretare quello che avviene alla luce del vangelo, esattamente come Gesù, nella risposta che ha dato ai suoi interlocutori, ha fatto.
Il cristiano prende l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito che è la Parola di Dio. Anche i Maccabei hanno pregato nel loro rifugio desertico, si sono messi in comunione con Dio. Anche il cristiano fa sempre così e prega Dio attraverso l’esempio di Cristo. Per questo ogni cristiano tiene sempre in considerazione la sua parola che medita e segue con appassionato amore.
Il cristiano prega con ogni sorta di preghiere, vigila e persevera. Noi attribuiamo questi atteggiamenti al credente cristiano ma, come abbiamo visto, sono stati anche dei Maccabei, dal loro ritiro essi hanno tributato a Dio una preghiera più forte e, proprio da questa preghiera, hanno attinto quella forza che è loro servita per dare esempio di fede a tutti. Poco importa che tutto finì male, umanamente parlando. I Maccabei sono gente di fede ed hanno dato esempio di fede. Questo il loro compito e il loro contributo alla storia della salvezza.
Perchè la Parola dimori in noi
- Come pensiamo di salvare la nostra anima
Quando, ogni anno, rileggiamo il libro dei Maccabei, nei diversi tratti che la liturgia sceglie, credo che un po’ tutti andiamo in crisi! Di fronte alla loro fermezza, di fronte al loro esempio, di fronte alla loro solidità cosa troviamo da dire? Certamente rimaniamo edificati ma, forse, anche un poco in soggezione di fronte ad un esempio che non sappiamo imitare. Dobbiamo ammetterlo: lo spirito di debolezza ha contagiato anche noi e noi tutti facciamo molta fatica a credere che la vita eterna sia anche lotta, battaglia, combattimento… Invece è proprio così.
Stiamo finendo l’estate, stiamo iniziando un nuovo anno pastorale. Già la prossima settimana ci immetteremo, con lo spirito, dentro questa prospettiva. Credo che le letture di oggi ci facciano molto bene perché ci dicono come noi tutti ci salviamo l’anima. Ovvero lottando per Cristo, lottando per il bene. Dobbiamo uscire da una concezione di fede che è piacere di un cammino, che è attestazione di meriti, che è acquisizione di contenuti. Tutte queste cose possono essere vere, ma sono solo un aspetto, solo una parte della vita cristiana. La vita cristiana è anche scelta, lotta, presa di posizione, sostegno di comportamenti cristiani… La vita cristiana è lotta con tutte quelle armi spirituali che San Paolo ci ha ricordato. Di fronte a Dio, nei momenti di lotta, che possono essere personale o comunitario, il cristiano non si tira mai indietro e va a prendere quelle armi di cui ci ha parlato San Paolo per combattere contro qualsiasi tentazione che lo trascina da un’altra parte.
Credo che il richiamo all’importanza della parola di Dio, alla bellezza dei sacramenti e alla necessità della preghiera, valga per tutti noi.
Come ci si salva l’anima? Tenendoci, come i Maccabei. Tenere alla salvezza della propria anima significa che tutti dobbiamo darci da fare per essa. Non possiamo pensare che la fede sia quietismo. Non possiamo ridurre la fede ad una generica opera buona per i poveri. Tenere alla salvezza dell’anima è, per ciò stesso, darsi da fare, lavorare assiduamente, non solo pregare! Certo che, poi, la preghiera ha un posto del tutto particolare e privilegiato, ma c’è bisogno di tutto quello che San Paolo ci ha ricordato. Magari siamo ancora un po’ nell’ottica delle ferie. Magari siamo ancora un po’ nell’ottica delle vacanze…
Cerchiamo di maturare e di capire che è sempre il tempo di occuparsi della salvezza dell’anima. Se occorre anche con quelle scelte forti, provocatorie, definitive che hanno assunto i Maccabei.. Ma anche gesti più semplici, che aiutano il cammino di ogni giorno a combattere un poco di questa lotta che produce la salvezza dell’anima.
Chiediamo al Signore e a Maria Santissima di sostenerci, perché sappiamo prendere le armi che ci sono necessarie per salvare la nostra anima!