Giovedì 26 maggio

Settimana della 6 domenica di Pasqua – giovedì – Ascensione del Signore

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA At 1, 6-13a
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Quelli che erano con lui domandavano a Gesù: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo». Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi.

SALMO Sal 46 (47)

Ascende il Signore tra canti di gioia.
Oppure Alleluia, alleluia, alleluia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. R

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. R

Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. R

EPISTOLA Ef 4, 7-13
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribùito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

VANGELO Lc 24, 36b-53
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi ». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Per introdurci

Un mistero difficile. L’Ascensione del Signore è un mistero difficile da comprendere. Anzitutto per il fatto che, ricorrendo 40 giorni dopo la Pasqua, essa “cade” necessariamente di giovedì. Il rito chiede che sia celebrata in questo giorno proprio e, quindi, in giorno feriale e non di domenica. Se da un lato questo è giusto, dall’altro lato dobbiamo registrare che facciamo fatica a comprendere che toccherebbe noi cristiani cercare di celebrare i riti nel giorno “giusto” del loro ricordo, anche se feriali. Purtroppo siamo ancora molto legati al tema della domenica, senza capire che i primi cristiani, invece, facevano proprio così, indipendentemente dal lavoro e dalle altre occupazioni. Dovremmo quindi imparare anche noi ad essere più liberi dalle cose “della terra” e non trascurare “quelle del cielo”.

Il contenuto del mistero

Il cuore della festa o, se vogliamo, il contenuto di questo mistero, è proprio questo: comprendere che con l’Ascensione finisce quella visibilità del Signore che era stata la consolazione dei discepoli. Visibilità differente: prima della Pasqua del Signore Gesù, come Dio fatto uomo, ha condiviso tutte le realtà della vita degli uomini. Era quello che San Paolo esprimeva nell’epistola. Dopo la sua risurrezione, la sua visibilità è stata legata alle molte apparizioni ai discepoli e ai “fratelli”, cioè a coloro che, pian piano, aderivano alla fede. Persone che hanno avuto questa grazia del tutto particolare: poter vedere la presenza fisica di Cristo. Consolazione che noi non abbiamo. Realtà che noi non sperimentiamo. Ecco la “difficoltà” di questa festa, la “difficoltà” di questo mistero che rimane comunque un punto di riferimento per noi.

Per noi un punto di riferimento

Perché rimane un punto di riferimento? Perché questo mistero ci rimanda alla verità del cammino di fede che potremmo chiamare un “camminare come vedendo l’invisibile”. Questa frase, nella Scrittura, si riferisce a Mosè, colui che guidò il cammino del popolo di Israele nel momento dell’incertezza e della difficoltà, il tempo del deserto, con quella sicurezza di guida che vede la meta anche quando essa non solo è lontana, ma tutto sembra opporsi al cammino. Mosè fece questo. La festa dell’Ascensione chiede di ripercorrere questo atteggiamento spirituale. Il credente, per molti versi, deve “vedere l’invisibile”. Lo dicevano bene le letture di questa celebrazione. Da quando il Signore, con l’Ascensione, tornò al cielo, per l’uomo è impossibile vedere il volto di Cristo, ascoltare la sua voce, incrociare il suo sguardo. Eppure il credente va avanti nel proprio cammino di fede con sicurezza, attratto dalla promessa del Signore di essere, un giorno, dove è lui con il Padre. Questo atteggiamento di sicurezza comporta che ogni uomo, ogni donna di fede, comprenda che la fede non è tanto un “sentire”, quanto un “sapere”. I discepoli vissero moltissime emozioni uniche con il Signore, che noi possiamo comprendere dalle letture del Vangelo. Possiamo immaginare che la partecipazione alla predicazione, come pure il vedere molti dei suoi miracoli, abbiano prodotto, in ogni discepolo, un vissuto emotivo molto intenso. È proprio da questo vissuto che il discepolo fa fatica a separarsi. Eppure il Signore chiede altro. Non chiede di ricordare queste emozioni e sentimenti e nemmeno di fissarsi su di essi, ma chiede a tutti di “sapere” che Egli è con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo, e ci attende lì dove ha posto, per tutti, la meta finale. Noi non facciamo eccezione. Noi dobbiamo vivere allo stesso modo. Conoscendo ciò che il Signore fece, rimeditandolo continuamente nella lettura della Sacra Scrittura, noi dobbiamo sempre più essere convinti della fine del percorso di fede che attende anche ciascuno di noi. In questo momento noi dobbiamo essere presi dalle cose della terra, coltivando il desiderio di quelle del cielo. Potremmo dire così, utilizzando gli stessi termini della Scrittura.

Vede l’invisibile chi accetta le sfide del tempo e del mondo, e le vive in compagnia di Cristo risorto e asceso al cielo.

Vede l’invisibile chi sa illuminare il proprio tempo, la propria storia, con la parola di Cristo che rimane la stessa, ieri oggi e nei secoli.

Vede l’invisibile chi non rimane imbambolato, incantato, a guardare in alto senza comprendere, ma sa che tutta la vita deve essere lotta, sfida, tensione e quant’altro vogliamo ma sempre presi da quella visione, da quella conoscenza delle cose celesti che dà senso al tempo e che ci attira verso l’eternità.

Chiediamo questa grazia per vivere bene questo giorno dell’Ascensione.

2022-05-21T18:16:14+02:00