Lunedì della terza settimana dopo l’Epifania
Questa settimana ci vedrà impegnati per la festa di San Giulio, che, quest’anno, coincide anche con la festa della presentazione del Signore. Sarà un’occasione in più per pregare il santo nostro patrono. Liturgicamente continua la lettura del Siracide e il suo elogio degli uomini illustri accanto ad alcune pagine di San Marco sul vivo del ministero di Gesù
Siracide
Sir 44, 1. 23g 45, 1. 6-13
Lettura del libro del Siracide
Sir 44, 1; 47, 18-25
Lettura del libro del Siracide
Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Salomone, nel nome del Signore Dio, che è chiamato Dio d’Israele, hai accumulato l’oro come stagno, hai ammassato l’argento come piombo. Ma hai steso i tuoi fianchi accanto alle donne e ne fosti dominato nel tuo corpo. Hai macchiato la tua gloria e hai profanato la tua discendenza, così da attirare l’ira divina sui tuoi figli ed essere colpito per la tua stoltezza. Perciò fu diviso in due il tuo dominio e da Èfraim ebbe inizio un regno ribelle. Ma il Signore non ha rinnegato la sua misericordia, non ha lasciato cadere nessuna delle sue parole.
Non ha fatto perire la posterità del suo eletto e non ha distrutto la stirpe di colui che lo aveva amato. Egli concesse un resto a Giacobbe e a Davide un germoglio nato da lui. Salomone andò a riposare con i suoi padri e dopo di sé lasciò un discendente, stoltezza del popolo e privo di senno, Roboamo, che si alienò il popolo con le sue decisioni, e Geroboamo, figlio di Nabat, che indusse Israele a peccare e aprì a Èfraim la via del peccato. Le loro colpe si moltiplicarono tanto da farli esiliare dal proprio paese. Essi commisero ogni genere di malvagità, finché non giunse su di loro la vendetta.
L’elogio degli uomini illustri ci porta, oggi, l’esempio di Salomone. Il figlio di Davide, che sedette sul suo trono dopo il grande regno del padre, inaugurò un regno sapiente. La prima parte del suo regno fu dominata dalla costruzione del grande tempio di Gerusalemme, ecco perché veniva ricordata la capacità di Salomone di accumulare tutto ciò che occorse per un impegno così grande. Eppure il ricordo di un re così grande e sapiente è offuscato dal suo finale. Salomone si invaghì di numerose donne straniere, le quali portarono a corte, e, quindi, in tutto il popolo di Israele, i loro dei. Fu questo l’inizio di un periodo di fede molto oscuro per tutto il popolo di Dio, che portò alla divisione del regno e alla sua fine. Il Siracide rilegge questa pagina come un momento triste della storia del suo popolo dovuto e legato alla mancanza di fede degli uomini. Allontanandosi da Dio, si perde quell’amore per la verità che mantiene uniti, si perde quel desiderio di bene che spinge ad opere grandi in favore di tutti, si perde quella ricerca del bene comune che rende grande una nazione. Il Siracide rilegge, nell’allontanarsi progressivo del popolo di Israele dalla fede, la causa della sua fine. È una lettura che provoca anche ciascuno di noi e che ci chiede di riflettere bene sulla capacità di sentirci attratti dalle cose di Dio per rendere grandi le cose degli uomini. La lettura ci dice, infatti, che senza Dio non c’è alcun bene. Ed è questa una verità sulla quale tutti noi dovremo riflettere a lungo.
Vangelo
Mc 4, 10b. 24-25
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva a quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».
Su questo tema ci fa riflettere il Vangelo. Gesù chiede di mettere attenzione all’ascolto della sua Parola di fede, perché: “a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha!”. Parole molto forti che dicono che è solo il radicarsi in Dio che permette di vedere il nascere di tutti quei frutti di bene che l’uomo si aspetta. Più il cuore dell’uomo si allontana da Dio e più l’uomo perde anche tutto quello che crede di avere, tutto quello che crede di avere costruito, tutto quello che crede di possedere. Parole forti che indicano come il cuore dell’uomo è fatto per Dio e per possedere tutto in Dio, lontano dal quale non c’è alcun bene.
Per Noi
Credo proprio che la riflessione valga proprio per noi. Anche noi, infatti, come ai tempi di Salomone, o come in altri tempi della storia, cerchiamo di costruire la felicità, la stabilità dell’uomo su una serie di indicatori che sono lontani dai fondamenti della fede. Lo vediamo bene. Anche nella nostra società facciamo sempre più fatica ad approfondire quei valori che sono la base della fede cristiana e che, al tempo stesso, sono i valori base della nostra cultura e della nostra civiltà. Allontanandoci da essi, ed è sotto i nostri occhi, non stiamo costruendo ciò che è bene per l’uomo. Lontano dalla Verità che è Dio, infatti, non possono che sorgere gli interessi personali, o, al massimo, quelli limitati ad una categoria di uomini. Le scritture ci dicono di reagire a questa mentalità e di cercare, nelle radici della nostra fede, quei valori che permettono una vera promozione della persona umana.
Il compito dei credenti è quello di recuperare, di vivere, di proporre i valori del Vangelo e di reagire a quella deriva della cultura che cerca altro.
- Sono capace di fare questo sforzo?
San Giulio, evangelizzatore di questa regione, fondatore, secondo la tradizione, delle 100 chiese di questa zona a lui poi dedicate, non ha fatto altro che questo: annunciare il Vangelo, suscitare la fede e, per questo, promuovere la dignità umana. Imitiamo il nostro patrono: ritroveremo le radici della nostra umanità.