Venerdì 29 marzo

Venerdì santo – Passione del Signore

Introduzione

I discepoli dei preparativi, lasciano il posto ad altri preparativi nel giorno della passione e morte del Signore. Vorrei seguire i preparativi di morte di cui ci ha parlato il vangelo.

La Parola di questo giorno

I LETTURA Is 49,24-50,10
Lettura del profeta Isaia

Si può forse strappare la preda al forte? / Oppure può un prigioniero sfuggire al tiranno? / Eppure, dice il Signore: / «Anche il prigioniero sarà strappato al forte, / la preda sfuggirà al tiranno. / Io avverserò i tuoi avversari, / io salverò i tuoi figli. / Farò mangiare le loro stesse carni ai tuoi oppressori, / si ubriacheranno del proprio sangue come di mosto. / Allora ogni uomo saprà / che io sono il Signore, il tuo salvatore / e il tuo redentore, il Potente di Giacobbe». / Dice il Signore: / «Dov’è il documento di ripudio di vostra madre, / con cui l’ho scacciata? / Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti? / Ecco, per le vostre iniquità siete stati venduti, / per le vostre colpe è stata scacciata vostra madre. / Per quale motivo non c’è nessuno, ora che sono venuto? / Perché, ora che chiamo, nessuno risponde? / È forse la mia mano troppo corta per riscattare / oppure io non ho la forza per liberare? / Ecco, con una minaccia prosciugo il mare, / faccio dei fiumi un deserto. / I loro pesci, per mancanza d’acqua, restano all’asciutto, / muoiono di sete. / Rivesto i cieli di oscurità, / do loro un sacco per mantello». / Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, / perché io sappia indirizzare / una parola allo sfiduciato. / Ogni mattina fa attento il mio orecchio / perché io ascolti come i discepoli. / Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio / e io non ho opposto resistenza, / non mi sono tirato indietro. / Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, / le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; / non ho sottratto la faccia / agli insulti e agli sputi. / Il Signore Dio mi assiste, / per questo non resto svergognato, / per questo rendo la mia faccia dura come pietra, / sapendo di non restare confuso. / È vicino chi mi rende giustizia: / chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci. / Chi mi accusa? Si avvicini a me. / Ecco, il Signore Dio mi assiste: / chi mi dichiarerà colpevole? / Ecco, come una veste si logorano tutti, / la tignola li divora. / Chi tra voi teme il Signore, / ascolti la voce del suo servo! / Colui che cammina nelle tenebre, / senza avere luce, / confidi nel nome del Signore, / si affidi al suo Dio.

SALMELLO Cfr. Sal 21 (22), 17c-20. 23-24b

Hanno forato le mie mani e i miei piedi, *
posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi guardano, mi osservano:
si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto.
Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe.

II LETTURA Is 52,13-53,12
Lettura del profeta Isaia 

Così dice il Signore Dio: / «Ecco, il mio servo avrà successo, / sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. / Come molti si stupirono di lui / – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto / e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –, / così si meraviglieranno di lui molte nazioni; / i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, / poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato / e comprenderanno ciò che mai avevano udito. / Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? / A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? / È cresciuto come un virgulto davanti a lui / e come una radice in terra arida. / Non ha apparenza né bellezza / per attirare i nostri sguardi, / non splendore per poterci piacere. / Disprezzato e reietto dagli uomini, / uomo dei dolori che ben conosce il patire, / come uno davanti al quale ci si copre la faccia; / era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. / Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, / si è addossato i nostri dolori; / e noi lo giudicavamo castigato, / percosso da Dio e umiliato. / Egli è stato trafitto per le nostre colpe, / schiacciato per le nostre iniquità. / Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; / per le sue piaghe noi siamo stati guariti. / Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, / ognuno di noi seguiva la sua strada; / il Signore fece ricadere su di lui / l’iniquità di noi tutti. / Maltrattato, si lasciò umiliare / e non aprì la sua bocca; / era come agnello condotto al macello, / come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, / e non aprì la sua bocca. / Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; / chi si affligge per la sua posterità? / Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, / per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. / Gli si diede sepoltura con gli empi, / con il ricco fu il suo tumulo, / sebbene non avesse commesso violenza / né vi fosse inganno nella sua bocca. / Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. / Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, / vedrà una discendenza, vivrà a lungo, / si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. / Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce / e si sazierà della sua conoscenza; / il giusto mio servo giustificherà molti, / egli si addosserà le loro iniquità. / Perciò io gli darò in premio le moltitudini, / dei potenti egli farà bottino, / perché ha spogliato se stesso fino alla morte / ed è stato annoverato fra gli empi, / mentre egli portava il peccato di molti / e intercedeva per i colpevoli».

RESPONSORIO Cfr. Mt 27, 45-46. 51; Gv 19, 30. 34

R Dense tenebre coprirono tutta la terra,
mentre i Giudei crocifiggevano Gesù.
Verso le tre del pomeriggio,
Gesù gridò a gran voce:
«Mio Dio, mio Dio,
perché mi hai abbandonato?».
Uno dei soldati
gli trafisse il fianco con una lancia,
dopo che egli, chinata la testa,
emise lo spirito.

V Ecco sùbito un gran terremoto,
il velo del tempio si strappò
e la terra si scosse,
dopo che egli, chinata la testa,
emise lo spirito.

PASSIONE DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO Mt 27,1-56
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito.
A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua».
Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce.
Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, «si divisero le sue vesti, tirandole a sorte». Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.

I preparativi dei sacerdoti

In primissimo piano ci sono i preparativi dei sacerdoti. Questi preparativi non sono iniziati nel giorno della passione e morte del Signore, ma molto tempo prima, molti tentativi erano stati fatti, ma erano andati male, il Vangelo di oggi ci dice, invece, che quel giorno tutti i preparativi andarono a buon fine, secondo il loro intento. Preparativi per sobillare la folla, preparativi per chiedere la libertà di Barabba, preparativi per uccidere Gesù.

I preparativi di Giuda

Anche Giuda, dopo l’arresto del Signore, fece i suoi preparativi. Anche i suoi sono preparativi per una morte: la sua. Giuda mette il denaro nella cassa del tempio, poi sceglie di impiccarsi invece che credere all’amore del Signore: da morte nasce solo morte: ecco che i suoi soldi servono per comperare il campo del vasaio, che diventa un cimitero per la sepoltura degli stranieri.

I preparativi di Pilato

Anche Pilato ha i suoi preparativi. Preparativi di giudizio, preparativi che vorrebbero, nelle sue intenzioni, preludere ad una salvezza. Anche Pilato però non è fermo nel suo intento, non riesce ad avere la meglio sui sacerdoti e sulla folla che, a gran voce, reclamano Barabba e non Gesù e si arrende. Il suo preparativo di salvezza diventa complicità nella morte del Signore. È lui a decidere la flagellazione, è lui ad indicare la via della Croce, è lui che ordina di seguire un protocollo che già innumerevoli altre volte era stato eseguito.

Il preparativi della folla

Anche la folla ha i suoi preparativi. Preparata, aizzata, sobillata, quella folla che pochi giorni prima lo aveva accolto festante con rami di ulivo e di palma, diventa la folla nemica, quella che reclama un colpevole per qualcosa che non si sa nemmeno bene cosa sia. È la folla incontrollata che decide per la vita di un altro senza riflettere, senza pensare, senza comprendere. Se tutti dicono così, così deve essere. È il più criminale dei preparativi: mettere a morte un uomo senza nemmeno stare a riflettere sul fatto che sia innocente o colpevole.

I preparativi dei soldati

Ci sono pure loro, i soldati, con i loro preparativi per schernire il Signore: ecco il mantello rosso, ecco la canna come scettro, ecco la corona di spine, ecco il gioco e la burla. Tutti preparativi che un condannato doveva subire prima di morire. Preparativi per annientare la dignità dell’uomo, preparativi per annientare la volontà di reazione, preparativi per fiaccare qualsiasi resistenza o desiderio di sopravvivere.

Sono tutti questi i preparativi che fanno da contorno alla morte del Signore.

Noi e i preparativi di morte

Anche noi abbiamo inostri preparativi di morte. Anche noi, oggi, siamo qui per dire che, in queste figure che tramano e realizzano la morte di Gesù ci siamo anche noi.

  1. Il peccato è un preparativo di morte e, se siamo qui, oggi, è perché riconosciamo che il nostro peccato crocifigge il Signore nell’oggi della storia.
  2. L’indifferenza, la mancanza di coraggio nel difendere il debole, l’accanirsi su chi già vive diverse manifestazioni e dimensioni di difficoltà, sono tutti preparativi di morte ai quali anche noi partecipiamo e, in questi preparativi, sono compresi anche i ragazzi con tutti i loro gesti di deliberato isolamento del debole, di scherno del diverso, di bullismo, di sopraffazione, di violenza di ogni livello: verbale, fisica, sessuale.
  3. I preparativi di morte sono anche quelli dell’egoismo, del mancato aiuto, della mancanza di carità, del desiderio di accumulo che ci porta a non tenere in doverosa considerazione il bene che possiamo fare anche attraverso i mezzi con i quali la nostra vita è stata benedetta.
  4. Preparativi di morte mondiali affiorano ogni giorno: gli attentati, le guerre, i genocidi, la mancanza di accoglienza, le scelte economiche che affamano i poveri, la nuova corsa agli armamenti, la violenza, spesso gratuita, verso le popolazioni più deboli e inermi.
  5. L’abbandono dei vecchi, la volontaria solitudine nella quale releghiamo le persone che non ce la fanno.

Sono tutte occasioni di preparativi di morte. Ad alcuni partecipiamo noi, colpevolmente, ad altri ci sembra di non partecipare, ma, di fatto, immersi nel mondo in cui viviamo, non possiamo tirarci indietro rispetto a decisioni di stati, di istituzioni economiche, di raggruppamenti politici che decidono le sorti dell’umanità

Davanti alla Croce del Signore non possiamo che provare vergogna per tutto questo e non possiamo fare altro che chiedere perdono e vivere, come anche faremo tra poco, la nostra preghiera di intercessione.

Pur davanti alla Croce in queste fortissime note di coinvolgimento nel male, questo stesso giorno di dolore, di oscurità e di tenebra, non manca di darci alcune indicazioni di luce, di bene, di amore.

I preparativi del Cireneo

Ci sono, per esempio, i preparativi dl Cireneo, che veniva dalla campagna, dal lavoro e si preparava alla festa. Eppure quest’uomo, anche se obbligato, sa guardare al volto di Cristo, sa prendere la Croce di Lui, forse per un poco di solidarietà. Cosa avrà pensato il Cireneo? Poco possiamo dire perché poco sappiamo, ma è certo che avrà rivolto uno sguardo al Signore che fu sguardo di pietà.

I preparativi della novità che inizia

Così pure come ci sono nel mondo segni di una novità che inizia, preparativi per la Pasqua. Il velo del tempio che si rompe, per dire che la prima alleanza della legge è superata da quella dell’amore; le tombe che si scoperchiano e alcuni morti che tornano in vita, segno di quella Risurrezione di Pasqua che il Signore inaugurerà per tutti; il terremoto, che pure dice da un lato qualcosa di catastrofico, come fu la Croce, ma dall’altro una novità che sta per iniziare in modo potente.

I preparativi di salvezza

C’è, poi, il preparativo alla salvezza del Centurione, che visto spirare Gesù in questo modo fa la sua professione di fede: “davvero quest’uomo era Figlio di Dio”. un segno di tutte le genti chiamate alla salvezza. La professione di fede di un pagano è indice di ciò che succederà. Quella morte e quella risurrezione che attendiamo, furono l’inizio di una nuova storia, di una nuova epoca. Il centurione è la primizia dei pagani che si salvano, dei pagani che, attratti dalla Croce del Signore, troveranno forza di speranza per i giorni della loro vita e il loro cammino di eternità.

I preparativi delle donne

Infine le donne. La loro presenza è decisiva, forte, singolare. La presenza della Madre addolorata, la presenza della Maddalena, insieme a Maria, la madre di Giacomo e di Giuseppe, sorella di Maria e, quindi, zia di Gesù; la presenza di Salome, la madre di due discepoli, Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo e altre ancora citate ma non menzionate. Furono proprio loro le presenze forti dell’ora della Croce. Un segno di vicinanza, di condivisione, di speranza. Anche loro ci parlano della speranza presente nel loro cuore, crocifissa con il Signore, ma pronta a risorgere insieme con Lui nel giorno della Pasqua.

Anche noi, forti nella speranza

Adorare la Croce, per noi, non è quindi segni di dolore, offerta a Dio del nostro peccato, richiesta e implorazione di aiuto. Adorare la Croce è anche avere un punto di riferimento da cui guardare ogni cosa. Il discepolo, che fa i suoi preparativi per la Pasqua e in vista della salvezza eterna della propria anima, sa che la Croce è punto luminoso, è criterio di interpretazione, è luce per la storia. È per questo che anche il discepolo di oggi sa fare preparativi per vivere bene la sua Pasqua, convinto nel profondo del cuore che quella partecipazione alla Pasqua del Signore lo inonderà di gioia e di pace.

Così anche questo pomeriggio, mentre siamo qui in chiesa a contemplare la Croce, ci chiediamo: che preparativi sto facendo? Come posso adorare la Croce? Dal modo con cui vivremo questi preparativi di Pasqua, dipenderà anche la salvezza dell’anima alla quale la Croce ci attira e della quale il Crocifisso ci parla.

2024-03-25T22:58:15+01:00