Domenica 27 giugno

Settimana della 5 domenica dopo Pentecoste – Domenica

Per introdurci

Cosa cerchiamo per la nostra vita? Dal momento che ogni uomo cerca qualcosa per i suoi giorni, noi cosa cerchiamo?

Questa quinta domenica del tempo dopo Pentecoste, che ci aiuta di nuovo a riflettere su Abramo, ci introduce in questa riflessione che è determinante per la nostra vita. In base a quello che noi cerchiamo e cercheremo, determineremo in un senso o nell’altro la nostra vita.

Genesi

Gen 17, 1b-16
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Io sono Dio l’Onnipotente: cammina davanti a me e sii integro. Porrò la mia alleanza tra me e te e ti renderò molto, molto numeroso». Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui: «Quanto a me, ecco, la mia alleanza è con te: diventerai padre di una moltitudine di nazioni. Non ti chiamerai più Abram, ma ti chiamerai Abramo, perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò. E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. La terra dove sei forestiero, tutta la terra di Canaan, la darò in possesso per sempre a te e alla tua discendenza dopo di te; sarò il loro Dio». Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione. Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra voi ogni maschio. Vi lascerete circoncidere la carne del vostro prepuzio e ciò sarà il segno dell’alleanza tra me e voi. Quando avrà otto giorni, sarà circonciso tra voi ogni maschio di generazione in generazione, sia quello nato in casa sia quello comprato con denaro da qualunque straniero che non sia della tua stirpe. Deve essere circonciso chi è nato in casa e chi viene comprato con denaro; così la mia alleanza sussisterà nella vostra carne come alleanza perenne. Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa la carne del prepuzio, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza». Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarài tua moglie, non la chiamerai più Sarài, ma Sara. Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni, e re di popoli nasceranno da lei».

Romani

Rm 4, 3-12
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, che cosa dice la Scrittura? «Abramo credette a Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia». A chi lavora, il salario non viene calcolato come dono, ma come debito; a chi invece non lavora, ma crede in Colui che giustifica l’empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia. Così anche Davide proclama beato l’uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere: «Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti; beato l’uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato!». Ora, questa beatitudine riguarda chi è circonciso o anche chi non è circonciso? Noi diciamo infatti che la fede fu accreditata ad Abramo come giustizia. Come dunque gli fu accreditata? Quando era circonciso o quando non lo era? Non dopo la circoncisione, ma prima. Infatti egli ricevette il segno della circoncisione come sigillo della giustizia, derivante dalla fede, già ottenuta quando non era ancora circonciso. In tal modo egli divenne padre di tutti i non circoncisi che credono, cosicché anche a loro venisse accreditata la giustizia ed egli fosse padre anche dei circoncisi, di quelli che non solo provengono dalla circoncisione ma camminano anche sulle orme della fede del nostro padre Abramo prima della sua circoncisione.

Vangelo

Gv 12, 35-50
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse alla folla: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce». Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose loro. Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: «Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?». Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: «Ha reso ciechi i loro occhi e duro il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca!». Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio. Gesù allora esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

Genesi

Ancora Abramo è al centro della prima lettura, ritratto, questa volta, in uno dei momenti più difficili della vita. Cosa cerca Abramo? Abramo, che ha lasciato la sua terra, che si è separato dallo zio e che già si è fidato della parola di Dio, cerca un erede, come fanno tutti gli uomini. Ciascuno vuole lasciare qualcuno dopo di sé che continui, in qualche modo, la vita. È qualcosa di profondamente radicato nel cuore dell’uomo, con diverse specificazioni, certamente, ma pur sempre presente nel cuore di tutti gli uomini. Abramo non fa eccezione. Sa di essere ormai nell’età della vecchiaia, sa di essere un uomo molto ricco e non vuole cedere la propria eredità ad estranei, ma ad un proprio discendente. È in questo momento che sente che la fede che lo anima, lo chiama a qualcosa di più. Ed ecco la proposta di Dio che interviene in modo misterioso ma reale nella sua vita: ad Abramo viene dato un segno di alleanza. Anzitutto il cambio del nome, che in italiano non si riesce a tradurre, ma che nella lingua ebraica ha davvero un allungamento, segno della discendenza che riceverà, unitamente a quel segno che è, da sempre, la gloria di Israele, il segno dell’appartenenza al popolo di Dio, a coloro che sono i discendenti di Abramo. Appartenenza che non è solo data da un segno esteriore, ma che deve essere sempre appartenenza del cuore. Il segno esteriore è un rafforzativo di ciò che uno ha nel cuore, è un ulteriore segno che rinfranca quello che uno prova e ciò che uno vuole vivere. Il segno dell’alleanza è ciò che abilita ad una preghiera più profonda e, soprattutto, ad una pratica della giustizia che non deve essere comune e che deve venire solamente da coloro che hanno a cuore l’alleanza con Dio. Abramo è chiamato a qualcosa di straordinario, che ancora non vede, per il quale si deve fidare e del quale il segno corporeo è rimando.

Romani

Potrebbe sembrare questo un fatto della vita di Abramo, bello, degno di essere conosciuto, ma estraneo a noi, se non fosse per le parole di San Paolo. Intanto San Paolo vede, nella figura di Abramo non solo il padre di Israele, ma il padre di ogni credente. Per aver atteso la parola di Dio, per aver portato avanti l’alleanza con Dio, egli è il prototipo di ogni credente. Non è un caso che a lui si ispirino tutte le anime dei principali monoteismi della storia: ebraismo, cristianesimo e islamismo vedono in Abramo un padre e lo venerano come figura a cui sempre riferirsi.

Non solo. Abramo è anche il padre di tutti coloro che vogliono vivere in alleanza con Dio, ovvero percependo la presenza di Dio come quella di un amico, di un sostegno, di un accompagnamento efficace di vita, per tutti i giorni della propria esistenza. Questo è il senso della lettera ai Romani, che è indirizzata ai cristiani. Come Abramo divenne l’alleato di Dio ed ottenne il segno della circoncisione come segno esteriore di questa appartenenza, così il cristiano, che è alleato di Dio grazie a quell’alleanza nuova che Cristo stesso ha stabilito nel suo sangue. Si capisce così perché non sia più il segno antico a parlare dell’alleanza tra l’uomo e Dio, ma il segno nuovo, il battesimo che, incorporando in Cristo, segna la nuova appartenenza al popolo di Dio, il popolo dei battezzati, il popolo formato da coloro che, in qualunque tempo e in qualsiasi condizione, avrebbero creduto alla Parola di Dio realizzandola nella propria vita. Il discorso è, quindi spirituale. Non l’alleanza con Abramo fu definitiva. Essa fu solo segno. Segno di quell’alleanza che Dio avrebbe realizzato in Cristo e che sarebbe stata aperta ad ogni uomo e non solo di discendenti di Israele. Un’alleanza universale che aiuta a comprendere come quell’universalità era già compresa nel segno dato ad Abramo nella prima alleanza.

Vangelo

Questa alleanza che è aperta a tutti, questa alleanza nella quale può entrare ogni uomo, è l’alleanza con Cristo, e può essere vissuta da coloro che non amano la propria gloria ma la gloria di Dio. Perché Abramo ha accettato quel dialogo con Dio che è il fondamento della sua fede? Perché Abramo ha iniziato quel percorso di vita che è l’inizio della fede di ogni uomo? Perché amava “la gloria di Dio più che la gloria degli uomini”. Ad Abramo non interessa diventare grande, arricchirsi per sé. Piuttosto è un uomo che vuole servire Dio. Lo fa in tutti i giorni della sua vita, anche se non vedrà mai realizzata pienamente quell’alleanza che gli era stata proposta. Gesù invita tutti ad assumere la medesima spiritualità, la spiritualità di chi non ama le cose della propria vita ma, attraverso ciò che capita nella propria esistenza, cerca la gloria di Dio. Gesù è molto preciso in proposito: può comprendere questo principio solo chi si lascia illuminare dalla sua parola. Chi, illuminato dalla Parola diviene figlio di Dio, comprende ciò che è proposto in Cristo a favore dell’alleanza nuova ed eterna. Chi non vive questa parola, rimane come uno che brancola nel buio, uno che cammina nelle tenebre, uno che, per forza, deve trovare qualche pilastro a cui aggrapparsi e lo troverà nelle cose della vita degli uomini, in quella ricerca di prestigio, potere, ricchezza, che coinvolge tutti coloro che nel cuore non hanno Dio. Chi aspira all’alleanza con Dio, aspira all’eternità e trova, in questa aspirazione all’eternità, la realizzazione piena della propria esistenza. Potremmo dire che Gesù insegna che, alla fine, la realizzazione della vita di un uomo non dipende da ciò che fa, ma da quanto aspira all’alleanza eterna, alla visione eterna, alla dimora eterna.

Per noi

Possiamo così tornare alla domanda iniziale: io a cosa aspiro per i miei giorni? Cosa cerco per la mia vita?

Certamente molte cose, ma dovremmo chiederci, in questa domenica estiva e come credenti, cosa vogliamo fare del dono della fede e dell’alleanza che è proposta a ciascuno di noi. Tutti noi, con il Battesimo, siamo diventati gli alleati di Dio, ma non sempre ce ne rendiamo conto e non sempre siamo in grado di collocarci all’interno di questa alleanza che è il cuore dell’esistenza di ogni uomo. Quali sono i segni del permanere nell’alleanza con Dio? Ci sono segni interiori e segni esteriori.

Il primo segno interiore è la preghiera. Se io voglio essere l’alleato di Dio, se voglio interpretare la mia vita come servizio a Dio, anzitutto ho bisogno di ricercare la presenza di Dio. Quella presenza che viene solo dall’unione spirituale con Lui. È l’intensità della preghiera che fa percepire l’intensità della relazione con Dio e, conseguentemente, l’intensità dell’alleanza con Lui.

Segni esteriori: la ricerca della giustizia, che significa una pluralità di cose. È giusto chi regola le proprie relazioni in modo tale che ciascuna di esse esprima il meglio di quello che è possibile fare e guidi ciascuno all’incontro con Dio. È giusto chi si rapporta agli altri cercando il bene di ciascuno prima ancora che il proprio interesse e il proprio tornaconto. È giustizia cercare di vivere il tempo appieno, mettendo a frutto i doni che uno ha ricevuto. È giustizia il cercare sempre di fare di quella relazione, il cuore dell’esistenza…

È questo il segno di chi cerca di vivere alla luce dell’alleanza con Dio tutta la vita. Per non rischiare, alla fine, di non trovarci con niente in mano. È questo il progetto di vita di chi cerca la gloria di Dio più che la propria gloria. Qualsiasi cosa un uomo, una donna facciano, farla alla luce di questa alleanza è ciò che fa la differenza nella vita.

2021-06-25T11:26:43+02:00