Domenica 26 settembre

Settimana della 4 domenica dopo il martirio – Domenica

Per introdurci

  • Come viviamo l’Eucarestia?
  • Sappiamo che essa è veramente la presenza reale di Cristo tra noi?

Questa domenica ha un centro focale: la presenza di Cristo nel Sacramento che ci viene proposta nelle tre scritture che la chiesa ci rivolge.

1 Re

1Re 19, 4-8
Lettura del primo libro dei Re

In quei giorni. Elia s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.

Corinzi

1Cor 11, 23-26
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Vangelo

Gv 6, 41-51
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. I Giudei si misero a mormorare contro il Signore Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Re

Desideroso di morire disse: ora basta Signore! Prendi la mia vita perché io non sono migliore dei miei padri”. Parole di un uomo stanco. Parole di un uomo sfiduciato. Nulla sarebbe, se non fosse che a dirle è un profeta. E non un profeta qualsiasi: Elia! Il più grande dei profeti, colui che ha vissuto il ministero di profeta nella forma massima in Israele, l’uomo ritenuto di fede per eccellenza, quello che apparirà anche allo stesso Signore Gesù, come sappiamo bene dal racconto della trasfigurazione. Possibile che sia proprio lui a dire queste parole? Possibile che sia un uomo granitico a dire queste cose? Ebbene sì! È proprio lui. Elia dice queste parole in un momento difficile della sua vita e del suo ministero. Vede che nessuno ha più fede; nessun profeta è più sulla faccia della terra se non lui; tutti hanno abbandonato il Signore, tutto il popolo preferisce degli idoli, preferisce qualsiasi altra cosa pur che non sia Dio. Elia ne soffre terribilmente, ha tentato ogni via e, per questo, è anche entrato in rotta di collisione con il re di Israele e con la regina. Elia è costretto a fuggire. È solo, nessuno lo segue, è braccato. Ecco perché deve nascondersi. In questo momento, nel momento in cui vede che è il solo a considerare la fede come una realtà importante, Elia dice queste parole. Preferirebbe che gli venisse tolta la vita, piuttosto che rimanere da solo! Preferirebbe di gran lunga morire, piuttosto che vedere i diritti di Dio calpestati in modo empio. Preferirebbe qualsiasi cosa, pur di non dover sopportare l’abbandono della fede degli altri. Ma Dio non lascia solo il suo profeta. Lo raggiunge, se ne prende cura, lo solleva, gli ridona forza. Come? Con una visione che lo invita e lo introduce ad un banchetto: Elia, che si trova in un deserto, viene svegliato dal sonno nel quale si rinchiude attendendo la morte e subito vede accanto a sé pane e acqua. È evidente il riferimento all’Eucarestia, sostegno del cammino di chi si fida di Dio. È sorprendente e miracoloso il risultato: “con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti, fino al monte di Dio, l’Oreb”. La forza misteriosa di quel cibo lo porta nella casa di Dio, lo conduce nel luogo nel quale Dio si mostra ai poveri. È questo un insegnamento dolcissimo. L’Eucarestia cibo per chi si affatica nelle cose della vita; l’Eucarestia sostegno del cammino dei poveri.

Vangelo

Con questa introduzione scopriamo le parole del Vangelo. Gesù sta predicando, sta mostrando il mistero della sua persona e il mistero della sua venuta, il mistero della sua missione. È di fronte a persone che conoscono bene il messaggio di Elia, è di fronte a persone che conoscono bene le pagine del primo testamento. Ecco perché fa riferimento proprio all’immagine del pane. Gesù dice: “io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno. Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Sono parole pregnanti. Anzitutto perché Gesù dice di essere pane vivo. Egli prende l’immagine del pane del primo testamento, quell’immagine che aveva un apice: la manna. Il ricordo ai fatti dell’Esodo è comprensibile per tutti. Questa immagine lascia poi spazio ad un ulteriore riferimento che porta direttamente alla Pasqua del Signore: la sua carne è quel pane vivo che discende dal cielo. Il rimando è all’ultima cena, a quell’ultima occasione di festa e convivialità di Gesù con i suoi discepoli che diventa occasione per identificare sé stesso con il pane spezzato e con il vino, il suo sangue sparso per la vita del mondo. Non solamente questo rimando al futuro, ma anche l’interpretazione spirituale dell’evento. Quel pane donato, quel vino versato saranno la Vita per il mondo. La Vita, cioè quello a cui la vita dell’Uomo potrà riferirsi, ciò a cui potrà aggrapparsi, perché l’esperienza di stanchezza, di desolazione, di fatica, possa essere sanata. Questo è l’Eucarestia.

Corinzi

Anche San Paolo ci fa riflettere sul medesimo tema. Da un altro punto di vista. L’Eucarestia è una realtà che si può solo ricevere. È quel dono che si riceve all’interno di una comunità, esattamente come i discepoli l’hanno ricevuto all’interno di una comunità: quella del collegio apostolico alla presenza del Signore Gesù. È una “traditio”, una consegna di generazione in generazione. Come, di per sé, è della fede stessa e non solo della Santa Eucarestia. Tutta la fede è un dono che viene tramandato da chi ha già questo dono a chi desidera averlo. Paolo ci dice che il compito della Chiesa non è altro che questo. C’è una catena ininterrotta che porta fino agli apostoli, che porta fino al collegio di quegli uomini scelti dal Signore e da loro, ininterrottamente, per tutti i secoli della storia fino a noi. Così anche noi abbiamo il compito di trasmettere questa fede e di donare il “deposito” della fede, che trova il suo apice nella Santa Eucarestia, a chi viene dopo di noi. È solo testimoniando il valore, la potenza, l’amore per l’Eucarestia che si può trasmettere questo valore a chi viene dopo di noi, ed è solo in questa fede che noi possiamo trovare quella forza che ci è assolutamente necessaria per vivere bene i nostri giorni, sorretti dalla presenza stessa di Cristo.

Così, ci dice ancora l’Apostolo, il credente vive la propria vita come un’attesa. L’attesa del ritorno glorioso del Signore, l’attesa di essere introdotto alla sua presenza, l’attesa di essere tra coloro che gusteranno in eterno di quel cibo che è Cristo stesso. È il segreto della vita del cristiano, quel segreto, se vogliamo, già espresso nell’immagine della prima lettura: ogni credente è in cammino fino quando raggiunge il suo Oreb, il suo monte della presenza di Dio.

Per noi

Forse anche noi siamo un po’ come Elia. Forse anche noi siamo un po’ stanchi, un po’ sfiduciati. Lo sento. Ciascuno ha i suoi motivi. C’è chi è stanco e sfiduciato per le cose della vita, per la situazione presente, per quello che ha vissuto nel recente passato. O c’è qualche anima nobile che soffre perché non si crede più, perché si vede il deserto attorno a noi, perché nessuno, in fondo, ha più a cuore il mistero di Dio, o solo una parte infinitesimale della popolazione. C’è chi soffre nel vedere i diritti di Dio calpestati, c’è chi soffre davvero nel vedere anime che vagano lontane da Dio. Di che cosa ha bisogno chi è stanco, chi è sfiduciato, chi è solo, chi non sente che il peso della vita? Della presenza di Cristo, che è la santa Eucarestia. Anche noi, siamo qui per riconoscerlo, abbiamo bisogno di questo.

Forse anche noi abbiamo un po’ smarrito il senso dell’eternità, abbiamo soppresso il senso di attesa, che, invece, il cristiano dovrebbe sempre avere. Come risvegliare il senso della vita eterna? Come risvegliare, in noi, l’amore per le cose di Dio? Solo cibandoci dell’Eucarestia, solo vivendo, da poveri, quell’invito pressante al banchetto di Dio che è l’incontro con la presenza reale del Cristo.

Forse anche noi siamo alle prese con le difficoltà del trasmettere ad altri il valore della Santa Eucarestia. Forse anche noi, che abbiamo ricevuto il dono della fede e della partecipazione alla vita della Chiesa, facciamo fatica a trasferire il medesimo valore ad altri. Forse, dobbiamo proprio dirlo, abbiamo più bisogno di riferirci al sacramento che è il sostegno dei poveri, non il premio dei giusti, come dice papa Francesco.

Ci sono alcune cose che si possono spiegare fino a quando vogliamo, ma che non capiremo mai, se non vivendole. Voi tutti vivete la Santa Eucarestia, siete qui per questo. Molti di voi hanno anche una frequenza alla comunione eucaristica, che è il gesto che corona questa stessa celebrazione. Richiamo tutti coloro che possono a vivere questo gesto. Premettendo sempre la confessione, per il rispetto che dobbiamo ad una realtà che non dipende da noi e che non possiamo manipolare. A tutti, proprio a tutti, propongo di vivere di più la S. Messa. Perché non prenderci a cuore l’impegno di partecipare ad una santa Messa infrasettimanale. Provateci! Vedrete che effetto ha sulla vita della vostra anima. Vedrete l’effetto che introdurrà nella vostra vita e nei vostri giorni. Imparate, poi, a pregare davanti all’Eucarestia. Riscoprire il senso di una visita in chiesa o meglio cercate quelle ore di adorazione che è possibile vivere anche nella nostra parrocchia. Credo che solo stando davanti al Signore, in silenzio, sarà possibile scoprire il segreto di quella forza che viene a ciascuno di noi.

Infine, invitiamo alla S. Messa. Portiamo l’invito del banchetto a coloro che ne hanno più bisogno. A coloro che sono più lontani, a coloro che si sentono soli. A coloro che non hanno più nessuna esperienza di Dio. Portiamo l’invito. Il resto lo farà l’Eucarestia. Perché, se ci crediamo, Cristo “è il pane vivo disceso dal cielo per la vita del mondo”.

2021-09-25T08:56:14+02:00