Martedì 24 agosto

Settimana della 13 domenica dopo Pentecoste – martedì – San Bartolomeo

Vangelo

Gv 1, 45-51
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzarepuò venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Il Signore Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Natanaele di Cana di Galilea sarebbe passato alla storia come Bartolomeo. Il santo che, secondo la tradizione, dopo la sua vita di discepolato e di sequela del Signore, sarebbe andato in India, dove avrebbe compiuto la sua opera evangelizzatrice e suggellato con il martirio la sua esistenza dedicata a Dio e alla preghiera.

L’espressione evangelica “stare sotto l’albero dei fichi” ripropone, infatti, uno dei tanti modi di dire che la Scrittura utilizza e che sono tipici di Israele per raffigurare la preghiera. Natanaele – Bartolomeo è un uomo che vive un atteggiamento di fede profondo, un uomo che prega il Signore, un uomo a cui piace studiare le Scritture. È per questo che, quando incontra il Signore e quando comprende che Egli conosce l’attestato della sua preghiera, subito si dispone a seguirlo, convinto che quell’uomo che lo conosce così bene e così nel profondo, sia davvero quel “conforto di Israele” che tutti stanno aspettando.

È per questo che corrisponde immediatamente a quel desiderio di sequela che provava dentro di sé ma che non aveva ancora decifrato. Le parole del Signore lo illuminano ed egli spende la sua vita per Dio: prima seguendo Gesù ed entrando nel collegio degli apostoli, poi, seguendo quella via di missione che per lui è stata preparata e, come dicevo, raggiungendo perfino l’India che avrebbe evangelizzato in epoca antichissima, prima di morire martire, come sappiamo, venendo privato della sua pelle.

È così che lo vediamo raffigurato nel grandioso affresco della cappella Sistina, quasi a dire a Dio che la sua grazia gli ha permesso di dedicarsi così profondamente al Vangelo e alla missione tanto da dare la sua “pelle” per l’evangelizzazione dei popoli.

Efesini

Ef 1, 3-14
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

Questo ci aiuta a comprendere la seconda lettura che abbiamo ascoltato, dove il termine più ricorrente è, appunto, “predestinazione”. Cosa intende dire San Paolo esprimendo questo concetto? In che senso si può dire che tutti gli uomini sono dei predestinati? In che cosa consiste la predestinazione di ciascuno?

Per San Paolo “predestinati” significa che il Padre ha un unico grande desiderio per tutti gli uomini: che essi conoscano Gesù Cristo e che, attraverso di Lui, arrivino alla gloria beatifica, a quella comunione con il Padre per la quale il Signore Gesù ha consacrato la sua vita e la sua missione. In questo grande desiderio del Padre entra in scena la libertà personale. Ogni uomo è chiamato a vivere bene questa dimensione di vita che chiamiamo “vocazione” e che è la risposta della libertà alla chiamata di Dio. Se è unica la chiamata alla salvezza, se è unico il desiderio di Dio di salvare ogni uomo nel suo Figlio Gesù Cristo mandato perché avessimo la vita, è altrettanto vero che ogni uomo vive la propria esistenza in forma particolare e che ciascun uomo ha un suo modo proprio di lodare Dio e di servirlo.

La predestinazione è universale, non elitaria. Il mistero della chiamata è personale e tutti gli uomini vivono una vocazione differente, nella quale la libertà di ciascuno diventa la risposta concreta alla predestinazione generale che riguarda tutti. Come Bartolomeo ciascuno è chiamato a conoscere l’amore di Dio e, come lui, tutti siamo chiamati a servire il Signore nella via che è stata preparata e che la libertà di ciascuno di noi riconosce e percorre.

Apocalisse

Ap 21, 9b-14
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Nel giorno del Signore, l’angelo mi parlò: «Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello». L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

Per noi

  • Mi sento un predestinato da Dio alla conoscenza del suo mistero?
  • Avverto che il mistero della mia libertà è quello di una chiamata a scoprire il bene e il bello che Dio ha riservato per me?

Credo che a tutti, oggi, sia chiesto di collocarci dentro questa ottica di vita. Tutti, infatti, possiamo essere attratti da quel mistero di bene che è la partecipazione alla salvezza. Tutti abbiamo un modo personale di vivere la nostra vocazione, secondo quello che viene chiesto a ciascuno, secondo talenti e virtù che lo Spirito infonde in noi perché possiamo riscoprire questa dimensione vocazionale che ci appartiene. Chiediamo al Signore la grazia di sentirci sempre chiamati a questa grande grazia che rende piena e vera la nostra esistenza in Cristo.

2021-08-20T12:24:20+02:00