Settimana della seconda domenica di Quaresima – lunedì
La spiritualità di questa settimana
Iniziando ieri la seconda settimana di Quaresima, abbiamo puntato l’attenzione su quella particolare forma di benedizione che è l’amore. In questi prossimi giorni feriali il libro della Genesi ci metterà a contatto diretto con la storia di Abramo. È una storia nella quale la benedizione dell’amore assume un particolare significato. Giorno dopo giorno, anche noi potremo beneficiarne, rileggendo le gesta del grande Patriarca.
La Parola di questo giorno
GENESI 17, 1b-8
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Io sono Dio l’Onnipotente: cammina davanti a me e sii integro. Porrò la mia alleanza tra me e te e ti renderò molto, molto numeroso». Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui: «Quanto a me, ecco, la mia alleanza è con te: diventerai padre di una moltitudine di nazioni. Non ti chiamerai più Abram, ma ti chiamerai Abramo, perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò. E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. La terra dove sei forestiero, tutta la terra di Canaan, la darò in possesso per sempre a te e alla tua discendenza dopo di te; sarò il loro Dio».
SALMO Sal 118 (119), 25-32
Beato chi cammina nella legge del Signore.
La mia vita è incollata alla polvere:
fammi vivere secondo la tua parola.
Ti ho manifestato le mie vie e tu mi hai risposto;
insegnami i tuoi decreti. R
Fammi conoscere la via dei tuoi precetti
e mediterò le tue meraviglie.
Io piango lacrime di tristezza;
fammi rialzare secondo la tua parola. R
Tieni lontana da me la via della menzogna,
donami la grazia della tua legge.
Ho scelto la via della fedeltà,
mi sono proposto i tuoi giudizi. R
Ho aderito ai tuoi insegnamenti:
Signore, che io non debba vergognarmi.
Corro sulla via dei tuoi comandi,
perché hai allargato il mio cuore. R
PROVERBI 5, 1-13
Lettura del libro dei Proverbi
Figlio mio, fa’ attenzione alla mia sapienza e porgi l’orecchio alla mia intelligenza, perché tu possa conservare le mie riflessioni e le tue labbra custodiscano la scienza. Veramente le labbra di una straniera stillano miele, e più viscida dell’olio è la sua bocca; ma alla fine ella è amara come assenzio, pungente come spada a doppio taglio. I suoi piedi scendono verso la morte, i suoi passi conducono al regno dei morti, perché ella non bada alla via della vita, i suoi sentieri si smarriscono e non se ne rende conto. Ora, figli, ascoltatemi e non allontanatevi dalle parole della mia bocca. Tieni lontano da lei il tuo cammino e non avvicinarti alla porta della sua casa, per non mettere in balìa di altri il tuo onore e i tuoi anni alla mercé di un uomo crudele, perché non si sazino dei tuoi beni gli estranei, e le tue fatiche non finiscano in casa di uno sconosciuto e tu non debba gemere alla fine, quando deperiranno il tuo corpo e la tua carne, e tu debba dire: «Perché mai ho odiato l’istruzione e il mio cuore ha disprezzato la correzione? Non ho ascoltato la voce dei miei maestri, non ho prestato orecchio a chi m’istruiva».
VANGELO Mt 5, 27-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna».
La benedizione della promessa
Il tema dell’alleanza è uno dei punti fondamentali di riflessione di tutto il Primo Testamento. Questo è il primo testo della Genesi intesa in senso storico nel quale si cita l’alleanza come legame tra Dio e un uomo: Abramo.
In primo piano è posta l’integrità di Abramo: “Cammina avanti a me e sii integro”. Abramo, prima ancora che essere un credente, è un uomo. Un uomo nel vero senso della parola, un uomo ricco di umanità, pronto a vivere con tutta la ricchezza della sua persona, quello che il Signore ha riservato a lui di vivere. Potremmo anche dire che Abramo viene scelto come il padre di ogni credente, come il primo uomo che cammina udendo la voce di Dio, proprio per questa sua caratteristica: è un uomo “fatto e finito”, è un uomo integro, è un uomo pieno di valori, è una persona completa. Con questo particolare della narrazione, il libro della Genesi ci sta dicendo che un vero credente, prima di essere tale, deve avere una ricca umanità.
Un secondo spunto fondamentale di riflessione viene dalla sottolineatura costante nella storia di Abramo del suo dialogo con Dio. Abramo è l’uomo che parla con Dio, l’uomo che si confronta con Lui, l’uomo che dedica spazio alla contemplazione, alla preghiera. La benedizione di Abramo nasce non tanto da quello che sa fare, ma da questa capacità di essere in perenne dialogo con Dio che lo guida nelle realtà più difficili della storia. La sua storia come quella del popolo di Israele che con lui nasce. La benedizione della fede diventa un punto di riferimento sicuro nel suo cammino.
In terzo luogo, il testo mette in chiaro il contenuto della promessa. Ad Abramo, che a questo punto della storia non ha ancora alcuna discendenza, viene promesso di essere padre di popoli. Una promessa che noi vediamo mantenuta, alla luce della storia. Sia il popolo arabico che quello israeliano, spiritualmente, si riferiscono ad Abramo. Egli è davvero padre di popoli. Ma nella storia della sua vita Abramo non ha visto nulla di tutto questo. Ha visto la nascita di due figli, come sappiamo e come vedremo nei prossimi giorni. Il figlio di Agar, della schiava, Israele, e il figlio della promessa vera e propria, il figlio della moglie, Isacco. Molto poco, eppure segno sufficiente per Abramo. Segno sufficiente per rinnovare la fiducia in Dio, segno sufficiente per andare avanti nel proprio cammino, segno sufficiente per continuare a sperare. La preghiera è una benedizione perché realizza tutte queste cose. Infine, come ultimo spunto di meditazione, vorrei che tutti riflettessimo sul legame tra il popolo di Dio e la sua terra. Cosa di grandissima attualità, perché vediamo quanto, ancora oggi, Israele sia attaccato a una terra che è sempre promessa, che è sempre benedetta, che è sempre santa. Anche se non tutti abitano quella terra. Abramo, del resto, non possederà mai quella terra, se non nominalmente. L’unico vero lembo di terra che Abramo avrà come “sua proprietà” sarà la tomba di sua moglie. Noi fatichiamo moltissimo a capire questo legame, perché viviamo in tutt’altro modo e, anche rispetto alla terra di origine, viviamo altre sensibilità. La terra che diventa veramente promessa, nella fede, è però l’eternità. Un cristiano si sente sempre pellegrino nel tempo, perché si sente destinato a quella comunione con Dio che, appunto, chiamiamo eternità.
L’importanza di una benedizione – invito alla riflessione
Vorrei che tutti dedicassimo il primo momento di meditazione di oggi, proprio a riflettere sulla nostra umanità. Che tipo di umanità abbiamo? Credo che il richiamo ad avere un’umanità ricca e forte, sia essenziale anche per noi. Se non si è veramente uomini, ci ha detto la Scrittura, non si può nemmeno essere credenti. Uomini integri, ovvero solidali con gli altri, capaci di vivere la vita come cammino interessandosi degli altri, del mondo, del povero, del bisognoso. Uomini ricchi di emozioni, ovvero capaci di provare sentimenti, anche forti, guidati non dall’istinto, ma da una sana capacità di discernimento. Uomini capaci di dare un senso alle cose, di impostare la vita su valori seri, autentici, condivisibili. Un’umanità ricca è sinonimo anche di un possibile cammino di fede altrettanto ricco.
Vorrei anche riprendere il secondo spunto di meditazione applicandolo a noi. Settimana scorsa abbiamo detto che la preghiera è una benedizione per la vita, un balsamo per l’esistenza. Certo dovremmo tenere a mente questa verità non solo in questi giorni di Quaresima, nei quali tutti noi viviamo con maggiore attenzione e probabilmente con maggior forza la nostra preghiera. In tutti i diversi periodi della nostra vita noi dovremmo tenere sempre in grandissima considerazione la forza della preghiera, la forza che nasce dal dialogo interiore con Dio, la forza che viene dalla sua luce. Abramo lavorava, viaggiava, si interessava della sua famiglia, della sua tribù, degli altri in generale, non anteponendo nulla alla preghiera. Abramo parlava con Dio perché aveva a cuore che ogni sua giornata non passasse mai senza il confronto con Lui. Senza il confronto con Dio, infatti, molte cose diventano peso, pura responsabilità, difficoltà dell’esistenza. Quando la luce di Dio ci illumina, invece, tutto può diventare occasione di benedizione e di dono.
Anche il terzo spunto è ricco di meditazioni per noi. Cosa intendiamo noi parlando di promessa? Forse desidereremmo tutti delle cose da Dio. Forse ci sono alcune cose della nostra vita che sembravano o che sono state molto promettenti e, in esse, abbiamo visto la mano di Dio. Forse, come Abramo, di tutto quello che speravamo in altro tempo della nostra vita, non si è realizzato niente, ma, forse, si è realizzato altro. Credo che tutti abbiamo molti motivi e differenti modalità per capire che Dio è fedele e permette alla nostra vita di diventare promessa, di essere benedizione, di diventare alleanza. Così che, anche noi, oggi, possiamo cercare di interpretare e di vivere la nostra esistenza come benedizione e come promessa.
Infine, da ultimo, vorrei che, proprio in questo tempo di Quaresima, tutti ci interrogassimo sul nostro desiderio di eternità e sul nostro sentirci in cammino verso questa meta. Meta che rimane sempre oltre, come per Abramo. Meta che rimane sempre velata, come per Abramo rispetto alla promessa. Sostiamo sul tema dell’eternità e cerchiamo di capire che Quaresima è il tempo che ci richiama, più da vicino, a quell’eternità beata che sarà oggetto della contemplazione celeste.
Per noi e per il nostro cammino
- Che tipo di umanità vivo? Che ricchezza sa esprimere la mia umanità?
- Curo particolarmente la mia preghiera in Quaresima? Fuori da questo tempo forte, cosa ne è della mia preghiera?
- In che senso la mia vita è benedizione? In che senso è promessa?
- Quaresima diventa occasione per pensare all’eternità?