Mercoledì 25 maggio

Settimana della 6 domenica di Pasqua – mercoledì 

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA At 28, 17-31
Lettura degli Atti degli Apostoli

Dopo tre giorni, Paolo fece chiamare i notabili dei Giudei e, quando giunsero, disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo o contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato nelle mani dei Romani. Questi, dopo avermi interrogato, volevano rimettermi in libertà, non avendo trovato in me alcuna colpa degna di morte. Ma poiché i Giudei si opponevano, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare, senza intendere, con questo, muovere accuse contro la mia gente. Ecco perché vi ho chiamati: per vedervi e parlarvi, poiché è a causa della speranza d’Israele che io sono legato da questa catena». Essi gli risposero: «Noi non abbiamo ricevuto alcuna lettera sul tuo conto dalla Giudea né alcuno dei fratelli è venuto a riferire o a parlar male di te. Ci sembra bene tuttavia ascoltare da te quello che pensi: di questa setta infatti sappiamo che ovunque essa trova opposizione». E, avendo fissato con lui un giorno, molti vennero da lui, nel suo alloggio. Dal mattino alla sera egli esponeva loro il regno di Dio, dando testimonianza, e cercava di convincerli riguardo a Gesù, partendo dalla legge di Mosè e dai Profeti. Alcuni erano persuasi delle cose che venivano dette, altri invece non credevano. Essendo in disaccordo fra di loro, se ne andavano via, mentre Paolo diceva quest’unica parola: «Ha detto bene lo Spirito Santo, per mezzo del profeta Isaia, ai vostri padri: “Va’ da questo popolo e di’: Udrete, sì, ma non comprenderete; guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca!”. Sia dunque noto a voi che questa salvezza di Dio fu inviata alle nazioni, ed esse ascolteranno!». Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso in affitto e accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento.

SALMO Sal 67 (68)

Benedetto il Signore, Dio della salvezza.
Oppure Alleluia, alleluia, alleluia.

Di giorno in giorno benedetto il Signore.
Il nostro Dio è un Dio che salva.
Mostra, o Dio, la tua forza,
conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi! R

Per il tuo tempio, in Gerusalemme,
i re ti porteranno doni.
Verranno i grandi dall’Egitto,
l’Etiopia tenderà le mani a Dio. R

Regni della terra, cantate a Dio,
cantate inni al Signore.
Riconoscete a Dio la sua potenza,
la sua maestà sopra Israele.
Sia benedetto Dio! R

VANGELO Gv 14, 7-14
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

Vangelo

Anche oggi ascoltiamo un vangelo “difficile”. Nel contesto di questi “discorsi di addio”, Gesù invita i discepoli a rafforzare la loro unione con il Padre. Così si capisce bene la domanda di Filippo che, in realtà, incornicia anche una nostra preghiera. “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. I discepoli sono seriamente affezionati a Gesù, lo conoscono, vedono il suo volto, ascoltano la sua voce, lo accompagnano nel suo ministero. È vero che Gesù parla sempre del Padre, facendo anche crescere il desiderio di vedere il suo volto, ma i discepoli fanno fatica a comprendere questi suoi discorsi. Soprattutto, non vedendo il Padre, fanno più fatica a riferirsi a Lui. Ecco il perché di questa loro richiesta che viene espressa, a nome di tutti, da Filippo.

Gesù risponde a questa domanda, ricordando che la sua unione con il Padre gli permette di dire: “chi vede me vede il Padre”. Il discepolo rimane quasi frastornato da queste parole ed è per questo che Gesù invita a chiedere al Padre nel suo nome. La preghiera ascoltata dal Padre sarà il fattore che spinge a credere nella sua rivelazione.

Atti

La pagina degli Atti ci mostra le difficoltà di Paolo. Arrivato a Roma, Paolo cerca contatti con la comunità dei Giudei, perché il punto di onore di Paolo sarebbe quello di portare questi suoi fratelli alla conversione, all’adesione a Cristo. Come abbiamo sentito in tutta l’opera degli Atti e non solo in questa pagina, Paolo cerca di agire tra le divisioni del mondo giudaico, ma sono proprio queste divisioni, alla fine, a non permettere a Paolo di avere un’azione incisiva. Certo tutti lo ascoltano, alcuni si convertono, ma, in sostanza, il cuore del popolo giudaico non accoglie la sua predicazione, non accoglie la messianicità di Cristo. Per questo l’Apostolo era “obbligato” a citare il profeta Isaia per ricordare che la chiusura del cuore del popolo di Israele era stata predetta dal grande profeta. Anche in questo modo Paolo tende a far breccia nel cuore di chi lo ascolta ma, come abbiamo sentito, non ci riesce.

Per noi 

Siamo, ormai, alla vigilia dell’Ascensione. Già le S. Messe di questa sera saranno memoria di questo mistero della vita di Cristo e ci immetteranno nella festa che celebreremo, con solennità, domani. Credo che anche noi viviamo la difficoltà dei discepoli. Noi che leggiamo il Vangelo, noi che, in ogni celebrazione, ascoltiamo la sua parola, ci immaginiamo il Signore, abbiamo facilità ad entrare in comunione con Lui per tanti versi, ma facciamo veramente fatica ad immaginarci il Padre. Cosa fare per dare anche noi una risposta alla domanda di Filippo che, però, è anche la nostra? Credo che le indicazioni della Parola di Dio siano preziose: anzitutto anche noi siamo invitati a pregare il Padre, così come la Chiesa ci educa a fare. Se provate a guardare, tutte le grandi orazioni che leggiamo nella S. Messa si rivolgono al Padre. Anche noi, pur essendo facilitati a dialogare con il Signore Gesù, impariamo a dialogare con il Padre. È qui il cuore della nostra fede.

In secondo luogo credo che tutti siamo invitati a desiderare questo incontro con Dio Padre. Dovrebbe essere, di per sé, il desiderio della nostra vita di fede. Sarebbe molto bello se noi potessimo arrivare in punto di morte con questo desiderio, sano e santo.

Con Maria

In questo giorno, poi, vogliamo pensare anche a Maria. Anche lei ha perso il volto del Figlio, anche lei ha vissuto questi misteri che noi celebriamo nella fede, la Pasqua, l’Ascensione, la Pentecoste, che non le hanno più permesso di vedere il volto di suo Figlio. Anche lei avrà desiderato di vederlo di nuovo, insieme al volto del Padre, che le aveva donato una vocazione così unica e singolare. Anche Maria, oltre al Figlio suo, si sarà rivolta a Dio Padre, per ottenere quella consolazione che rispondeva ad ogni suo desiderio. A lei chiediamo di crescere nel medesimo desiderio di consolazione, mentre entriamo nella festa dell’Ascensione.

2022-05-21T18:13:17+02:00