Venerdì 26 agosto

Settimana della 11 domenica dopo Pentecoste – venerdì 

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA 2Cr 36, 5-12. 17
Lettura del secondo libro delle Cronache

In quei giorni. Quando divenne re, Ioiakìm aveva venticinque anni; regnò undici anni a Gerusalemme. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, suo Dio. Contro di lui salì Nabucodònosor, re di Babilonia, che lo legò con catene di bronzo per deportarlo a Babilonia. Nabucodònosor portò a Babilonia parte degli oggetti del tempio del Signore, che depose a Babilonia nella sua reggia. Le altre gesta di Ioiakìm, gli abomini da lui commessi e ciò che risulta a suo carico, sono descritti nel libro dei re d’Israele e di Giuda. Al suo posto divenne re suo figlio Ioiachìn. Quando divenne re, Ioiachìn aveva diciotto anni; regnò tre mesi e dieci giorni a Gerusalemme. Fece ciò che è male agli occhi del Signore. All’inizio del nuovo anno il re Nabucodònosor mandò a prenderlo per deportarlo a Babilonia con gli oggetti più preziosi del tempio del Signore. Egli nominò re su Giuda e Gerusalemme suo fratello Sedecìa. Quando divenne re, Sedecìa aveva ventun anni; regnò undici anni a Gerusalemme. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, suo Dio. Non si umiliò davanti al profeta Geremia, che gli parlava in nome del Signore. Allora il Signore fece salire contro di loro il re dei Caldei, che uccise di spada i loro uomini migliori nel santuario, senza pietà per i giovani, per le fanciulle, per i vecchi e i decrepiti. Il Signore consegnò ogni cosa nelle sue mani.

SALMO Sal 78 (79)

Salvaci, Signore, per la gloria del tuo nome.

O Dio, nella tua eredità sono entrate le genti:
hanno profanato il tuo santo tempio,
hanno ridotto Gerusalemme in macerie.
Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi
in pasto agli uccelli del cielo,
la carne dei tuoi fedeli agli animali selvatici. R

Hanno versato il loro sangue come acqua
intorno a Gerusalemme e nessuno seppelliva.
Siamo divenuti il disprezzo dei nostri vicini,
lo scherno e la derisione di chi ci sta intorno. R

Fino a quando sarai adirato, Signore: per sempre?
Arderà come fuoco la tua gelosia?
Non imputare a noi le colpe dei nostri antenati:
presto ci venga incontro la tua misericordia,
perché siamo così poveri! R

Aiutaci, o Dio, nostra salvezza,
per la gloria del tuo nome;
liberaci e perdona i nostri peccati
a motivo del tuo nome. R

VANGELO Lc 12, 22-26
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Per questo io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non séminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Quanto più degli uccelli valete voi! Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? Se non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto?».

Cronache

Dalle stelle alle stalle! Se ricordate la pagina delle Cronache di ieri, ricorderete che essa ci ha descritto la Pasqua di Ezechia, solenne come non mai. Invece ora ecco il risvolto della medaglia. Appena dopo di lui continuò una serie di giovani, incapaci di governare ma, soprattutto, ragazzi senza fede. Ed è questo il cuore della narrazione. L’autore sacro ha voluto dirci che, in assenza di fede, non va bene niente. Così si persero le conquiste fatte precedentemente, si persero anche tutte le realtà sacre e belle di Israele. Non ci fu nessuna attenzione, da parte degli invasori, né per i fanciulli, né per i giovani, né per i vecchi e nemmeno per i decrepiti. Cioè non ci fu nessuna attenzione per le categorie fragili, come noi siamo abituati a chiamarle. Tutti morirono senza poter fare nulla. Sciagura tragica. Tragedia annunciata. Quando si è lontani da Dio, non c’è mai niente di buono. Come non c’è niente di buono nel cuore di un invasore crudele, che pensa al suo tornaconto, al suo regno, ai suoi tesori, alla sua tranquillità personale e alle sue preoccupazioni, senza tenere in nessun conto la vita degli altri.

Vangelo

Il Vangelo insisteva sulla logica opposta, su quell’arricchirsi davanti a Dio che diventa occasione per convertirsi. Gesù dice chiaramente qual è la logica del regno di Dio. È la logica di chi non si preoccupa. Il che non significa non darsi da fare. Il discepolo del Signore sa bene che per la vita bisogna darsi da fare, sa bene che è nella logica della creazione mettersi al lavoro, custodire, trasformare, operare per creare un bene sempre accresciuto per tutti. Il discepolo del Signore fa tutto questo con passione, ma senza preoccuparsi.

Il discepolo del Signore sa questo perché contempla. Egli, pur nelle molte cose da fare, non si perde d’animo, non si limita a sopravvivere. Egli contempla ciò che Dio gli offre e, proprio per questa contemplazione, affronta le cose delle giornate con animo diverso, con spirito rinnovato, con cuore sereno. Il discepolo del Signore non sta ripiegato su sé stesso, ma tutto rimette nelle mani di Dio, sapendo bene che tutto da lui viene e tutto a lui torna.

Il discepolo del Signore sa anche che i suoi giorni sono fissati, come dice per altro anche il salmo e, per questo, non si danna l’anima per aggiungere un’ora sola alla sua vita. Sapendo che egli non potrà fare nulla, accetta i giorni che gli vengono donati, li vive come una benedizione, accetta che tutto possa essere visto nella logica che conduce a Dio.

Questa è la logica che fa la differenza tra chi non ha fede e chi, invece, ha e vive questo dono.

Per noi

La domanda che si impone da sé è una sola:

  • Noi con quale logica viviamo?

Credo che ci sia una bella differenza non solo nella logica intesa in senso intellettuale, ma nel risvolto pratico che essa porta con sé. La logica del discepolo del Signore è difficile, dobbiamo dirlo. Chi di noi non si preoccupa? Chi di noi, tra le mille cose da fare e da rincorrere sempre, sa tenere lo sguardo alto, aperto, su Dio, sulla fede, sulle cose del regno? Chi di noi non vorrebbe vivere il più a lungo possibile senza dare fastidio agli altri e senza diventare un peso per chi si ama? Se facciamo un primo esame della nostra coscienza, nemmeno più approfondito di tanto, ci viene subito alla mente, con chiarezza, che noi andiamo nella logica opposta a quella di un uomo di fede.

Credo sia giusto, allora, fare un esercizio diverso, oggi. Partendo dal fatto che tutti viviamo questa logica e che ci è molto difficile vivere altre logiche, proviamo a chiederci perché non vivere la logica della fede. Proviamo a domandarci perché non metterci dalla parte di chi si domanda cosa ci impedisce di accettare che la logica del Vangelo sia quella giusta. Proviamo a tirare fuori ciò che abbiamo dentro e che ci porta lontano dalla logica evangelica. Credo che questo esercizio potrà aiutare a fermarci, a riflettere e a farci capire che, se non impariamo a pensare come il Signore, anche se frequentanti chiese e sacramenti, di fatto, siamo lontani da Dio.

Ecco la grazia da chiedere in questo giorno di vita che ci viene donato.

2022-08-20T09:07:49+02:00