Venerdì 27 maggio

Settimana della 6 domenica di Pasqua – venerdì 

Introduzione

Dopo la festa dell’Ascensione, inizia la novena di Pentecoste. Abbiamo già fatto riferimento, negli scorsi anni, alla Parola di Dio del Cantico dei Cantici e del Vangelo, come pure ai doni dello Spirito Santo. Per questo propongo, quest’anno, di vivere insieme una riflessione sulle epistole di San Paolo, che ci aiuteranno a vivere bene il riferimento alle feste che stiamo celebrando e ci prepareranno alla prossima Pentecoste.

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA Ct 2, 17 – 3, 1b. 2
Lettura del Cantico dei Cantici

Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre, ritorna, amato mio, simile a gazzella o a cerbiatto, sopra i monti degli aromi. Lungo la notte, ho cercato l’amore dell’anima mia; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore dell’anima mia. L’ho cercato, ma non l’ho trovato.

SALMO Sal 12 (13)

Gioisca il mio cuore, Signore, per la tua presenza.
Oppure Alleluia, alleluia, alleluia.

Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi?
Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?
Fino a quando nell’anima mia addenserò pensieri,
tristezza nel mio cuore tutto il giorno? R

Guarda, rispondimi, Signore, mio Dio,
conserva la luce ai miei occhi,
perché non mi sorprenda il sonno della morte,
e non esultino i miei avversari se io vacillo. R

Ma io nella tua fedeltà ho confidato;
esulterà il mio cuore nella tua salvezza,
canterò al Signore, che mi ha beneficato. R

EPISTOLA 2Cor 4, 18 – 5, 9
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne. Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli. Perciò, in questa condizione, noi gemiamo e desideriamo rivestirci della nostra abitazione celeste purché siamo trovati vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questa tenda sospiriamo come sotto un peso, perché non vogliamo essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. E chi ci ha fatti proprio per questo è Dio, che ci ha dato la caparra dello Spirito. Dunque, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi.

VANGELO Gv 14, 27-31a
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Corinti

Fratelli, noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili”. Credo che questo inizio di San Paolo ci debba far riflettere. È vero che noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili? Purtroppo no. Anzi, il nostro sguardo, talvolta, è proprio limitato alle sole cose visibili, alle sole cose, come dice la Scrittura, “della terra”. San Paolo ci dice, invece, di alzare lo sguardo. Questa è la prima vera conseguenza dell’Ascensione. Il credente è un uomo che guarda alle cose di Dio. Vive incarnato nella storia, pienamente partecipe delle cose del suo tempo, ma in tutto ciò che riguarda la sua vita, ha lo sguardo proiettato sul futuro, e cioè sulla nostra Risurrezione in Cristo e sul nostro permanere con Lui nella vita eterna. Dunque questa prima affermazione dell’Apostolo potrebbe essere per noi occasione di un esame di coscienza o parola che ci propone una indicazione preziosa per la vita.

Sappiamo infatti che, quando verrà distrutta la nostra terrena dimora, che è come una tenda, noi riceveremo un’abitazione”. La prospettiva dell’Ascensione del Signore insegna a noi che questa nostra vita non è quella definitiva. Forse il paragone, oggi, non ci dice molto, ma ad un popolo che era stato nomade, ricordare la vita sotto le tende, richiamava l’idea di qualcosa che non è fisso, che non è per sempre. Solo un’abitazione, una casa, una patria, sono per sempre. Questo noi lo capiamo con molta più facilità, perché è parte della nostra esperienza. La patria dell’anima è la dimora in Dio. La patria verso la quale siamo diretti è quella comunione con Dio di cui anche la festa di ieri ci ha parlato. La novena di Pentecoste serve anche a questo, a ricordarci qual è la patria alla quale siamo diretti.

Dio ci ha dato la caparra dello Spirito”. Come facciamo a vivere tutto questo? Come facciamo, pian piano, a convertire noi stessi e ad aderire sempre più a questa proposta di fede? San Paolo ci risponde: noi abbiamo una caparra, lo Spirito Santo. Quello Spirito rinnovatore che iniziamo ad invocare, in questi giorni, con intensità sempre maggiore, quello Spirito che è consolatore e che ci sta guidando, pian piano, verso quella comprensione delle realtà di fede che deve divenire sempre più profonda. Noi siamo qui per questo, per rinnovare la consapevolezza che la caparra dello Spirito lavora in noi e per noi.

Noi ci sforziamo di essere a Lui graditi”. Lo Spirito Santo che viene in noi con i suoi doni, ed in particolare con il dono della fortezza, per renderci graditi a Dio. Forse anche noi ci poniamo, di tanto in tanto, la domanda: ma Dio sarà contento di me? Sarà contento di quello che faccio? La risposta viene da San Paolo: è Dio che ci rende pian piano graditi a lui, con tutto quello che la nostra vita comporta. Non siamo noi, sebbene il nostro merito ci sia quando riusciamo a fare qualcosa di buono, ma è Dio che ci rende a sé graditi e noi tutti dobbiamo pian piano crescere in questa consapevolezza di fede, che è quella che ci deve portare ad invocare sempre più spesso il dono dello Spirito Santo. Noi “sforziamoci”, come sempre ci diceva la Scrittura, di fare quello che è in nostro potere fare, perché, davvero, la nostra vita sia un canto di lode e di ringraziamento a Dio.

Vangelo

In questo sforzo è compresa anche la ricerca sincera della pace. Consapevoli che la pace viene da Dio e che la pace è propriamente la dimensione di vita di Dio, anche noi sforziamoci di cercare questa pace. I doni dello Spirito Santo sono anche pace e amore, dominio di sé, doni che ci rendono costruttori di pace, come tutti, appunto, siamo chiamati ad essere.

Per noi

Iniziamo questa novena chiedendo questa consapevolezza di fede che San Paolo vuole comunicare a tutti noi. Poiché stiamo anche dirigendoci verso la fine del mese di maggio, abituiamoci a pregare anche Maria, con quella giaculatoria che è tipica di questa novena: “Vieni Spirito Santo, vieni attraverso Maria!”: sia proprio lei a condurci fino a quella “patria”, a quella “casa” che è la dimora in Dio.

2022-05-21T18:19:52+02:00