Settimana della prima domenica di Quaresima – Sabato
Deuteronomio
Dt 24, 17-22
Lettura del libro del Deuteronomio
In quei giorni. Mosè disse: «Ascolta Israele. Non lederai il diritto dello straniero e dell’orfano e non prenderai in pegno la veste della vedova. Ricòrdati che sei stato schiavo in Egitto e che di là ti ha liberato il Signore, tuo Dio; perciò ti comando di fare questo. Quando, facendo la mietitura nel tuo campo, vi avrai dimenticato qualche mannello, non tornerai indietro a prenderlo. Sarà per il forestiero, per l’orfano e per la vedova, perché il Signore, tuo Dio, ti benedica in ogni lavoro delle tue mani. Quando bacchierai i tuoi ulivi, non tornare a ripassare i rami. Sarà per il forestiero, per l’orfano e per la vedova. Quando vendemmierai la tua vigna, non tornerai indietro a racimolare. Sarà per il forestiero, per l’orfano e per la vedova. Ricòrdati che sei stato schiavo nella terra d’Egitto; perciò ti comando di fare questo».
Il Sabato, come forse già sappiamo, ha un ordinamento del tutto particolare nella Quaresima ambrosiana. Da settimana prossima e fino al sabato “in traditione symboli” le Scritture ci permetteranno di rivivere una catechesi battesimale, come all’epoca di Sant’Ambrogio. Questo primo sabato di Quaresima, invece, intende ancora essere una pedagogia generale sul percorso di Quaresima e sull’ascesi che occorre vivere.
A dirlo è anzitutto questa pagina del Deuteronomio che fa comprendere il valore della vicinanza all’altro, specialmente a chi è nel bisogno. Forestieri, orfani e vedove sono le categorie che avevano più difficoltà a trovare sostegno nell’Israele antico. Ecco il perché di questa raccomandazione che l’autore sacro fa a noi e a tutti gli uomini di fede. Chi vuole vivere un itinerario di fede sappia che non deve dimenticarsi del povero, del debole, dell’indifeso.
Vangelo
Mt 12, 1-8
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
Il Vangelo ci spiegava il perché di tutto questo. Chi loda il Signore, chi adora il Signore, chi comprende, per dirla con i termini della predicazione del Signore, il vero senso del Sabato, vive la libertà in maniera tale che ci sia un rispetto non formale di Dio. Rispetto che cura sempre il rapporto con il Padre, illuminando poi anche il rapporto con gli altri uomini. Gesù non propone di sovvertire le tradizioni e più volte si schiera per un rispetto della legge di Mosè, ricordando, però, che il rispetto per la legge non è il legalismo di chi vive norme minuziose, ma l’amore con cui uno si rapporta a Dio e, per questo, opera scelte di vita che vadano in questa direzione.
Romani
Rm 14, 1-9
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, accogliete chi è debole nella fede, senza discuterne le opinioni. Uno crede di poter mangiare di tutto; l’altro, che invece è debole, mangia solo legumi. Colui che mangia, non disprezzi chi non mangia; colui che non mangia, non giudichi chi mangia: infatti Dio ha accolto anche lui. Chi sei tu, che giudichi un servo che non è tuo? Stia in piedi o cada, ciò riguarda il suo padrone. Ma starà in piedi, perché il Signore ha il potere di tenerlo in piedi. C’è chi distingue giorno da giorno, chi invece li giudica tutti uguali; ciascuno però sia fermo nella propria convinzione. Chi si preoccupa dei giorni, lo fa per il Signore; chi mangia di tutto, mangia per il Signore, dal momento che rende grazie a Dio; chi non mangia di tutto, non mangia per il Signore e rende grazie a Dio. Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.
È San Paolo che coglie il valore spirituale di questa tradizione di fede per il credente cristiano. Il cristiano, qualsiasi cosa faccia, la fa “per il Signore”. San Paolo è conscio che la vita degli uomini è fatta di molte cose. Paolo non si fa problema per le molte cose da fare, piuttosto ragiona in base alla sua fede e comprende che il vero segreto di tutto, è fare le cose per il Signore. Quando uno fa qualsiasi cosa per il Signore la fa gratuitamente, e non per ricompense o premi. Quando uno agisce “per il Signore”, si ricorda di chi è meno fortunato, di chi ha più problemi, di chi è rimasto indietro rispetto alle cose della vita, di chi è nella povertà. Quando uno fa le cose “per il Signore”, dedica a Dio il peso delle cose, la stanchezza che deriva dal fare molte opere, e trova riposo in Dio, in quel Dio di cui siamo immagine e somiglianza e al quale riferiamo le cose della vita. Quando tutto è fatto “per il Signore”, tutto trova il suo senso. Anche il digiuno, anche l’ascesi, anche la penitenza che abbiamo cercato di vivere questa settimana, mettendo mano al nostro modo di interpretare la vita per essere uomini e donne che sanno trovare, nel digiuno e nell’ascesi, un aiuto per il proprio cammino spirituale.
Il valore di ogni cosa, ci dice San Paolo, non sta tanto nella cosa in sé, ma nel riferire ogni cosa a Dio. È questo il “modus operandi” del cristiano che, attento alle realtà della fede, vive ed opera nel mondo come vero figlio di Dio.
Esercizio per la revisione di vita quaresimale
- Per “chi” o per “che cosa” opero su molti differenti fronti?
- So riferire tutto a Dio, origine di ogni cosa e causa della mia santità?
- Questa settimana la pratica del digiuno che abbiamo proposto, ha trovato “nel fare tutto per il Signore” la sua origine e il suo scopo?
Per la revisione della settimana
Abbiamo trascorso la prima settimana di Quaresima. Sono stati certamente molti gli impegni che abbiamo cercato di prendere per vivere bene, con senso di slancio, questi primi giorni dedicati alla conversione e alla riconciliazione con Dio.
Il “valore del digiuno” è stato il filo conduttore di questi primi giorni di conversione e di cammino verso la Pasqua del Signore. Mettere mano alla nostra coscienza e incominciare un’opera di digiuno non è mai facile. Tanto meno quando avvertiamo il peso, la difficoltà di un cammino che richiede molto, perché è intenso.
Credo che sia giusto fare il nostro esame di coscienza settimanale:
- Che digiuno ho scelto?
- Come l’ho vissuto?
- Quale difficoltà ho trovato in questa pratica?
- Il digiuno che ho scelto mi ha aiutato a liberare tempo per Dio? Come ho incentivato la mia preghiera?
- Il digiuno che ho scelto mi ha aiutato a liberare tempo per i poveri? Quale opera di carità, di vicinanza, di prossimità, di impegno ho vissuto?
- Questa prima settimana di Quaresima che immagine mi permette di ritrarre di me stesso? La Quaresima è per me un’opportunità per incrementare il mio cammino di fede o sono sempre ancorato alle solite cose?
- Come concludo la settimana e come entro nella seconda settimana di questo tempo benedetto?