Giovedì 28 marzo 2024

Giovedì Santo – S. Messa in Coena Domini

Per introdurci

Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: Dove vuoi che prepariamo, perché tu possa mangiare la Pasqua?”.

Ed è così che anche noi siamo qui, nel primo giorno del Sacro Triduo, per ricordare, quest’anno in modo particolare, proprio loro: i discepoli dei preparativi.

La Parola di Dio 

LETTURA VIGILIARE Gio 1,1-3,5.10
Lettura del profeta Giona

In quei giorni. Fu rivolta a Giona, figlio di Amittài, questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Ninive, la grande città, e in essa proclama che la loro malvagità è salita fino a me». Giona invece si mise in cammino per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore. Scese a Giaffa, dove trovò una nave diretta a Tarsis. Pagato il prezzo del trasporto, s’imbarcò con loro per Tarsis, lontano dal Signore.
Ma il Signore scatenò sul mare un forte vento e vi fu in mare una tempesta così grande che la nave stava per sfasciarsi. I marinai, impauriti, invocarono ciascuno il proprio dio e gettarono in mare quanto avevano sulla nave per alleggerirla. Intanto Giona, sceso nel luogo più in basso della nave, si era coricato e dormiva profondamente. Gli si avvicinò il capo dell’equipaggio e gli disse: «Che cosa fai così addormentato? Àlzati, invoca il tuo Dio! Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo».
Quindi dissero fra di loro: «Venite, tiriamo a sorte per sapere chi ci abbia causato questa sciagura». Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona. Gli domandarono: «Spiegaci dunque chi sia la causa di questa sciagura. Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?». Egli rispose: «Sono Ebreo e venero il Signore, Dio del cielo, che ha fatto il mare e la terra». Quegli uomini furono presi da grande timore e gli domandarono: «Che cosa hai fatto?». Infatti erano venuti a sapere che egli fuggiva lontano dal Signore, perché lo aveva loro raccontato.
Essi gli dissero: «Che cosa dobbiamo fare di te perché si calmi il mare, che è contro di noi?». Infatti il mare infuriava sempre più. Egli disse loro: «Prendetemi e gettatemi in mare e si calmerà il mare che ora è contro di voi, perché io so che questa grande tempesta vi ha colto per causa mia».
Quegli uomini cercavano a forza di remi di raggiungere la spiaggia, ma non ci riuscivano, perché il mare andava sempre più infuriandosi contro di loro. Allora implorarono il Signore e dissero: «Signore, fa’ che noi non periamo a causa della vita di quest’uomo e non imputarci il sangue innocente, poiché tu, Signore, agisci secondo il tuo volere». Presero Giona e lo gettarono in mare e il mare placò la sua furia. Quegli uomini ebbero un grande timore del Signore, offrirono sacrifici al Signore e gli fecero promesse.
Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore, suo Dio, e disse: / «Nella mia angoscia ho invocato il Signore / ed egli mi ha risposto; / dal profondo degli inferi ho gridato / e tu hai ascoltato la mia voce. / Mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare, / e le correnti mi hanno circondato; / tutti i tuoi flutti e le tue onde / sopra di me sono passati. / Io dicevo: “Sono scacciato / lontano dai tuoi occhi; / eppure tornerò a guardare il tuo santo tempio”. / Le acque mi hanno sommerso fino alla gola, / l’abisso mi ha avvolto, / l’alga si è avvinta al mio capo. / Sono sceso alle radici dei monti, / la terra ha chiuso le sue spranghe / dietro a me per sempre. / Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita, / Signore, mio Dio. / Quando in me sentivo venir meno la vita, / ho ricordato il Signore. / La mia preghiera è giunta fino a te, / fino al tuo santo tempio. / Quelli che servono idoli falsi / abbandonano il loro amore. / Ma io con voce di lode / offrirò a te un sacrificio / e adempirò il voto che ho fatto; / la salvezza viene dal Signore».
E il Signore parlò al pesce ed esso rigettò Giona sulla spiaggia.
Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore.
Ninive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta».
I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

SALMELLO
Vegliate e pregate,
per non entrare nella tentazione,
perché il Figlio dell’uomo
sta per essere consegnato
nelle mani dei peccatori!
V. Alzatevi, andiamo:
è qui colui che mi consegnerà
nelle mani dei peccatori!

EPISTOLA 1Cor 11,20-34
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, quando vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. Ciascuno infatti, quando siete a tavola, comincia a prendere il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla Chiesa di Dio e umiliare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!
Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga. Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti. Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati; quando poi siamo giudicati dal Signore, siamo da lui ammoniti per non essere condannati insieme con il mondo.
Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri. E se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi raduniate a vostra condanna. Quanto alle altre cose, le sistemerò alla mia venuta.

PASSIONE DEL NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO SECONDO MATTEO Mt 26,17-75
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: / “Percuoterò il pastore / e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà».
Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: / d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo / seduto alla destra della Potenza / e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!».
Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

I discepoli dei preparativi

Chi sono i discepoli dei preparativi? Chi furono, nei giorni che precedettero la notte santa e benedetta del primo giorno degli Azzimi, i discepoli che si preoccuparono di tutti i preparativi della Pasqua?

Non è detto, non è scritto. Ma noi possiamo immaginare.

Forse ci fu Pietro, che, come sempre, poneva questioni pratiche per le diverse cose  della vita del Signore. Forse fu proprio lui, anche perché si riteneva un po’ essenziale nel collegio apostolico, a suscitare la questione del “dove” mangiare la Pasqua, del “cosa preparare per la Pasqua”, del “come” procurarsi i cibi che una solida tradizione e una ritualità precisa avevano codificato per quella notte. Ci pare di vederlo darsi da fare, correre a passo svelto, dare perfino ordini.

Oppure ci deve essere stato Filippo nei preparativi. Filippo, il mediatore, colui che sapeva mettere in dialogo le parti opposte. Forse fu necessario proprio lui per destreggiarsi tra i mercanti di Gerusalemme e per portare a casa, al miglior prezzo, tutto quanto l’occorrente.

E perché non Matteo, l’esperto della città, quello che poteva contare anche sull’appoggio di quelli del suo partito? Già, di esattori delle tasse ce ne erano tanti. Una rete di solidarietà li legava. Perché non pensare che ci fu lui tra i discepoli dei preparativi?

E che dire di Giuda? Lui ci deve essere stato per forza. Teneva la cassa, come leggiamo, e sappiamo bene che qualcuno avrà pur dovuto pagare. Lui sì che ci deve essere stato, perché era necessario anche questo: uno che avesse la disponibilità economica per arrivare a tutto.

Che dire poi della casa? Chi l’ha data? Chi era quel “tale” come dice il vangelo, che mise a disposizione il cenacolo? Un amico? Forse Giuseppe di Arimatea? Forse Nicodemo? Come facciamo a sapere chi fu il fortunato possessore di quel cenacolo nel quale il Signore visse, con i suoi discepoli, l’ultima cena? Certo un uomo ricco per avere quella casa da lasciare ad amici ben oltre quella sera, se, come leggiamo, il cenacolo divenne, poi, il centro operativo della prima chiesa. Ma chi fu in realtà?

Non ci furono poi donne? Impossibile! Chi sarebbe stato in grado di preparare l’agnello, le salse, le erbe amare? Chi, se non mano di donna, avrebbe potuto fare tutti i preparativi necessari? Maria? Insieme magari alle sue sorelle? Marta e Maria di Betania, le sorelle di Lazzaro? Anche loro avrebbero potuto dare una mano, almeno per riconoscenza di quel miracolo che era accaduto pochi giorni prima. Non ci sarebbe stata bene anche Maria di Magdala? Lei, che pure aveva un portafoglio nutrito magari ha supplito a ciò che l’avarizia di Giuda non ha saputo fare.

Potremmo anche andare avanti ad immaginare, potremmo mettere tutti i nomi degli apostoli, potremmo mettere sotto la luce di questa sera tutti i nomi delle donne che conosciamo e che furono presenti nei giorni di Pasqua con il Signore a Gerusalemme, ma non arriveremo ma a dire il nome dei discepoli dei preparativi. Uomini e donne laboriosi. Uomini e donne che stanno nell’ombra, che non cercano la ribalta, uomini e donne che spostano tavoli e sedie, vanno ad un mercato comune, stanno tra gli odori e il caldo di una cucina, utilizzano tutte le cose degli uomini, soldi compresi, per fare festa. I discepoli dei preparativi, forse, non hanno nome propri per questo: essi indicano tutti gli uomini e le donne di buona volontà che, nella storia della Chiesa, come nella storia di una famiglia, come nella comune convivenza degli uomini, non si danno troppe arie, non si fanno troppe domande, ma sanno porre l’unica domanda che serve: “dove vuoi che prepariamo?”. Uomini e donne che si domandano solamente come servire, come essere utili, come provvedere alle cose che, poi, servono a tutti.

Sono proprio loro i discepoli dei preparativi.

Ieri, oggi, sempre, nella chiesa, nella famiglia, nella società.

I discepoli dei preparativi sono sempre i primi a darsi da fare per una festa.

Da discepoli ad invitati

Ma i discepoli dei preparativi scoprono presto che la loro identità non è solo quella di servire, non è solo quella di occuparsi delle cose, non è solo quella di “fare”. Il discepolo dei preparativi ascolta la parola del Signore che alla domanda: “dove vuoi che prepariamo perché Tu possa mangiare la Pasqua”, sente il Signore che risponde: “andate in città da un tale, e ditegli: il Maestro dice: il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”. Il discepolo dei preparativi scopre presto che la sua vera identità, quello che il Signore ha in mente, non è solamente di servirsi di un’opera fatta da loro. Il Signore ha in mente di invitare loro stessi, i discepoli dei preparativi, insieme anche agli altri, insieme a quelli che rimasero con il Signore, alla cena di Pasqua. È il mistero della comunione. La comunione umana, la comunione delle persone, la comunione che si rende presente tra gli amici. La comunione che diventa desiderio di stare insieme per sempre, desiderio di fare in modo che alcune cose della vita si possano prolungare quasi all’infinito. Il discepolo dei preparativi scopre presto che il Signore lo vuole come ospite al suo banchetto, non come servo. Il discepolo dei preparativi capisce che il suo operato non sarà quello di preparare per altri, ma di preparare per tutto un gruppo del quale lui stesso fa parte. Il discepolo dei preparativi si sente parte di una famiglia, opera per gli altri ma opera anche per sé stesso. Il discepolo dei preparativi è capace di dare il giusto peso alle cose e sa che lui stesso è parte di quel gruppo per il quale il Signore prova amore appassionato, specie in quella circostanza della Pasqua. Il discepolo dei preparativi non sa ancora della comunione al pane e al calice, ma opera già per la comunione. La comunione delle persone che è il primo bene e che viene prima di ogni altra cosa. La comunione che diventa desiderio distare insieme, di mangiare insieme, di cantare insieme, così come è previsto dal rituale della Pasqua.

L’umiltà del discepolo

E ancora. il discepolo dei preparativi, che si trasforma da uomo, da donna che corre, che opera, in uomo, donna che siede al tavolo, deve però anche scoprire un’altra chiamata necessaria per quella cena, quasi fosse un biglietto di invito, un lasciapassare. Il discepolo dei preparativi scopre che, ancor prima di iniziare la cena, è il Signore che ha preparato qualcosa per lui: quella lavanda dei piedi che il discepolo dei preparativi non vorrebbe. Egli sa che è uomo, donna, pratico, operativo, non vorrebbe ricevere il gesto che è logicamente il servo che deve presentare al padrone. È Gesù che vuole proprio questo. A coloro che si sono affannati, a coloro che hanno corso, a coloro i cui piedi si sono impolverati, il Signore vuole rivolgere un ulteriore guardo di attenzione. Sarà lui a lavare quei piedi che si sono affannati a correre per le vie della città, in segno di servizio, in segno di amore, in segno di donazione. Il discepolo dei preparativi che sa di contare poco ma, al tempo stesso, sa che la sua opera è preziosa e forse anche insostituibile, deve crescere nell’umiltà. L’umiltà di chi si siede da invitato, l’umiltà di chi si lascia lavare i piedi, l’umiltà che serve per capire che anche il discepolo operativo, anche il discepolo dei preparativi è pur sempre un discepolo, ovvero uno che impara. Impara da un Maestro che si inginocchia davanti a lui che, con umiltà, lava i piedi perché possano trovare riposo e possano essere ammessi alla cena. La cena della tranquillità della festa, la cena dell’intimità di una casa, la cena che segna, in teoria, anche il tempo di un meritato riposo.

Il discepolo e il dubbio

Ed è tra tutti questi riti, è proprio nel mezzo della cena, che il Signore fa in modo che anche il discepolo dei preparativi si interroghi. “Uno di voi mi tradirà”. Parola che arriva dritta, a bruciapelo. Parola che fa abbassare gli occhi, che fa ritirare la mano dal piatto, che fa domandare a ciascuno: “sono forse io?”. Perché il discepolo dei preparativi sa che potrebbe capitare a Lui, sa che potrebbe essere coinvolto lui, sa che potrebbe essere proprio così: nessuno è escluso. Il discepolo dei preparativi è chiamato a farsi domande, in continuazione, anche nella tranquillità di una cena, è chiamato a cercare risposte, anche quando vorrebbe starsene solo ad ascoltare la parola amica del Maestro. Il discepolo dei preparativi è colui che sa bene che la sua fragilità è connaturata in lui e che, davvero, tutto potrebbe accadere. Anche il rovinare quella festa curata nei minimi particolari perché riuscisse bene.

Noi discepoli dei preparativi di oggi

Carissimi,

quest’anno, come ho più volte sottolineato e come non posso non fare questa sera, siamo nell’anno quindicesimo dalla fondazione della comunità pastorale. Abbiamo annunciato, festeggiato, ricordato, celebrato. Ma ancora una volta, permettete, dobbiamo sostare e riflettere.

Siamo tutti noi, o meglio dovremmo essere tutti noi i discepoli dei preparativi. Molti di noi lo sono stati. Penso, con grata memoria, a quei discepoli dei preparativi particolari che sono stai i sacerdoti che hanno visto gli inizi di questa comunità pastorale e che ora sono già nella liturgia del cielo: don Claudio, che ha iniziato questo lavoro, Mons. Marco, don Ampellio, don Giancarlo. Penso a tanti uomini e donne di cui io stesso ho celebrato i funerali e che hanno dato esempio di essere discepoli dei preparativi, ovvero uomini e donne dello Spirito, che hanno saputo lavorare per l’unità della comunità pastorale, senza temere il passato da lasciare, senza interrogarsi troppo rispetto al futuro ignoto. Uomini e donne che, semplicemente, si sono dati da fare per un bene comune più grande. Così dobbiamo essere noi. In questo anno quindicesimo della comunità pastorale, vorrei che tutti ci chiedessimo: chi è oggi un discepolo dei preparativi?

  1. Il discepolo dei preparativi è un uomo, è una donna che ama la Chiesa. Un uomo e una donna che non sanno proporre critiche, se non costruttive, che non si lamentano mai perché la Chiesa non è come loro vorrebbero. Il discepolo dei preparativi dei nostri giorni sa bene che la Chiesa è di Cristo e che è il Signore che suscita direzioni da prendere, scelte da operare, persone che sappiano guidare tutti verso una meta comune. Il discepolo dei preparativi è più che mai un uomo e una donna che amano la Chiesa.
  2. l discepolo dei preparativi è un uomo, è una donna che si sa dare da fare, per quello che serve, avendo il coraggio di domandare al Signore “dove vuoi che prepariamo?”. Non decide lui, non pensa secondo il suo schema. Il discepolo dei preparativi dei giorni d’oggi sa mantenere sempre alimentato quel dialogo con Dio che gli permette di non cadere nella trappola delle strategie, dei calcoli, dei “servirebbe questo…”. Il discepolo dei preparativi che ci serve è colui che sa pregare, è colui che sa domandarsi: cosa mi dice il Signore, cosa mi chiede il Signore? dove ha fissato il Signore il bene per la mia comunità?
  3. Il discepolo dei preparativi è uno che ci tiene perché sa di essere anche un invitato alla cena dell’Agnello. Non è solo un servo, non è solo un operatore, è un figlio, è uno che è atteso da Dio, è uno che è invitato da Cristo. Il discepolo dei preparativi ha bene in testa questa identità e non si lascia scappare quell’invito caldo che il Signore sempre gli rivolge: vieni anche tu alla cena!
  4. Il discepolo dei preparativi è un uomo, è una donna che si lascia anche lavare i piedi, è una persona umile, che sa di contare poco, ma sa di essere amato da Dio, cercato da Dio. Il discepolo dei preparativi è colui che sa mantenersi disponibile per ogni cosa, senza temere che la sua idea non sia quella vincente. Il discepolo dei preparativi sa che ciò che conta è ciò di cui Cristo ha bisogno oggi. Per questo non rende il suo servizio indispensabile, non si vanta dei successi che riesce ad avere, non si mette a criticare gli altri discepoli dei preparativi che sbagliano, sapendo bene che è possibile a tutti diventare anche un traditore di Cristo e, ovviamente, della sua Chiesa.
  5. Il discepolo dei preparativi è un uomo o una donna che non rimpiange il tempo che fu, che sa dove andare nel presente, nell’oggi, perché si sente sempre guidato da quella luce amica e gentile alla quale accennavo già nella notte di Natale e che è la Parola di Dio.
  6. Il discepolo dei preparativi sono stati gli uomini, e le donne che stanno terminando il mandato del consiglio pastorale e del consiglio degli affari economici. Sono loro che mi hanno accolto ufficialmente come nuovo responsabile della comunità 5 anni fa, che hanno aiutato a gestire una Chiesa nella pandemia, che hanno approvato la nascita della comunità educante, la nascita della comunità sportiva, il riassetto delle attività mentre cambia la conformazione del clero. Solo loro che mi hanno assistito e consigliato nel restaurare questa chiesa e diversi altri immobili, che hanno sostenuto la scelta di mettere tutte le unità immobiliari di cui disponiamo a servizio della carità, che hanno promosso opere straordinarie, come il sostegno alla chiesa di Aleppo lo scorso anno nel terremoto. Per me sono stati il primo punto di riferimento in un mandato dal sapore assolutamente positivo. Il mio ringraziamento è a loro ed è per questo che ad alcuni di loro ho lavato i piedi nel rito che ha preceduto questa messa.
  7. Ed ora sii tu, fedele che sei qui in questa Messa in Coena Domini, ad essere un discepolo dei preparativi. Uno che sa darsi da fare gratuitamente, uno che ama la sua Chiesa e che, per questo, la serve. Uno che, venendo da 15 anni di comunità pastorale, sa progettare e vivere solo in questa ottica di unione, di sostegno, di comunione, di prossimità. Sii tu uno che si sente invitato a dare qualcosa di sé: tempo, idee, lavoro, comunicazione, sostegno economico. A seconda delle possibilità, dell’indole e del cammino di fede di ciascuno. Sii tu, fedele che ascolti, il prossimo discepolo dei preparativi di chi questa comunità ha bisogno. Sii tu colui che accoglie l’appello a diventare sempre più uno di loro, uomini, donne senza nome perché chi opera per il bene e chi ama Dio, ci mette la faccia, ma vuole far risaltare la sua firma. Sii proprio tu quell’umile discepolo dei preparativi che saprà rendere ancora più coesa la comunità. Sii tu quel discepolo dei preparativi che si prepara per un’unica grande Pasqua: quella del cielo, alla quale tutti ci sentiamo incamminati e alla quale tutti aneliamo.
2024-03-25T22:58:08+01:00