Domenica 27 settembre

5 Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

Liberi  per amare! Chissà quante volte, specie nell’adolescenza e nella giovinezza abbiamo riflettuto sul tema della libertà! Chissà quante altre volte nella vita ci siamo soffermati a riflettere su questo tema, talvolta con il sogno di chi pensa in grande, altre volte con la pesantezza di chi si sente oberato dalle cose, altre ancora con il rammarico per non avere fatto questa o quest’altra cosa. Ma il Vangelo cosa ci dice in proposito?

Vangelo

Mt 22, 34-40
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. I farisei, avendo udito che il Signore Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Galati

Gal 5, 1-14
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. Ecco, io, Paolo, vi dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. E dichiaro ancora una volta a chiunque si fa circoncidere che egli è obbligato ad osservare tutta quanta la Legge. Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella Legge; siete decaduti dalla grazia. Quanto a noi, per lo Spirito, in forza della fede, attendiamo fermamente la giustizia sperata. Perché in Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità. Correvate così bene! Chi vi ha tagliato la strada, voi che non obbedite più alla verità? Questa persuasione non viene sicuramente da colui che vi chiama! Un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta. Io sono fiducioso per voi, nel Signore, che non penserete diversamente; ma chi vi turba subirà la condanna, chiunque egli sia. Quanto a me, fratelli, se predico ancora la circoncisione, perché sono tuttora perseguitato? Infatti, sarebbe annullato lo scandalo della croce. Farebbero meglio a farsi mutilare quelli che vi gettano nello scompiglio! Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».

Deuteronomio

Dt 6, 4-12
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte. Quando il Signore, tuo Dio, ti avrà fatto entrare nella terra che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti, con città grandi e belle che tu non hai edificato, case piene di ogni bene che tu non hai riempito, cisterne scavate ma non da te, vigne e oliveti che tu non hai piantato, quando avrai mangiato e ti sarai saziato, guàrdati dal dimenticare il Signore, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile».

Vangelo

Il Signore Gesù concepisce la libertà alla luce del mistero di Dio Padre. Ogni persona è libera per amare. Difatti il più grande dei comandamenti è proprio il comandamento dell’amore. Ma attenzione: non ridotto ad una sdolcineria di sentimenti, piuttosto fondato nel mistero stesso di Dio. “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la mente”. Il mistero della libertà dell’uomo si radica in Dio, nel cercarlo con il cuore, nel testimoniarlo con la libertà, nel pregarlo con la forza dell’anima. In questo triplice movimento si colloca il mistero della libertà dell’uomo. Poiché ogni uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio, e cioè è creato nell’amore di Dio e per amare, ne viene che un uomo è tanto più se stesso, è tanto più libero se ama. Solo in una continua relazione di amore con Dio sta il segreto della libertà degli uomini. È da questa sorgente che si evince poi il secondo dei comandamenti: “amare il prossimo”. L’amore per l’uomo non è altro che il riflesso di questo fondarsi nell’amore di Dio. Riscoperta la propria origine, continuamente rinnovata la fonte della propria libertà che si fonda nel mistero di Dio, l’uomo ama gli altri nel nome del Signore come testimonianza concreta della propria fede e del proprio desiderio di servire Dio. I due comandamenti non possono essere invertiti. Se si perde l’amore per Dio, continua sorgente di rinnovamento di ogni libertà e di ogni capacità di amare, si perde anche l’amore per l’uomo. Spenta la fede, potremmo dire, l’amore per l’uomo diventa solo un’occasione di vicinanza, una filantropia, un esercizio di bontà, ma non un’affermazione della libertà che si spende nel desiderio di amare.

Gesù aggiunge anche che è “da questi due comandamenti che dipendono la legge e i profeti”, e cioè tutta la rivelazione biblica. Tutto ciò che Dio ha rivelato e continua a rivelare di sé dipende da questi due comandamenti. In ogni tempo è stato, è e sarà così: dalla rivelazione del mistero di Amore che è Dio, dipende il radicarsi in una concezione della libertà che sia un donarsi per amore, a immagine di Dio Trinità di amore che si dona liberamente agli uomini in Gesù Cristo.

Deuteronomio

L’antico Israele aveva capito benissimo questa rivelazione che Dio, da sempre, ha fatto di sé. Ecco il perché di questo continuo rimando ad avere sempre ben chiari i riferimenti biblici ai quali ancorare tutta la vita, ecco il perché di questa prescrizione di avere sempre presente nella mente, tra gli occhi, sulle mani, la Parola di Dio. Conoscete questo uso ancora attuale di legarsi piccoli rotoli della Bibbia sulla testa, sulle braccia, sul cuore. È un segno, come tutta la liturgia è segno, del fatto che il credente nel proprio modo di pensare, nel proprio modo di agire, nel proprio modo di amare, si lascia guidare da Dio e dalla Parola che Egli ha rivelato. Noi non abbiamo questo uso, ma capiamo bene che ciò che il popolo ebraico voleva rivelare di sé attraverso questo comandamento, è ciò che Gesù porta poi a compimento nella sua rivelazione di amore all’uomo. Anche Israele, quindi, rivela una particolare concezione della libertà: la libertà consiste solo nel giocarsi nelle cose della vita con uno sguardo diverso, con un modo di agire diverso, perché si ha un modo diverso di interpretare tutte le cose. Questa diversità, che possiamo anche chiamare la “differenza” della fede, è lo specifico a cui non dovremmo mai venire meno.

Galati

È difficilissimo avere una concezione della libertà in grado di rinnovarsi sempre e di procedere in questa direzione. È difficilissimo avere sempre in mente quella Parola che guida sia il proprio modo di amare che il proprio modo di agire. Lo sa bene San Paolo. Le tradizioni, il contesto culturale nel quale si vive, sono sempre pronti ad imporre ciò che è conosciuto, ciò che è praticato per lo più dagli uomini come legge di vita. Il caso viene offerto a San Paolo da quella parte della comunità dei Galati che, dopo esser diventato cristiana, torna ad osservare tutte le numerose prescrizioni ebraiche della legge. Paolo dice chiaramente che non vi è alcun bisogno che chi diventa cristiano rispetti anche le norme e le prescrizioni della legge ebraica. Appunto perché chi si radica in Cristo, chi, attraverso la preghiera, continuamente si relaziona e si sprofonda nel mistero della Trinità, vive già una partecipazione al comandamento dell’amore con la propria decisione di rinnovarsi continuamente in Dio. Paolo muove un vero rimprovero ai Galati: chi inizia a “correre” nella fede, non deve mai tornare indietro. Chi conquista la libertà in Cristo, comprendendo che si è liberi per amare, non si lascia ingabbiare da nulla. La libertà dell’uomo che si rinnova nel mistero di Dio non può essere annullata o messa a freno da qualsiasi cosa capiti. Chi si radica in Cristo, chi vive quel rinnovamento della propria mentalità che la fede propone e porta a compimento, non ha davvero bisogno di altro! Tutto è possibile a chi vive il duplice comandamento dell’amore.

Per noi

  • Che concezione abbiamo della libertà?
  • Che cosa significa per noi amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente?
  • Cosa significa amare il prossimo come noi stessi?

In realtà noi non conserviamo sufficientemente nel cuore quel desiderio di differenza cristiana di cui ci ha parlato la scrittura. Non abbiamo questo sentimento di “differenza” perché non siamo sufficientemente radicati in Dio! Saltiamo il primo comandamento e ci tuffiamo a capofitto nel secondo! Amiamo soprattutto noi stessi e qualcuno della cerchia più ristretta attorno a noi, siamo disposti a fare qualcosa di buono per chi conosciamo bene, al massimo facciamo qualcosa, ogni tanto, per qualche sconosciuto che chiede, giusto per toglierci dalla coscienza lo scrupolo di non fare abbastanza o il rimorso di non aver aperto il cuore a chi chiedeva… ma, in realtà, noi amiamo noi stessi e solo le persone più intime e care. Noi facciamo molta fatica a sbilanciarci nel comandamento dell’amore di Dio perché sappiamo che è impegnativo e, come i Galati, ci rinchiudiamo in forme di rispetto delle tradizioni che bloccano il nostro desiderio di libertà.

Se realmente vogliamo costruire la libertà dell’uomo di fede, abbiamo sempre più bisogno di sprofondarci in Dio, che della libertà è l’origine e il custode. Se vogliamo che la nostra libertà non sia solo un pretesto per coprire il male o i vizi che abbiamo, cerchiamo di sprofondarci sempre più nel mistero di Dio, da cui proviene ogni cosa e che della libertà dell’uomo è il difensore.

Se realmente vogliamo sperimentare quella libertà di cui ci parlano i testi sacri, “torniamo ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. Torniamo a scoprire quella differenza cristiana di cui siamo portatori. Altrimenti saremo uomini che servono le tradizioni, senza però un’anima. Altrimenti saremo uomini che fanno qualcosa di buono per lavarsi la coscienza, ma il cui cuore è altrove. Altrimenti saremo sempre in difetto, incapaci di rinnovare il mondo come il sale o la luce, secondo il compito che Cristo ci ha assegnato. Prima di rivendicare espressioni di libertà che coprono solo i nostri egoismi, rinnoviamo la nostra libertà di amare alla luce della Parola che ci viene donata.

2020-09-25T21:58:34+02:00