Domenica 25 MAGGIO

6 di Pasqua

Introduzione

  • Che cosa ci dà gioia?
  • Quali sono le nostre esperienze di gioia?

Mentre ci dirigiamo verso l’ultima parte di questo tempo di Pasqua, il Vangelo ci aiuta a riflettere su questo tema, credo, per tutti, importantissimo. Non solo il vangelo ma anche le altre scritture ci dicono quali sono state le esperienze di gioia di Paolo, del popolo cristiani, dei discepoli.

La Parola di Dio 

LETTURA At 21, 40b – 22, 22
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Paolo, in piedi sui gradini, fece cenno con la mano al popolo; si fece un grande silenzio ed egli si rivolse loro ad alta voce in lingua ebraica, dicendo: «Fratelli e padri, ascoltate ora la mia difesa davanti a voi». Quando sentirono che parlava loro in lingua ebraica, fecero ancora più silenzio. Ed egli continuò: «Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia, ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamaliele nell’osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. Io perseguitai a morte questa Via, incatenando e mettendo in carcere uomini e donne, come può darmi testimonianza anche il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro avevo anche ricevuto lettere per i fratelli e mi recai a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che stanno là, perché fossero puniti. Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno, all’improvviso una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?”. Io risposi: “Chi sei, o Signore?”. Mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perséguiti”. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. Io dissi allora: “Che devo fare, Signore?”. E il Signore mi disse: “Àlzati e prosegui verso Damasco; là ti verrà detto tutto quello che è stabilito che tu faccia”. E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni giunsi a Damasco. Un certo Anania, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti, venne da me, mi si accostò e disse: “Saulo, fratello, torna a vedere!”. E in quell’istante lo vidi. Egli soggiunse: “Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora, perché aspetti? Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome”. Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi e vidi lui che mi diceva: “Affréttati ed esci presto da Gerusalemme, perché non accetteranno la tua testimonianza su di me”. E io dissi: “Signore, essi sanno che facevo imprigionare e percuotere nelle sinagoghe quelli che credevano in te; e quando si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anche io ero presente e approvavo, e custodivo i vestiti di quelli che lo uccidevano”. Ma egli mi disse: “Va’, perché io ti manderò lontano, alle nazioni”». Fino a queste parole erano stati ad ascoltarlo, ma a questo punto alzarono la voce gridando: «Togli di mezzo costui; non deve più vivere!».

SALMO Sal 66 (67)

Popoli tutti, lodate il Signore, alleluia!
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. R

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. R

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio, il nostro Dio,
e lo temano tutti i confini della terra. R

EPISTOLA Eb 7, 17-26
Lettera agli Ebrei

Fratelli, a Cristo è resa questa testimonianza: «Tu sei sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchìsedek». Si ha così l’abrogazione di un ordinamento precedente a causa della sua debolezza e inutilità – la Legge infatti non ha portato nulla alla perfezione – e si ha invece l’introduzione di una speranza migliore, grazie alla quale noi ci avviciniamo a Dio. Inoltre ciò non avvenne senza giuramento. Quelli infatti diventavano sacerdoti senza giuramento; costui al contrario con il giuramento di colui che gli dice: «Il Signore ha giurato e non si pentirà: tu sei sacerdote per sempre». Per questo Gesù è diventato garante di un’alleanza migliore. Inoltre, quelli sono diventati sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare a lungo. Egli invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore. Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli.

VANGELO Gv 16, 12-22
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia».

Vangelo

Cominciamo proprio dal Vangelo, anzitutto è il Signore Gesù che parla di promessa di gioia. Quindi la gioia del discepolo è, anzitutto, una promessa che riceve da Dio, non solo. Questa promessa ha anche una specificità: Gesù parla non di gioie legate alle cose della vita, destinate prima o poi a finire inevitabilmente. Gesù promette una gioia che non passa, una gioia che non finisce, una gioia che non muta.

Questa gioia è però legata inscindibilmente alle difficoltà della vita, che, pure non mancano mai nell’esperienza umana. Per dirlo, Gesù usa un’immagine che tutti conoscono o intuiscono: l’immagine della partoriente che è nel dolore e nell’affanno quando si preparano i dolori del parto, ma appena una mamma tiene in braccio il suo bimbo, tutto passa, la gioia della nuova nascita fa superare qualsiasi dolore, quasi non ci si ricorda più del dolore del parto, tanta è la gioia che si prova per la nuova creatura che è venuta al mondo. Così, dice il Signore, sono le gioie che vengono dalla fede: sono destinate a far superare qualsiasi dolore della vita e qualsiasi difficoltà della vita perché sono in ordine alla vita eterna. Dunque c’è una gioia che viene dal credere che è destinata a non finire, che è destinata a rimanere per sempre: è la gioia dell’eternità alla quale si riferiscono tutte le esperienze di gioia che si possono fare nella vita. Benché passeggere, esse pure hanno molto da dire all’uomo. Sono le gioie che si provano nella vita a permetterci di intuire qualcosa della gioia eterna, verso la quale siamo tutti incamminati nonostante le difficoltà della vita, nonostante i problemi dell’esistenza che tutti sperimentiamo in vario genere e modo.

Gesù, avendo usato questa immagine, dice anche chi è Colui che dona questa gioia eterna: è lo Spirito Santo, lo Spirito di amore che, rendendo possibile diverse esperienze di amore nella vita, rende possibile l’incamminarsi verso la gioia eterna. Potremmo anche dire così: poiché le gioie della vita sono tutte legate ad esperienze di amore, di gratuità, di donazione, di sostegno, di comunione, esse provengono tutte dallo Spirito di Dio che sostiene tutte queste realtà. Quando poi l’uomo è capace di inserire le sue piccole gioie nell’amore di Dio, ecco allora che queste gioie si inseriscono nell’eternità. La vera gioia, verso la quale ogni credente è in cammino, è proprio la vita eterna, la gioia che non finisce, la gioia della condivisione dello stesso amore di Dio, la gioia della comunione ultima con Gesù Risorto, con il Padre, nella potenza dell’amore dello Spirito di Dio. In estrema sintesi potremmo dire che la vita trinitaria, alla quale parteciperemo dopo la morte, è la grande gioia verso la quale siamo diretti. Considerare questa gioia come obiettivo ultimo dell’esistenza è, in estrema sintesi, il senso della vita cristiana e traccia il cammino da compiere nell’attesa della venuta, del ritorno del Signore.

Proprio perché inserita nell’eternità di Dio, “nessuno potrà togliervi la vostra gioia”, dice il Signore, dunque al cristiano, al discepolo, è chiesto questo esercizio: vedere le gioie della vita entro la grande gioia dell’eternità, vedere le grandi gioie dell’esistenza entro il progetto di Dio, altrimenti le gioie rimangono piccole esperienze che finiscono. Lasciano il loro ricordo, ma appartengono, inevitabilmente ad un tempo passato.

Atti

La prima lettura potremmo intitolarla così: la gioia di San Paolo. In che cosa consiste la gioia di San Paolo?

Anzitutto è la gioia della conversione, come abbiamo sentito nel ricordo dell’esperienza personale della conoscenza di Cristo. Paolo dice con chiarezza che, di fronte a tutte le altre gioie della sua vita, quella che più ha inciso nella sua esistenza, nella sua stessa persona, fu proprio la gioia della conversione.

In essa la gioia dell’amicizia: ecco il ricordo di Anania, il credente, l’uomo che ha introdotto San Paolo nella comunità cristiana quando tutti erano atterriti dalla sua presenza e dalla sua immagine. Paolo ricorderà sempre questo incontro avvenuto nella grazia dello Spirito Santo perché è quell’incontro che gli ha cambiato la vita e che gli ha permesso di inserirsi nella comunità dei credenti in Cristo. Una nuova famiglia alla quale Paolo lega poi tutto il suo destino di apostolo e tutta la sua attività di predicatore, di missionario, di uomo di Dio.

Paolo mette anche queste gioie in relazione con le sue difficoltà e, soprattutto, con la persecuzione che nasce proprio da quella fede e da quel compito missionario che egli ha scoperto e accolto come una grazia. Come vedete si adempiono anche in Paolo le parole del Vangelo. Paolo continua il suo compito, continua la sua vita nonostante queste difficoltà dell’esistenza, accolte come segno della veridicità e bontà del cammino.

Ebrei

La riflessione della lettera agli Ebrei mette in chiara relazione la fede in Cristo, la celebrazione della nuova alleanza che è l’Eucarestia, con la gioia. L’autore di questo scritto sta insegnando che Cristo è maestro di gioia, lui che per primo ha affrontato qualsiasi sofferenza nella vita e, risorgendo, ha aperto la via di accesso al Padre, appunto come via di gioia. Ne viene che, ciò che più serve al cristiano, è il desiderio di accostarsi sempre a quella sorgente della gioia che è l’Eucarestia. In essa il credente ascolta la Parola che riceve come dono, si accosta al Sacramento che è la presenza gioiosa del Cristo risorto, riceve sostegno nelle difficoltà del tempo presente, si prepara alla vita eterna, come gioia che non tramonta. Come vedete, con altre parole e con altre argomentazioni, ritornano a noi tutti gli insegnamenti del Vangelo, così chi riceve l’Eucarestia si immerge nella vita di Cristo, riceve quel pegno di amore che è lo Spirito di Dio, mette le proprie gioie in relazione con la gioia del Risorto e si prepara alla vita che non muta, gioia eterna, dolcezza e gaudio senza fine.

Per noi e per il nostro cammino

Ecco allora il senso della domanda iniziale. Cosa diciamo noi della gioia? In che cosa consiste, per noi, la gioia?

Credo che tutti potremmo rispondere in modo molto diverso ma, in fondo molto simile. Probabilmente nei più giovani legheranno la gioia ad alcune esperienze tipiche di questa stagione della vita mentre i più adulti e maturi, che ormai hanno già passato al vaglio dell’esperienza tutte queste cose, parlerebbero della famiglia, della propria realizzazione professionale ma, soprattutto, dell’amore che si vive nella stessa famiglia o nelle relazioni di amicizia. Tutte cose vere e per le quali bisogna anche lasciare che l’esperienza maturi. È chiaro che anche le esperienze giovanili hanno il loro senso e la loro bontà. Ma al di là di questi dati dell’esperienza, tutti dovremmo chiederci in quale ordine di relazione stiano queste esperienze con quelle di cui ci ha parlato la scrittura.

Soprattutto dovremmo chiederci in che ordine stanno con la nostra conversione personale, con la condivisione di relazione e amicizie dentro la comunità cristiana, con il desiderio di vivere la vita della Chiesa.

Soprattutto, poi, dovremmo chiederci in che relazione stanno con il Sacramento che stiamo celebrando. Se è vero che l’Eucarestia è comunione con la vita del Risorto, se è vero che l’Eucarestia ci riempie dello Spirito di Dio, se è vero che l’Eucarestia è pegno di vita eterna, allora per noi tutti la celebrazione del Sacramento dovrebbe essere realmente occasione per rendere più vere, più forti, ancor più piene di senso tutte le esperienze che stiamo facendo in questa nostra esistenza.

Proviamo a considerare se è così. Perché mi pare che, per molti, per il “cristiano medio”, non sia così. C’è uan grandi enfasi sulle gioie della vita, anche se passeggere, mentre non c’è quasi relazione tra la gioia e la fede, tanto meno con la celebrazione della Messa. Conosco molte persone che, anzi, avvertono la celebrazione dell’Eucarestia come puro rito, ripetitività, peso. Siamo molto lontani da quell’insegnamento biblico che oggi abbiamo ricevuto. Ecco perché trovo bello sostare su questa scrittura ed ecco perché lascio a voi il compito di riflettere su questo legame bello, intenso, forte che deve nascere da tutto questo.

Soprattutto vi chiedo di non sottovalutare la relazione che ci deve essere tra le gioie della vita e la Gioia dell’eternità. Realtà alla quale dedichiamo tropo poco tempo e alla quale ci avviciniamo troppo tardi. Se è vero che l’esperienza umana non può ignorare i richiami delle cose belle del tempo, è altrettanto vero che non possiamo lasciare il pensiero dell’eternità per i giorni finali della vita. Chiedo, allora, a tutti e a ciascuno questa fatica. Lasciate che l’amore dello Spirito di Dio vi invadano per cercare nella conversione, nella relazione dentro la comunità cristiana e, soprattutto, nella santa eucarestia, la sorgente della gioia che non passa e della quale abbiamo più che mai tutti bisogno.

2025-05-23T11:22:35+02:00