Settimana di Pentecoste – Giovedì
Re
2Re 23, 1-3
Lettura del secondo libro dei Re
In quei giorni. Il re mandò a radunare presso di sé tutti gli anziani di Giuda e di Gerusalemme. Il re salì al tempio del Signore; erano con lui tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo, dal più piccolo al più grande. Lesse alla loro presenza tutte le parole del libro dell’alleanza, trovato nel tempio del Signore. Il re, in piedi presso la colonna, concluse l’alleanza davanti al Signore, per seguire il Signore e osservare i suoi comandi, le istruzioni e le leggi con tutto il cuore e con tutta l’anima, per attuare le parole dell’alleanza scritte in quel libro. Tutto il popolo aderì all’alleanza.
Vangelo
Lc 19, 41-48
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Quando fu vicino, alla vista della città, il Signore Gesù pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata». Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.
Vangelo
Anche oggi le due Scritture ci insegnano come vivere bene questa settimana dopo Pentecoste. Da un lato abbiamo il Signore e il suo insegnamento nel tempio. Insegnamento molto forte che connota, anzitutto, l’amore di Gesù per il tempio di Gerusalemme. Un amore unico, perché Gesù riconosce che il tempio è la casa del Padre suo, quello spazio concepito perché fosse luogo di silenzio, di preghiera, di adorazione, una casa per il popolo in quanto casa di Dio.
In questa casa non ci sono solamente coloro che hanno rovinato questo tempio, ma anche coloro che “pendono dalle labbra di Gesù” per ascoltare la sua voce, la sua rivelazione, la sua proposta di fede per incontrare Dio. È così forte l’amicizia di tutti costoro per Gesù che impone il rispetto agli oppositori stessi, i quali non possono certo pensare di arrestare Gesù mentre si trova ad insegnare nel tempio. Insorgerebbero contro di loro e la cosa diventerebbe troppo pericolosa.
Il tempio ha, dunque, questa duplice connotazione: da un lato è il luogo dove si ritrovano tutti coloro che vogliono benedire il nome di Dio e vogliono ascoltare la sua Parola, dall’altro il luogo dove coloro che vogliono trarre profitto personale tramano ingiustizie perfino nei confronti di Cristo stesso.
Re
Così come era stato anche nei tempi antichi di Israele. Il tempio aveva sempre avuto una valenza centrale per la vita di tutto il popolo di Dio. Nella lettura si parlava di Giosia, che, nel tempio, costituiva l’alleanza tra tutto il popolo e Dio stesso. Il tempio che era stato distrutto a causa del peccato e delle infedeltà del popolo e che, ora, era stato ricostruito, diventa il luogo di una nuova alleanza, il luogo nel quale ci si sofferma a considerare come senza alleanza con Dio non si va da nessuna parte. Il re Giosia vorrebbe portare il suo popolo a comprendere che, lontano dal Signore, non c’è alcuna forma di benessere, mentre quando si è vicini al Signore, quando regna la fede, tutti gli uomini “ci guadagnano”. Quando si è vicini al Signore, infatti, si cresce in umanità e quando si cresce in umanità i benefici sono evidenti per una società intera.
Per noi
Credo che noi potremmo dire la stessa cosa della Chiesa. Per un verso, infatti, la Chiesa è il luogo dove si ritrovano molte anime buone, che desiderano seriamente fare un cammino di fede e sanno dare lode a Dio, cercando il bene per tutti gli uomini come dono che discende dalla propria preghiera.
Per un altro verso anche noi vediamo come ci sono uomini che strumentalizzano la Chiesa per i propri fini, non cercano certo la lode di Dio ma solamente il proprio tornaconto e, spesso, cercano di costruire il proprio interesse sulle spalle degli altri e rovinando gli altri.
Anche noi abbiamo avuto uomini che ci hanno insegnato come da Dio venga ogni bene e abbiamo avuto tempi in cui, proprio per la ricerca comune della fede, tutti gli uomini sono cresciuti nella ricerca sincera del bene e l’umanità intera ha fatto molte conquiste.
Forse oggi, senza strumentalizzare il Vangelo, siamo un po’ più nel tempo del pianto. Mi sembra che manchino grandi uomini che sanno parlare al cuore dei loro contemporanei; mi sembra che manchino uomini che incitano a grandi imprese; mi sembra che tutti ci siamo un po’ assestati in una mediocrità che non sappiamo bene dove possa portare. Vediamo bene che il nostro tempo non è quello delle grandi imprese, come quelle che hanno permesso l’edificazione o la restaurazione del tempio nel quale hanno trovato luogo i molti fatti a cui la Parola di Dio fa continuo riferimento.
Non dobbiamo piangere su noi stessi quanto, piuttosto, lasciarci radunare ancora dal Signore, che, se noi glielo permettiamo, è davvero ancora in grado di parlare ai nostri cuori e di indicare anche a noi quella via di bene che apre gli orizzonti del pensiero e dilata i confini del cuore. In questa settimana, nella quale stiamo facendo continua memoria della Pentecoste che ha originato la Chiesa, chiediamo questo dono, per essere noi, nell’oggi della storia, Chiesa che sa aprire il cuore degli uomini e che sa parlare alla loro presenza. Il Signore ci conceda di operare tutto questo per il bene di tutta la santa Chiesa e di tutta la nostra società.