Sabato 24 maggio

Settimana della5 domenica di Pasqua – Sabato 

La spiritualità di questo giorno

Concludiamo la settimana ancora con un grande richiamo alla vita eterna che ha già contraddistinto questi giorni.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 18, 1-18a
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci. Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedonia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani». Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corinzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare. Una notte, in visione, il Signore disse a Paolo: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso». Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la parola di Dio. Mentre Gallione era proconsole dell’Acaia, i Giudei insorsero unanimi contro Paolo e lo condussero davanti al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge». Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto o di un misfatto, io vi ascolterei, o Giudei, come è giusto. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra Legge, vedetevela voi: io non voglio essere giudice di queste faccende». E li fece cacciare dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di questo. Paolo si trattenne ancora diversi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila.

SALMO Sal 46 (47)

A te la gloria, o Dio, re dell’universo.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. R

Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni;
perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte. R

I capi dei popoli si sono raccolti
come popolo del Dio di Abramo.
Sì, a Dio appartengono i poteri della terra:
egli è eccelso. R

EPISTOLA 1Cor 15, 35-44a
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, qualcuno dirà: «Come risorgono i morti? Con quale corpo verranno?». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore. Quanto a ciò che semini, non semini il corpo che nascerà, ma un semplice chicco di grano o di altro genere. E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo. Non tutti i corpi sono uguali: altro è quello degli uomini e altro quello degli animali; altro quello degli uccelli e altro quello dei pesci. Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, altro quello dei corpi terrestri. Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle. Ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore. Così anche la risurrezione dei morti: è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale.

VANGELO Gv 13, 12a. 16-20
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Quando ebbe lavato i piedi ai discepoli, il Signore Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

Vangelo

Il Vangelo ci ha messo in comunione con la predicazione di Gesù che ha dato il mandato missionario ai suoi discepoli e, ora, precisa che se la sua parola è stata accolta, così lo sarà anche quella del discepolo che, nel suo nome, andrà ad evangelizzare. Gesù dice chiaramente che l’opera dell’evangelizzazione non è opera del singolo e, soprattutto, non è opera dell’uomo. È lo Spirito che sostiene ogni missione, che inonda ogni missione della sua luce, della sua grazia, del suo amore. Credo che sia bellissimo capire che l’opera di Dio passa attraverso le vite degli uomini e le vicende degli uomini, ma, davvero, tutto è nelle sue mani.

Atti

In questo senso la pagina più bella da rileggere è quella degli Atti degli Apostoli. Già nei giorni scorsi abbiamo capito che la missione di Paolo è stata determinata più dalle circostanze che dalle scelte. Paolo si è mosso non tanto in base alle sue decisioni, ma in base a quello che gli è stato quasi imposto di fare dagli eventi che ha vissuto. Così quando veniva cacciato da una parte, ecco che si apriva un’altra possibilità di evangelizzazione da un’altra. Come si rendeva impossibile un sentiero, ecco che se ne apriva un altro imprevisto e perfino impossibile da pensare. È bellissima la pagina di oggi che ci dice come Paolo si è anche salvato grazie all’indifferenza religiosa del procuratore! Il suo non voler prendere parte alle discussioni di fede evita a Paolo anche la difesa che l’apostolo aveva già in mente di vivere. Quest’uomo, che non si lascia smuovere nemmeno dal tumulto che segue alla sua decisione, di fatto consente a Paolo di evangelizzare. Non sempre l’indifferenza religiosa crea danni. La pagina di Luca ci ricorda che Dio si serve di tutte le cose che gli uomini vivono e creano per portare avanti la sua opera nel mondo. La pagina degli Atti diventa, dunque, un invito molto serio ad avere fede in Dio che, a suo tempo, compie la sua opera.

Corinti

Il tutto in vista dell’eternità: la pagina di oggi ci ha messo bene in comunione con gli uomini di tutti i tempi. Sull’eternità, sulla vita in Dio le domande dell’uomo sono più quelle della curiosità che quelle del desiderio di arrivare a questa vita eterna. Così ci si domanda come si risorge, cosa si fa nell’eternità, quanto tempo dura l’eternità… Paolo ci ricorda che il pensiero dell’eternità prima di tutto e soprattutto dovrebbe far nascere in noi il desiderio di entrare in essa, non la curiosità per capire aspetti che saranno noti e chiari solo quando anche noi avremo raggiunto la vita beata in Dio. Il richiamo della Parola di Dio è proprio per noi. Impariamo a desiderare di stare con Dio nell’eternità, non a cercare di carpire curiosità che non ha nemmeno bene senso domandarci.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Come percepiamo il senso dell’eternità?
  • Se leggiamo il nostro tempo, saremmo in grado di dire che Dio interviene nel mondo anche attraverso le cose che non capiamo?

Le due provocazioni di oggi sono differenti. Una va nella linea della teologia della storia, e ci insegna ad interpretare il tempo con quello che capita alla luce della Pasqua del Signore. L’altra va nella linea personale e ci chiede di riflettere sul nostro personale modo di vivere il richiamo alla vita eterna e di prepararci ad essa con le opere che si possono compiere nel tempo. Sono due provocazioni davvero molto differenti, ma credo che sia bene sostare su entrambe. Sulla personale per approfondire al meglio il senso di questo tempo di Pasqua e della grazia che esso comporta; sulla teologia della storia per evitare di lamentarsi sempre del mondo in cui viviamo e per capire che, in ogni tempo, Dio si serve di quello che fanno gli uomini per far passare la sua storia di relazione con l’uomo. Il fine è l’eternità di tutti, la salvezza universale in Cristo.

Lasciamo che anche questa lezione biblica ci aiuti a preparare la nostra domenica, giorno del risorto, giorno di comunione in Cristo, di tutti gli uomini.

Esercizio per questo giorno di gioia

Nella Messa festiva di domani prego per il mio mondo, per quello che in esso capita, perché tutto sia trasfigurato in Cristo Signore e nella luce della sua Pasqua.

2025-05-15T18:43:15+02:00