Venerdì 25 settembre

Settimana della 4 domenica dopo il martirio – Venerdì

Vangelo

Mt 7, 24-27
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Concludiamo la settimana con questa festa dei santi Anatalo e di tutti i santi Vescovi Milanesi. Dal Vangelo di oggi apprendiamo la sapienza del costruttore. Al tempo di Gesù era abbastanza frequente che chi si doveva sposare, costruisse in proprio la sua casa. Ovviamente gli uomini non sono tutti uguali. C’era chi, con sapienza, costruiva una casa dalle solide fondamenta e chi, invece, costruiva senza fondamenta la propria futura abitazione. Con il risultato che, quando varie intemperie si abbattevano su quelle povere case, vari erano i  risultati. C’erano case ben costruite che resistevano alle intemperie e case che, rovinosamente, crollavano. Gesù prende da questa sapienza per dire a tutti che la sapienza del costruttore accorto e avveduto dev’essere quella di ogni uomo, di ogni donna nelle cose della vita. Ognuno è chiamato ad edificare non una casa da abitare, ma quella casa per Dio che è il tabernacolo del cuore, il tabernacolo della coscienza. Dimora di Dio che è poi l’anima di ciascuno che deve essere edificata sopra il fondamento solido dell’equità, della resistenza, della capacità di operare il bene, in una parola di tutti i valori del Vangelo che rendono un’anima bella e abitata da Dio. Accanto al messaggio più personale del Vangelo, vi è, però, il messaggio comunitario.  Anche una comunità è una casa per Dio.

Geremia

Ger 33, 17-22
Lettura del profeta Geremia

Così dice il Signore: «Non mancherà a Davide un discendente che sieda sul trono della casa d’Israele; ai sacerdoti leviti non mancherà mai chi stia davanti a me per offrire olocausti, per bruciare l’incenso in offerta e compiere sacrifici tutti i giorni». Fu rivolta poi a Geremia questa parola del Signore: «Dice il Signore: Se voi potete infrangere la mia alleanza con il giorno e la mia alleanza con la notte, in modo che non vi siano più giorno e notte, allora potrà essere infranta anche la mia alleanza con il mio servo Davide, in modo che non abbia più un figlio che regni sul suo trono, e quella con i leviti sacerdoti che mi servono. Come non si può contare l’esercito del cielo né misurare la sabbia del mare, così io moltiplicherò la discendenza di Davide, mio servo, e i leviti che mi servono».

Ecco, allora, il messaggio del profeta Geremia. È il Signore a parlare e a promettere al popolo di Israele che non sarà mai senza un profeta. In effetti, se ripensate alla storia della salvezza, vedete che ci sono stati diversi uomini in grado di formare o di richiamare tutta la casa di Israele alla Parola di Dio, alla sua vicinanza, alla sua presenza. Ogni epoca storica di Israele ha vissuto quella vicinanza di Dio che profeti, giudici, re hanno saputo richiamare. Si è adempiuta questa parola di Dio che aveva promesso una vicinanza del tutto particolare, singolare, al suo popolo.

Ebrei

Eb 13, 7-17
Lettera agli Ebrei

Fratelli, ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio. Considerando attentamente l’esito finale della loro vita, imitatene la fede. Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre! Non lasciatevi sviare da dottrine varie ed estranee, perché è bene che il cuore venga sostenuto dalla grazia e non da cibi che non hanno mai recato giovamento a coloro che ne fanno uso. Noi abbiamo un altare le cui offerte non possono essere mangiate da quelli che prestano servizio nel tempio. Infatti i corpi degli animali, il cui sangue viene portato nel santuario dal sommo sacerdote per l’espiazione, vengono bruciati fuori dell’accampamento. Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, subì la passione fuori della porta della città. Usciamo dunque verso di lui fuori dell’accampamento, portando il suo disonore: non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura. Per mezzo di lui dunque offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome. Non dimenticatevi della beneficenza e della comunione dei beni, perché di tali sacrifici il Signore si compiace. Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi. Ciò non sarebbe di vantaggio per voi.

Quella vicinanza del tutto singolare che si compie con il Signore Gesù, colui che viene per rivelare il volto misericordioso del Padre e che “patisce fuori dalla porta della città”, cioè colui che realizza tutte le profezie sul redentore di Israele e del mondo, che avrebbe preso su di sé il peccato di tutti e tutti portato a salvezza. Questa presenza di bene e di pace è quella che continua nel popolo che Dio si è scelto attraverso gli uomini che Dio elegge per continuare la sua presenza nel mondo. Potremmo dire che se ci furono uomini che prepararono la venuta del Messia, come il profeta ci ha ricordato, ci sono anche uomini che portano avanti la sua presenza. Sono tutti gli uomini che accolgono la sua parola e si prestano per far continuare la vita della chiesa.

Per noi

Rileggere queste scritture nel giorno in cui festeggiamo il primo vescovo di Milano è provvidenziale. Questo giorno, infatti, vuole essere un ringraziamento a Dio per quanto ha operato nella nostra chiesa nel corso dei secoli. Noi vediamo riflessi nei nostri vescovi quella sapienza di Dio che, declinata in modo diverso nel corso della storia, ha però permesso alla nostra chiesa di essere quello che è: un punto di riferimento per molti credenti, non solo della diocesi stessa, ma anche del mondo. Credo sia giusto, quindi, vedere nei diversi vescovi che abbiamo avuto, una manifestazione della multiforme presenza di Dio, che, attraverso la sapienza suscitata negli uomini, ha reso grande la nostra Chiesa.

L’atteggiamento di sapienza che dovremmo avere oggi è, dunque, quello del riconoscimento di ciò che Dio ha operato in mezzo a noi. Ringraziare il Signore per i doni che abbiamo ricevuto è già molto importante ed anzi fondamentale.

In secondo luogo credo che dobbiamo non solo ringraziare, ma anche partecipare alla saggezza di questa nostra chiesa, lasciando che gli insegnamento dei diversi vescovi che si succedono e che noi incontriamo nel corso della nostra storia, parlino al nostro cuore e ci indichino la via da seguire. Partecipare della grazia di una chiesa è possibile solo se si vive in unità con essa.

In terzo luogo credo che sarebbe sapiente, oggi, guardare agli esempi di santità che abbiamo ricevuto, per grazia, nel corso dei secoli e credo che sarebbe giusto ringraziare Dio per il moltissimo bene che abbiamo visto in mezzo a noi. Questo sguardo di sapienza dovrebbe impegnarci maggiormente anche nel nostro cammino di santità. A poco ci varrebbe sapere che siamo parte di una chiesa di sapienti e di santi se non trasformassimo in impegno personale questo patrimonio che abbiamo immeritatamente ricevuto.

Chiediamo a Sant’Anatalo e ai suoi santi successori di intercedere per noi perché non vada perso questo patrimonio di sapienza e di santità che è stato destinato alla nostra chiesa.

2020-09-18T19:27:53+02:00