Lunedì 28 marzo

Settimana della 4 domenica di quaresima – lunedì 

La paura dell’altro

Da che mondo è mondo, l’altro fa paura. Anche quando è un fratello.

La Parola di Dio per questo giorno

GENESI 25, 19-26
Lettura del libro della Genesi

Questa è la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo aveva generato Isacco. Isacco aveva quarant’anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia di Betuèl l’Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Làbano, l’Arameo. Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché ella era sterile e il Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne incinta. Ora i figli si urtavano nel suo seno ed ella esclamò: «Se è così, che cosa mi sta accadendo?». Andò a consultare il Signore. Il Signore le rispose: «Due nazioni sono nel tuo seno e due popoli dal tuo grembo si divideranno; un popolo sarà più forte dell’altro e il maggiore servirà il più piccolo». Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco, due gemelli erano nel suo grembo. Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù. Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant’anni quando essi nacquero.

SALMO Sal 118 (119), 89-96

La tua fedeltà, Signore, dura per ogni generazione.

Per sempre, o Signore,
la tua parola è stabile nei cieli.
La tua fedeltà di generazione in generazione;
hai fondato la terra ed essa è salda. R

Per i tuoi giudizi tutto è stabile fino ad oggi,
perché ogni cosa è al tuo servizio.
Se la tua legge non fosse la mia delizia,
davvero morirei nella mia miseria. R

Mai dimenticherò i tuoi precetti,
perché con essi tu mi fai vivere.
Io sono tuo: salvami,
perché ho ricercato i tuoi precetti. R

I malvagi sperano di rovinarmi;
io presto attenzione ai tuoi insegnamenti.
Di ogni cosa perfetta ho visto il confine:
l’ampiezza dei tuoi comandi è infinita. R

PROVERBI 22, 17-19. 22-25
Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, porgi l’orecchio e ascolta le parole dei sapienti, applica la tua mente alla mia istruzione: ti saranno piacevoli se le custodirai nel tuo intimo, se le terrai pronte sulle tue labbra. Perché sia riposta nel Signore la tua fiducia, oggi le faccio conoscere a te. Non depredare il povero perché egli è povero, e non affliggere il misero in tribunale, perché il Signore difenderà la loro causa e spoglierà della vita coloro che li hanno spogliati. Non ti associare a un collerico e non praticare un uomo iracondo, per non abituarti alle sue maniere e procurarti una trappola per la tua vita.

VANGELO Mt 7, 1-5
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Genesi

Così si evince anche dalla finissima narrazione della Genesi. Isacco, un uomo che cerca la sua discendenza insieme a Rebecca, la moglie scelta tra un popolo straniero, cosa già strana per quei tempi! Un dono inaudito dopo una lunga e provante attesa, che già aveva segnato la vita del padre Abramo: il dono di due gemelli. Ora, come è scritto, ella avvertì che “si urtavano nel suo seno”. Come dire che già fin dal concepimento i due fratelli non vanno d’accordo, segno di quello che accadrà poi per tutta la loro vita, fino a quella vendita della primogenitura che tutti conosciamo e che segnerà il superamento di Giacobbe, il secondogenito e quindi un ragazzo con meno diritti per l’epoca, rispetto ad Esaù, il primogenito, il titolare di ogni diritto e, soprattutto, dell’eredità. Una descrizione fine, piena di sensibilità, che si ripete, poi, alla nascita. Giacobbe tiene Esaù per il calcagno. Un segno premonitore, un segno di lotta. Un segno di rivalità che durerà per tutta la vita. Come dire che le cose, in qualche modo, sono così fin dalle origini, sono “già scritte”. È difficile che si vada veramente d’accordo, anche quando si è fratelli, c’è sempre qualche invidia, qualche rivalità quando, come è in questo caso, non c’è proprio divisione e lotta. Così che l’altro fa sempre un po’ paura. Quando le relazioni non sono limpide, quando c’è sempre qualcosa che non va, quando l’invidia rovina tutto, l’altro fa paura. Anche quando è, per l’appunto, un fratello.

Vangelo

A contrastare questa paura è l’arte del giudizio; la rivalità, le lotte fratricide nascono, per lo più, da giudizi sbagliati. Ecco perché l’unico vero antidoto per questa paura è il saper giudicare come giudica Dio. Come si impara quest’arte? Gesù risponde in modo chiaro: “togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”. Per giudicare bene occorre, anzitutto, giudicare i propri difetti e i propri vizi sempre più gravi di quelli degli altri. Occorre poi impegnarsi per detestare il male che è nel proprio cuore e impegnarsi a risolverlo. Poi occorre accostare l’altro con quella gentilezza e nobiltà d’animo di chi sa che, al massimo, deve togliere una pagliuzza dall’occhio del fratello. Occorre quella carità infinita, quella passione generosa per il bene, quell’amore infinito di chi si accinge a togliere una minima cosa da un organo assai delicato. Ecco come si impara a giudicare secondo Dio. Non con la forza, non mettendosi dalla parte di coloro che hanno sempre ragione sugli altri, non ponendosi sul piedistallo ma, piuttosto, mettendo gli altri sempre in buona luce. Quella buona luce che poi è la luce giusta per qualche piccola correzione, per qualche piccolo consiglio. Chi giudica così non vede l’altro come un avversario ma come un fratello, chi giudica in questo modo non ha paura dell’altro, ma si dispone a servirlo.

Noi e la paura dell’altro

E se anche noi avessimo paura dell’altro? Qualche volta, credo accade a tutti. Abbiamo paura dell’altro che non conosciamo. Abbiamo paura dell’altro che può essere chi rende poco sicure le nostre città, come chi viene a chiedere aiuti, come chi non la pensa esattamente come noi.

Abbiamo paura dell’altro che è in casa nostra e che ci critica, ci pone in una situazione di oggettiva difficoltà, non ci capisce, ci giudica. Per questo anche noi rispondiamo con la stessa arma, quella del giudizio tagliente che non fa altro che aumentare quell’incomprensione che genera paura.

Per uscire dalla paura

L’unico modo per uscire da questa paura è quello di saper ben giudicare. L’unica realtà che può tirarci fuori da questa paura dell’altro è il guardare alla nostra trave nell’occhio prima di giudicare la pagliuzza del fratello. L’unico modo di giudicare bene è quello di togliere noi dal piedistallo per mettere l’altro di cui abbiamo paura. Esercizio difficile, esercizio profondamente legato agli impegni della Quaresima, esercizio che accende in noi quella luce di fiducia nell’altro che diventa antidoto alla paura. Ben sapendo, però, che la pagina della Genesi continua a ripetersi, ovvero conoscendo nel profondo della nostra coscienza che ci saranno sempre casi per i quali si avrà paura dell’altro. È per questo che ci affidiamo al Signore.

Esercizio quaresimale

  • Quando provo la paura dell’altro?
  • Come posso fare, in questa Quaresima, per affinare la mia capacità di giudizio?
  • Mi sforzo di giudicare bene gli altri?
  • Sono consapevole che, mentre nell’occhio dell’altro c’è una pagliuzza, nel mio c’è la trave?

Proposito quaresimale

Mi impegno a giudicare con carità e a sospendere il giudizio su quelle persone che non sono capace di guardare con occhio benevolo.

2022-04-14T08:08:09+02:00