venerdì 24 marzo

Settimana della 4 domenica di quaresima – venerdì 

La spiritualità di questo giorno di quaresima

Anche in questo venerdì cerchiamo di rileggere le Scritture ricordandoci della viva presenza di Cristo in esse. Come sappiamo non si celebra l’Eucarestia oggi e il digiuno che ne nasce deve essere per noi tutti occasione di ricevere e di meditare con più fede la presenza di Cristo nelle pagine che ci vengono donate.

La Parola di questo giorno

La benedizione permanente

Credo che tutti noi desideriamo avere la benedizione di Dio. È per questo che veniamo in chiesa, è per questo che preghiamo, è per questo che, a volte, chiediamo anche fisicamente la benedizione del Signore. Pensiamo al gesto della benedizione delle case e degli ambienti di lavoro. Credo che tutti, poi, anche chi di fede non vive, chiediamo la benedizione per i nostri morti. Sono piccoli esempi, che ci fanno dire che, anche nell’uomo moderno, anche nell’uomo apparentemente lontano dalla fede, c’è comunque un desiderio di avere la benedizione di Dio, di sentirsi accompagnati da questa benedizione per tutti i giorni della vita.

Le Scritture di oggi ci fanno riflettere. Dio è sempre disposto a benedire, ma a una condizione: che questa benedizione venga chiesta con fede e venga accolta con fede. Si comprendono allora le Scritture. La prima ci ha detto che la vita dell’uomo dipende dalla benedizione di Dio. Se un uomo vive con fede, tutte le sue attività riceveranno benedizione. Anche quelle più profane, anche quelle più semplici… qualsiasi attività dell’uomo fatta con fede, donerà all’uomo ciò che egli chiede, permetterà all’uomo di avere accesso al mistero di Dio che accompagna ogni momento, ogni attività, ogni realtà della vita di tutti.

La seconda lettura era un piccolo capolavoro. Abbiamo sentito la storia di questa donna che ospita gratuitamente il profeta. È un’opera di fede. Lo ospita perché sa che è un uomo di Dio. Lo ospita senza chiedere nulla in cambio, nemmeno una sua preghiera per la sua storia di donna che non ha avuto figli. Quando il profeta interverrà essa partorirà un figlio. Figlio che morirà prematuramente. Ecco allora la fede della donna, che va a chiedere una benedizione per lei, per il figlio, con una modalità assolutamente matura, ferma, singolare. Una donna forte nella fede, potremmo chiamarla. Una donna che, anche nel momento massimo del dolore per una madre, ovvero quando una donna perde suo figlio, non si dispera, non dà in escandescenze, ma va a ricercare quella benedizione che le aveva ottenuto il figlio, per riaverlo. Questa è la sua certezza. Questo è il suo credo, questo è ciò che ottiene con una straordinaria misura di fede e di intensità di preghiera.

La terza lettura ci ha ricordato, ancora una volta, che fede e vita sono sempre intrecciate insieme. Non è possibile che l’una possa essere distinta dall’altra o senza di essa. È Mosè che richiama la verità della benedizione che accompagna la vita. Chiedere una benedizione a Dio senza che ci sia una vita disposta ad accoglierlo, sarebbe impossibile, impensabile. La benedizione non è qualcosa che si “appiccica” in modo posticcio alla vita. La benedizione deve trasformare la vita di un uomo, di un’anima. Quando avviene questa trasformazione, allora, tutto trova il suo senso. Dove non c’è questo desiderio, dove manca questa adesione a Dio che sa trasformare il cuore delle persone, dove l’adesione è solo esteriore, non ci può essere nessuna benedizione.

Infine la quarta lettura ci ha detto che ogni benedizione viene da Cristo, l’agnello prefigurato dalla legge antica. Come i profeti e i sacerdoti hanno immolato agnelli per chiedere il perdono dei peccati di Israele, come Mosè ha prescritto di chiedere perdono per le mancanze del popolo mediante l’immolazione della vittima sacrificale, così come ha fatto Samuele nel suo ministero profetico, così, ora, siamo in presenza di qualcosa di molto più grande. Noi rileggiamo queste Scritture sapendo che il vero agnello pasquale è Cristo. È lui che si immola per noi. È nella sua immolazione pasquale che tutti siamo compresi perché venga in noi la sua benedizione, la sua grazia, la sua salvezza.

Cercare la benedizione

Cosa significa, alla luce della Scrittura, chiedere la benedizione di Dio?

Credo che un po’ tutti noi non abbiamo questa idea della benedizione di Dio che è emersa dalle Scritture. Noi cerchiamo la benedizione di Dio un po’ come un portafortuna! Chiediamo la benedizione della casa, quasi che serva per qualche rassicurante protezione dei muri, oppure una benedizione all’auto per non fare incidenti, oppure chiediamo una benedizione sulle cose, come quando due persone che non si sposano nel Signore chiedono una benedizione per gli anelli che si donano… Abbiamo l’idea che la benedizione sia qualcosa di magico e che ci debba proteggere, altrimenti non funziona. Questa non è l’idea di benedizione che è emersa dalle Scritture che abbiamo ascoltato. Infatti abbiamo sentito che la benedizione corrisponde ad un impegno. Se c’è l’impegno per la fede, Dio benedice! Se c’è tensione a Lui, Dio interviene con la sua benedizione. Non il contrario! Credo che tutti dobbiamo un po’ rivedere i nostri modi di pensare per comprendere che la benedizione è corrispondente all’impegno di fede. Una benedizione richiesta senza fede rimane, per forza, inefficace.

Un secondo pensiero. La benedizione efficace e solenne è quella che viene dall’Agnello immacolato, ovvero da Cristo, che, per noi, patisce, soffre e muore. La benedizione pasquale, come giustamente la chiamiamo, è esattamente questo: la benedizione che scende da Cristo morto e risorto e che nasce nel cuore di coloro che si sono preparati a celebrare la sua passione, morte e risurrezione. In questo senso dovremmo dire che il nostro itinerario di Quaresima serve proprio a questo: con la conversione quotidiana che stiamo cercando di attuare nasce quella benedizione che, nel giorno di Pasqua, diventa solenne.

Infine credo che ci sia un terzo spunto di meditazione che ci fa bene ricevere: la vita stessa è una benedizione di Dio. Quando muore qualche nostro caro, quando siamo nella situazione della sunammita di cui abbiamo sentito nella seconda lettura, tutti dovremmo fare come lei. Dovremmo andare a cercare la benedizione di Dio che viene data in questi momenti particolarissimi dell’esistenza. Forse non sempre viviamo così il lutto per una persona che muore. La Quaresima, con la sua forza di conversione, osa anche ricordarci che c’è un modo cristiano di vivere la morte e altri modi che cristiani non sono. Mentre meditiamo sulla morte e sulla risurrezione del Signore, sforziamoci di vivere bene questo nostro percorso quaresimale perché ci illumini quando, nella vita, dovremo accompagnare alla sepoltura una persona a noi cara. Chiediamo di avere la forza d’animo e la forza di fede della sunammita che si rivolge al profeta con l’amarezza nel cuore ma con la certezza dell’aiuto di Dio, cercato nella fede.

Il richiamo del venerdì

Il richiamo di queste Scritture è, allora, a verificare come noi intendiamo la benedizione, come noi chiediamo benedizioni per il nostro cammino e per la nostra vita. Chiediamoci sul serio se esse corrispondono ad un impegno per vivere bene il nostro percorso di fede o se, invece, le intendiamo un po’ qualcosa di magico che dovrebbe augurarci il bene.

Revisione quaresimale

  • Quale benedizione cerco con frequenza?
  • Come vivo questi momenti di fede?
  • Quale aumento di fede producono nel mio cammino?
  • Quale benedizione posso chiedere a Dio in questa Pasqua per il mio cammino di fede?
2023-04-01T17:02:39+02:00