Sabato 24 luglio

Settimana della 8 domenica dopo Pentecoste – Sabato

Numeri

Nm 14, 1-24
Lettura del libro dei Numeri

In quei giorni. Tutta la comunità alzò la voce e diede in alte grida; quella notte il popolo pianse. Tutti gli Israeliti mormorarono contro Mosè e contro Aronne e tutta la comunità disse loro: «Fossimo morti in terra d’Egitto o fossimo morti in questo deserto! E perché il Signore ci fa entrare in questa terra per cadere di spada? Le nostre mogli e i nostri bambini saranno preda. Non sarebbe meglio per noi tornare in Egitto?». Si dissero l’un l’altro: «Su, diamoci un capo e torniamo in Egitto». Allora Mosè e Aronne si prostrarono con la faccia a terra dinanzi a tutta l’assemblea della comunità degli Israeliti. Giosuè, figlio di Nun, e Caleb, figlio di Iefunnè, che erano stati tra gli esploratori della terra, si stracciarono le vesti e dissero a tutta la comunità degli Israeliti: «La terra che abbiamo attraversato per esplorarla è una terra molto, molto buona. Se il Signore ci sarà favorevole, ci introdurrà in quella terra e ce la darà: è una terra dove scorrono latte e miele. Soltanto, non vi ribellate al Signore e non abbiate paura del popolo della terra, perché ne faremo un boccone; la loro difesa li ha abbandonati, mentre il Signore è con noi. Non ne abbiate paura». Allora tutta la comunità parlò di lapidarli; ma la gloria del Signore apparve sulla tenda del convegno a tutti gli Israeliti. Il Signore disse a Mosè: «Fino a quando mi tratterà senza rispetto questo popolo? E fino a quando non crederanno in me, dopo tutti i segni che ho compiuto in mezzo a loro? Io lo colpirò con la peste e lo escluderò dall’eredità, ma farò di te una nazione più grande e più potente di lui». Mosè disse al Signore: «Gli Egiziani hanno saputo che tu hai fatto uscire di là questo popolo con la tua potenza e lo hanno detto agli abitanti di questa terra. Essi hanno udito che tu, Signore, sei in mezzo a questo popolo, che tu, Signore, ti mostri loro faccia a faccia, che la tua nube si ferma sopra di loro e che cammini davanti a loro di giorno in una colonna di nube e di notte in una colonna di fuoco. Ora, se fai perire questo popolo come un solo uomo, le nazioni che hanno udito la tua fama, diranno: “Siccome il Signore non riusciva a condurre questo popolo nella terra che aveva giurato di dargli, li ha massacrati nel deserto”. Ora si mostri grande la potenza del mio Signore, secondo quello che hai detto: “Il Signore è lento all’ira e grande nell’amore, perdona la colpa e la ribellione, ma non lascia senza punizione; castiga la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione”. Perdona, ti prego, la colpa di questo popolo, secondo la grandezza del tuo amore, così come hai perdonato a questo popolo dall’Egitto fin qui». Il Signore disse: «Io perdono come tu hai chiesto; ma, come è vero che io vivo e che la gloria del Signore riempirà tutta la terra, tutti gli uomini che hanno visto la mia gloria e i segni compiuti da me in Egitto e nel deserto e tuttavia mi hanno messo alla prova già dieci volte e non hanno dato ascolto alla mia voce, certo non vedranno la terra che ho giurato di dare ai loro padri, e tutti quelli che mi trattano senza rispetto non la vedranno. Ma il mio servo Caleb, che è stato animato da un altro spirito e mi ha seguito fedelmente, io lo introdurrò nella terra dove già è stato; la sua stirpe la possederà».

Si può disobbedire a Dio? Ovviamente e purtroppo sì. In molti modi, con molti mezzi, con mille sfaccettature diverse, ma si può. Lo sapevano molto bene gli Ebrei che ricordavano i fatti legati all’Esodo che anche noi stiamo rileggendo nel libro dei Numeri. Il cammino non è stato facile, la mormorazione molto forte, potente, schiacciante. Ci sono stati momenti terribili del cammino nel deserto, momento nei quali Israele ha maledetto il Signore, insieme a Mosè e ad Aronne e a quella decisione di lasciare la terra della schiavitù, dove però si stava bene, per tentare un’avventura nuova ma quasi insostenibile.

Il popolo che per eccellenza è il popolo di fede, lascia il suo Creatore e Padre e si dirige in un’avventura che va contro di lui, quella della lamentazione. È quel rinnegare Dio che nasce dalle fatiche della vita.

Vangelo

M13, 54-58
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Venuto nella sua patria, il Signore Gesù insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

C’è però un altro modo di rinnegare Dio: quello di pensare di sapere tutto di lui, della fede, della religione e, quindi non ricercare più nulla, lasciare che le cose vadano come devono andare, irrigidirsi sulle proprie posizioni. È quello che capita nel Vangelo. Gesù è in mezzo al popolo di fede ma si sente duramente riprendere in questa diatriba proprio da coloro che avrebbero dovuto avere fede e avrebbero dovuto riconoscere in lui il Messia. Come mai questo non avviene? Perché Gesù incontra gente sicura di sé, chiusa di fronte a qualsiasi richiamo, insensibile a qualsiasi parola. Gente che preferisce mantenere una religiosità della tradizione, del richiamo, della routine, piuttosto che essere scomodata in un percorso di ricerca nuovo.

È quel modo di rinnegare Dio che si chiama conformismo, tradizionalismo, chiusura della coscienza in sé stessa per raggiungere una pericolosa autoreferenzialità.

Ebrei

Eb 3, 12-19
Lettera agli Ebrei

Badate, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura questo oggi, perché nessuno di voi si ostini, sedotto dal peccato. Siamo infatti diventati partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda fino alla fine la fiducia che abbiamo avuto fin dall’inizio. Quando si dice: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione», chi furono quelli che, dopo aver udito la sua voce, si ribellarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall’Egitto sotto la guida di Mosè? E chi furono coloro di cui si è disgustato per quarant’anni? Non furono quelli che avevano peccato e poi caddero cadaveri nel deserto? E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che non avevano creduto? E noi vediamo che non poterono entrarvi a causa della loro mancanza di fede.

Come si esce da questa possibilità di ribellarsi a Dio? Solo mantenendo alta la fiducia in Lui, come ci diceva l’autore della lettera agli Ebrei. Solo quando la fiducia in Dio è forte, solo quando il cammino è saldo, si rimane sempre attenti a compiere la volontà di Dio, si rimane sempre pronti ad ascoltare quella Parola che è luce per la vita, si rimane sempre attenti ad ascoltare la voce della coscienza che è poi il modo concreto con cui Dio parla in ciascuno di noi. Spegnere queste voci, rinchiudersi nella propria autoreferenzialità e nel proprio isolamento è la condizione migliore per disobbedire a Dio e rinnegare la propria fede.

Per noi

Forse anche noi che abbiamo fede, forse anche noi che ci siamo proposti di mantenere viva la sua parola in noi, corriamo il rischio di rinnegare la fede!

Rinneghiamo la fede ogni volta che ci aggrappiamo alla roccia che sembra sicura del tradizionalismo, ma che dimostrerà tutta la sua friabilità perché non si costruisce mai solo sul puro continuare a fare quello che si è sempre fatto.

Rinneghiamo la fede ogni volta che non siamo attenti a leggere e a rileggere la Parola di Dio e ci lasciamo bastare quella fede che diciamo di avere come luce del cammino. Rinneghiamo la fede ogni volta che non percepiamo la fede come slancio, chiamata, possibilità di rinnovamento, richiesta di un approfondimento che motivi scelte e decisioni.

Rinneghiamo la fede ogni volta che ci distacchiamo dalla Chiesa, ogni volta che pensiamo di avere già la risposta a qualsiasi cosa della vita senza avere bisogno degli altri, rinnegando il confronto con altri credenti…

In tutte queste modalità e in altre ancora, rinneghiamo la nostra fede.

  • Siamo così sicuri di vivere un itinerario sempre attento a non rinnegare la fede in Dio?
2021-07-17T11:59:55+02:00